Questa volta di strane cromie ho fatto il tris.
Rumpus Club II
Rumpus Club III
Rumpus Club IV
Dopo circa un lustro che mi fotografo i lividi, ho notato che in chi guarda alcune reazioni tornano sempre e alcune domande si reiterano, quindi, in questo post, vorrei rispondere a delle sorta di FAQ.
I miei lividi sono per lo più frutto della mia scoordinazione e distrazione, nonché, al massimo del
Rumpus Club, ossia quello che accadrebbe se il Fight Club fosse popolato dalle Creature Selvagge di Maurice Sendak e Spike Jonze; in altre parole, io trovo molto affettuso, per esempio, scagliare uno dei miei goffi calci volanti ai miei amici - e loro trovano altrettanto affettuoso afferrarmi la caviglia al volo e scaraventarmi a terra (o forse si chiama autodifesa??).
In altre parole, non è nulla di preoccupante, al massimo posso accusare di avere un surplus di energia. :)
...Questo deve essere chiaro: giocare sulll'ambiguità delle mie foto mi sembrerebbe terribilmente irrispettoso. Forse qualcun'altro la troverebbe un'ottima "provocazione" strategica, ma a me provocare non ha mai interessato molto (in controtendenza a una certa mentalità piuttosto diffusa). Vedo la provocazione come un'ostilità prevenuta. Io, per mia indole, invece, preferirei abbracciare tutti quelli che passano... Probabilmente "non ho capito nulla", lo so.
Il motivo primo per cui fotografo i miei lividi è squisitamente estetico. Il sangue che macchia i tessuti sottocutanei m'incanta come l'acquerello che corre lungo le fibre della carta. I colori "lividi" sono tra quelli in cui mi riconosco di più. Sulla pelle, quei blu verde viola rosso oro sono un trionfo visionario che annienta la stupida convenzione che la pelle sia "rosa": la pelle è una tela, è un tappeto, è un aleph.
Sono sempre stata dalla parte di chi crede che dei gusti si più discutere fino a notte fonda: se mi piacciono quei toni e quel loro specifico modo di manifestarsi proprio su me stessa, quindi, un motivo più articolato esiste senz'altro. E appartiene alla stessa sfera di turbolenze per cui anche le altre cose che faccio hanno quasi sempre un aspetto "turbato". Ma questo è, decisamente, un altro argomento (e sta tutto nella
Melancholia di Albrecht Dürer).
Contemporaneamente a questo, il fatto di avere una archivio dei miei lividi mi ha sempre interessato per il suo aspetto documentaristico e, inevitabilmente, anche per una forma di narcisismo. Sulla mappatura del nostro corpo che viaggia nel tempo, d'altronde, esiste un'infinità di materiale del quale, in fondo, io conosco giusto qualche unghia.
Questo è più o meno quello che vorrei si sapesse della mia collezione
di lividi. So già che dovrò rispondere di nuovo a quelle domande un sacco di volte, ma dopo tutto questo tempo avevo assolutamente bisogno di definire le macchie, almeno sul blog.
Chiudo con altre due foto del ginocchio, di cui ho fotografato anche l'evoluzione, sempre più cromaticamente intensa.
Rumpus Club Inside
Rumpus Club Triumph