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Tuesday, 17 May 2011

{GABBIA 12}

Ieri sera sono tornata a Milano e oggi ho ripreso i ritmi delle lezioni universitarie, della bolletta dell'elettricità, della spesa, della cena (non in vetrina!), ...
In tanti mi hanno chiesto com'è andata, ho ri-raccontato con entusiasmo più o meno la stessa storia un sacco di volte, ma sul mio fido blog ancora non l'ho fatto.
Sono ancora rintronata, per tanti motivi.
Mi fa un po' impressione non sentirmi più "in bilico" sui tempi. Fino a pochi giorni fa ero sull'orlo di un burrone: stava arrivando il giorno della performance, avevo un po' di ansia di prestazione perché tutto andasse bene, dalla realizzazione delle mie idee fino a, soprattutto, il modo in cui chi mi ha aiutato potesse vivere quest'avventura. Ora invece, mi sembra un po' strano non avere "niente" da fare di altrettanto incombente. Sono talmente rintronata che non realizzo nemmeno che, ovviamente, non è affatto vero che non ho nulla da fare: già per venerdì ho una consegna bella impegnativa per un corso, per non parlare di tutte le altre solite cose in sospeso, degli esami e della tesi, che resta il macro-progetto che mi prenderà da qui a febbraio prossimo. Ma non so come staccarmi da questo progetto (che infatti non è finito, perché i prossimi week end sarò comunque ancora lì, per finire i pannelli e continuare in modo più leggero la residenza...).
È come se ancora tutto ruotasse attorno a Gabbia e alla Mensa sull'abisso, ma credo sia un po' così anche per altri... per il "plotone di persone mobilitato", come dice David. In effetti mi hanno aiutato davvero in tanti. E tanto. Racconterò di tutti. Non per dovere, ma perché davvero per ciascuno ho qualcosa da dire.
Probabilmente riporterò anche le sensazioni di altri, perché le trovo forse più interessanti della mia.
Anzi, ne approfitto per una cosa:
invito tutti coloro che hanno vissuto questo progetto
a scrivermi le loro impressioni.
Mi riferisco davvero a tutti, incluso chi non è potuto venire lì fisicamente. Naturalmente la mia non è una caccia alle lusinghe, ciò di cui ho bisogno è davvero capire cosa è scuturito nelle altre persone.
Ho sempre trovato fondamentale come ciò che faccio arrivasse agli altri, perché ciò che faccio è comunicare, sempre e compulsivamente, ma se in fondo un disegno può essere primariamente la liberazione di un'urgenza personale, in questo caso ho fondato quasi tutto su ciò che potevo generare negli altri. Questo vale in modo ancor più acuto per la performance di sabato, quindi se qualcuno dei presenti leggesse il mio post, a maggior ragione mi piacerebbe che lasciasse un commento o mi mandasse un'e-mail...

Dettaglio dei pannelli che nei prossimi week end verrà coperto
da pennellate molto molto più scure di quella tremante matita di una delle mie notti pubblicamente solitarie...

1 comment:

UnaSpecieDiSpazio said...

Inutile per me aggiungere nulla a quanto già detto, anche se per amor di chiacchiera continuerò a tormentarti. Adesso mi sento solo di dire: che da questa esperienza possiamo imparare tutti qualcosa...
hai creato la tua parola, che un po' è stata Avrah KaDabra, e un po' Abreq ad habra...
David Zima