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Tuesday, 20 October 2015

From The Atacama Eternal Blue In The Moon Valley »»»» Towards My Own Origin


I was in my old room in Utrecht, and I felt like I had to be in the Moon Valley in the Atacama desert. I happened to decide to change my life. It was the night between the 19th and the 20th, of October. It was past midnight, so it was already the 20th. I thought that it was a pity, because I would have liked such a decisive ritual happening on a 19th.
He who travels far was in the Blue Moon Valley in the Atacama desert, and he felt like a being who was in her old room in Utrecht had to be there. He happened to decide to change his life. He thought that it was a pity that it was already the 20th of October, because he would have liked such a decisive ritual happening on a 19th.

On the night between the 19th and the 20th, of October, past midnight so already on the 20th, since I wasn't in the Moon Valley in the Atacama desert, I became the moon and the sky and I went above the Moon Valley in the Atacama desert.

Flowerasm VIII - Atacama Eternal Blue In The Moon Valley


* * * *





The Flowerasm I made that night is still one of my favourite illustrations ever and it became the main symbol of the style I want to explore.


That night I understood how to change my life in the direction that, back then, I felt I had to go; I hanged its echo on the wall /// 20X2014 – 4III2015 – Go forward towards your own origin! – G! /// and now, one year later, I'm at my own origin. Not within the deadline I told myself and with a five months journey in the middle, but still I am, and not too far from the timing I demanded.





The dragon head you can see here above, below the hanged echo, comes from another story I will tell some other day. Now it is one year from the night I was the sky and the path towards my own origin – which is never going back, is rather going further up on… a spiral…



Flowerasm VIII - Atacama Eternal Blue In The Moon Valley: preritual

Flowerasm VIII - Atacama Eternal Blue In The Moon Valley: preritual





Looking for the sign is like going further till your own origin.

Andrea Pazienza


Monday, 30 September 2013

Semi di lino; non sosia.

* FOR ENGLISH SCROLL DOWN


Da un angolo di te, tu sei me io sono te.
Da un angolo di te, vedo questa essenza in comune che sembra cresciuta in due forme diverse.
Una sei te, una è me.
Da un angolo di te, vedo l'intersezione tra me e te.


La mia pelle getta piccole forme tonde sospette, in questi giorni, io provo ad ammorbidirmi con gli impacchi di semi di lino.
Bella scusa, questa, per usare finalmente i semi di lino.
I semi di lino sono un ricordo proibito della mia infanzia, mia nonna li cucinava per curare il cavallo, non erano per me.
Se fate scaldare i semi di lino nell'acqua, lasciandola assorbire, dell'acqua rimarrà un collante denso e trasparente. Con in mezzo i semini marroncini. Io li volevo assaggiare, per lo stesso motivo per cui volevo assaggiare la carne macinata cruda e l'uovo crudo. Sapori tiepidamente non conformi, più prossimi di una fuga: addirittura, il passo precedente della cottura. Giocare a vedere quanto è più gustosa la semplicità. Soprattutto se con quell'aspetto viscidino e trasparente.
Ma i semi di lino non erano per me e io, giudiziosa, non li avevo mai assaggiati.
In questi giorni, invece, i semi di lino li cucino per i miei impacchi.
Li avvolgo nel cotone bianco e li tengo a lungo nella mia ascella, sperando ammorbidiscano queste palline dolorose dalla dubbia interpretazione e le mandino via presto.
Il cotone bianco è quello del mio cuscino. E l'odore di semi di lino cotti, ora che li posso annusare fino a quando lo decido io, sa della mia mamma. Sa della felpa della mia mamma quando mi mancava, per la precisione–quella felpa larga, liscia, bordeaux. Quando la mia mamma mi mancava, io abbracciavo la sua felpa larga, liscia e bordeaux.
E ora lo scopro di cosa sapeva: di semi di lino.
Non so com'è che la felpa della mia mamma quando mi mancava sapesse di semi di lino, perché la mia mamma non usava i semi di lino, però forse i semi di lino sanno di mamma, dev'essere così.

Stanotte guardo e riguardo le foto della mia Non Sosia, e anche lei sa di semi di lino. Non come una mamma, no di certo, ma come se l'avessimo condivisa, la stessa mamma–e di lei avessimo la stessa impronta.
Che poi scrivo questo e la tua mamma, penso, dev'essere completamente diversa.
La casa in cui sei nata, completamente diversa.
Sei nata a Milano, penso, io sono cresciuta arrampicata a un albicocco, invece, tu ce l'avevi un albicocco dove arrampicarti? O lo sospiravi da una finestra cittadina?
(No, tu dalla finestra, ora lo immagino, sospiravi il mare, 'ché la tua aria, mi hai detto, è l'acqua, e da bambina ti veniva il mal di terra quando lasciavi la barca, mi hai detto.
Io invece da bambina leggevo sui rami, su quei rami d'albicocco avevo letto pure Il barone Rampante, e chissà che idee mi saranno saltate in mente…)

Ti guardo (ti guardo all'indietro, ti guardo al passato fresco, ti guardo ripensando a pochi pomeriggi fa quando ci siamo incontrate), ti guardo e però, lo annuso, sai di semi di lino anche tu.

Oppure:
 in semi di lino potrei parlarti.

«Di solito queste cose alla gente le devo spiegare; invece adesso sei tu che le dici a me», mi dici in quel giorno che, abbiamo deciso, è il giorno del nostro Non Compleanno: è il 24 settembre, e mi fa un po' impressione, perché il 24 settembre è anche il compleanno di un'altra persona, è una di quelle date che aveva un posto speciale nel mio calendario. Ma invecchio e i giorni dell'anno sono solo trecentosessantaquattro; negli anni ciascuno di essi, forse, diventerà un giorno con un significato, e molti ne avranno uno doppio o triplo.

«Di solito queste cose alla gente le devo spiegare; invece adesso sei tu che le dici a me», e io sorrido non molto sorpresa–ma certo mia cara, siamo non sosia:
sapevo da quell'angolo di te dove c'è l'intersezione tra me e te che parlavamo la stessa lingua.

«Ma allora esisti», quando mi vedi mi dici ancora raggiungendomi a braccia aperte dalle strisce pedonali.
«Ma allora esisti», eco io.


Ti ho scoperta che eri a Milano, quando io Milano l'avevo appena lasciata.
E quando ti avevo scritto per salutarti lì, ti eri trasferita a Copenhagen.
Ci eravamo dette tantomeglio, ci vedremo al Nord, perché di lì a breve io mi sarei trasferita nei Paesi Bassi.
Ma quando io ero venuta a Copenhagen, tu te n'eri andata di nuovo, eri tornata a Milano.
E in questi mesi, da allora, i miei ritorni in Italia erano stati troppo brevi.
Finalmente non questa volta.
Ce l'abbiamo fatta ancora per un pelo, perché il giorno dopo tu saresti volata in Corsica, ma finalmente il 24 settembre eravamo tutt'e due lì, in Piazza Cinque Giornate.
Mi hai portato in un piccolo ristorante perfetto, pieno di frutta e verdura, senz'affatto sapere che è da quando ho tredic'anni che gli animali non li mangio, ci siamo sedute una di fronte all'altra e abbiamo viaggiato.

Tenevo fermo con una mano l'angolo di te che è intersezione di me e te, lo tenevo fermo come se fosse il centro del foglio sulla scrivania, e con l'altra mano facevo ruotare velocissimo il foglio, per vedere i colori mischiarsi e per bere la tua vita, vedere quanta era già mia e quanta –che meraviglia– era invece tutta tua.

Quella goccia di Giulia Maria Cristina è caduta nel mio flusso ben quattro anni fa.
La prima traccia la raccontavo qui, dopo che la mia Sonica aveva trovato quella fotografia sul suo computer, senza sapere da dove venisse, senza saperne niente.
La seconda traccia la raccontavo qui, quando, due anni fa, grazie a una nuova funzione di ricerca di Google Immagini, avevo scoperto dove quella fotografia era stata caricata. Con mio enorme stupore, tra tutte le possibilità presenti sul Pianeta, quel volto che sembrava così tanto il mio proveniva giusto da Milano, a pochi chilometri da me. Eravamo vicinissime.
Provai a scriverle su quell'account di Flickr, ma lei non ricevette il mio messaggio e giunse al mio post solo tre mesi dopo, tramite le statistiche del suo account.
Da allora abbiamo tentato più volte di vederci e ci siamo augurate la luce, ma ci siamo abbracciate per la prima volta solo martedì 24 settembre, martedì 24 settembre.

Ora ti guardo all'indietro, all'indietro martedì, all'indietro nei semi di lino, all'indietro nell'infanzia, come se fossi con me a fissare quella gran pentola che ribolliva tiepida, c'eri anche tu? Ci sei nelle castagne? Ci sei nell'anta marrone della dispensa? Ci sei quando decido che sono atea? Ci sei quando salvo quella lucertola con mia cugina? Ci sei quando imparo ad andare in bici? Ci sei quando piango nella piscina perché il mio primo fidanzatino smette di scrivermi? Ci sei quando nella piscina ci cado e mi prende al volo mio cugino? Ci sei quando mi sbuccio il ginocchio per prendere in braccio il mio cane che litiga con un altro cane? E ci sei quando calibro di non morire? Ci sei quando credo di non poter creare? …Ci sei quando, dall'albicocco, desidero tantissimo una gemella? Ci sei quando decido di partire. Ci sei quando decido di ricordare. Ci sei quando decido di partire e ricordare e sempre giocare. Come si chiamano le mie storie, nelle tue storie? Ti guardo il braccio con quei colori, abbiamo tutt'e due questi tatuaggi che fanno avvicinare la gente a chiedere se sono sono veri o sono "pitturati", tutti col dito a sfregare, sì, è vero, dobbiamo ripetere sempre, che bello avere promemoria eterni che sono freschi ogni giorno, mia Non Sosia, e crederci ogni giorno come il primo.

Ti guardo per ore sul mio pasto, m'incanto e mi soffermo, ti leggo, mi domando, poi finalmente finisco il piatto e ti dico di alzarci, alziamoci allo specchio, guardiamoci insieme ora.

E mi sorprendo della mia faccia, che ora mi aspettavo come la tua.

Mi è cambiata la faccia.
Ci cambia la faccia.
Anche a te cambia ogni giorno la faccia.
Mi cambia pure a me.

Di quella foto incriminata, da quell'angolo di te che sembra me e sembra te, il titolo rubato a Sartre diceva tutto: Può darsi ch'io sia troppo abituato al mio viso

Ti guardo e vedo una donna, che parla la mia lingua, e sorrido tra me e me di vedere una donna, nella non sosia che interseca me; mi ricordo che non so ancora bene se sono già una donna o una ragazza. Infine mi ricordo bene, invece: avevo deciso che sarei diventata donna a venticinque anni. E tu ne hai uno in più, tu ne hai venticinque, io ne ho ancora ventiquattro. Tra qualche mese, penso che avrò un ingranaggio in più. Tu invece ce l'hai già, e sei bella.

Vorrei immergere tutta la mano e farla affondare tra le tue nuvole d'acqua, sorvegliate dai nostri fuochi maggiori in cima alla montagna, so che potrei sdraiarmi sul prato a occhi chiusi e ricordare ogni tuo ricordo, ma il nostro tempo è già poco.

Facciamo due apparizioni:

Tu mi porti dalla donna che ti ha tatuata, una donna piena di luce.
Io ti porto da una donna che ha collezionato storie d'ogni tipo, e certo non ci sta male se ci fa un po' da testimone, penso, pensiamo. E ora penso anche che pure lei, per altro, ha molto a che fare col mio, di tatuaggio–per quella volta che mi misi a piangerle di fronte, quando mi disse che lei l'aveva conosciuto, Andrea, era stata sua amica (Andrea, Andrea, quello dell'altro tatuaggio che ho io, un Andrea che è morto una decina di mesi prima della mia nascita e che quindi io non ho certo conosciuto…).

Poi tu devi partire.
Penso che te ne vai via con un po' della mia faccia
e io andrò via con un po' della tua.

Ci rivediamo tra un po', a vedere che cos'ha visto la nostra faccia, sulla faccia dell'altra.




Giulia Maria Cristina, my Not Double
The next portraits of her will have deeper colours;
in the meanwhile I can only donate us a preview of a first flat layer of sensations



E che faccia abbiamo, comunque, ancora esattamente non l'abbiamo capito.



(Ci somigliano, no, ma siamo le stesse, in quell'angolazione che l'intersezione l'una dell'altra…)







Nel frattempo una decisione immancabile c'è stata.
Creeremo insieme, ci racconteremo insieme.
Questo post è solo il primo figlio dovuto, dopo i capitoli precedenti, venuto da sé.


(Un grazie speciale, questa notte, al mio piccolo blog, che sta diventando un diario sempre più amico…)







*
This story started four years ago, when I received from my friend Sonica a photograph with a girl totally looking like me: I have shown it here. My friend completely ignored how she found that picture: she just stumbled in it, neither online, just in her computer. Like that.
And she just sent me the portrait, astonished.
After two years, thanks to a new Google Images function, I could enter her file online and I found her (I told it here, still always in Italian, though).
Considering that she could live anywhere else on the Planet, the big surprise was discovering she was just from Milan, ninety kilometres from my hometown Cremona. I have tried to reach her by that her Flickr account, but she never received my message.
After three months, checking her Flickr statistics, she landed on my post, where I was telling "our" story.
We decided to meet, but at the time we were busy, I had finished my academic lessons and so I wasn't anymore living in Milan, so we postponed… and when, months later, I asked her to meet in Milan, she moved in Copenhagen. And when the past November I went to Copenhagen from Utrecht, where I already moved, she had moved in Milan, again.
So the past week, finally, going back in Italy to visit friends and family, we made it: we met.

And this is only the beginning…

Wednesday, 27 July 2011

«Mi piace perché non si vedono gli occhi.»

Friday, 3 December 2010

CREMONAPALLOZA ROCK FEST 2010 /// Fortuna del dover fare una cosa che volevo fare. (O anche: prolisso turbinio mentale che potete risparmiarvi)

Il 20 agosto finalmente mi ero sfamata, dopo mesi che implodevo per astinenza da concerti massacranti. Massacrarmi ai concerti ritualmente, ogni tanto mi serve. Lo dovrei fare molto più spesso.


Il 20 agosto ero alla festa di Radio Onda d'Urto con Kia, Sdrof, mio cugggino McA, quell'improponibile personaggio che è Gene e le mie superga di sottomarca lì lì con la tela per staccarsi dalla suola (per un concerto-massacro, non è la divisa migliore...).

Quando siamo arrivati, gli Zu.
Grazie, oh Caos: uno sturacesso-per-la-mia-pappa-cerebrale: freneticamente gli Zu mi aspirano i neuro-rifiuti e ridistribuiscono rabbia sana.
Vedere le carni dei musici nel preciso atto di creare quei suoni è appagante. Appagante vedere la causa-effetto del gesto-audio. Appagante vederne la vividicità sfacciata. Appagante, poi, crogiolarmi in quei pezzi strumentali che tirererebbero andata e ritorno fino agli inferi, da tanto mi prendono e prendono. Queste cose mi strappano sempre un sorriso, perché ho un background progressive rock e le ripicche strumentali mi fanno sempre simpatia.
A tratti, mi concedo il lusso di perdermi lo show e chiudere gli occhi. Apro la diga percettiva e mi guadagno rapidamente visioni a profusione. Immagino tantissimo. Poi, egomaniacalmente, ridicolmente, mi vedo pure scongiurare gli stessi Zu («Vi prego, posso farvi un videoclip in animazione?»). Naturalmente muore lì, non-ho-tempo... Il potere di immaginare sempre è - vecchia storia - in bilico costante tra incommensurabile dono e perenne condanna (di non poter realizzare tutto o di realizzare almeno la selezionata fetta).
Insomma, muoio un paio di volte, in estasi.

Still.

Reset.

Chiacchiere casuali.

Ora aspettiamo Il Teatro degli Orrori.
Finalmente li vedo.
Imperdonabile che non li avessi mai visti.

Nell'attesa mandano gli Arcade Fire, perché sullo schermone Pierpaolo Capovilla racconta in intervista che sono il gruppo che ascolta di più ultimamente. Meraviglioso: mi esalta la contrapposizione/matrimonio tra due gruppi così differenti, mi esalta che io li ami tantissimo entrambi. Sul nostro posticino - un'umile ma degna quarta fila laterale - io perdo ripetutamente cognizione (come direbbe mio cugggino): i pezzi degli Arcade Fire, solo per il fatto di sentirli ad alto volume, mi gasano inverosimilmente. Per altro, dieci giorni dopo li avrei visti dal vivo, quindi l'impazienza rasenteva la mia soglia di tolleranza neurologica.
Bene.

Il Teatro arriva.

Dopo che sia Gene che McA si disciolgono nel cuore del pubblico, anche io cedo all'egoistico istinto di introfularmi il più avanti e centrale che riesco. Riesco pure egregiamente, ma è ovvio che il pogo non lascia nessuno dov'è. Quindi ci riesco un po', poi vengo digerita in fondissimo, poi riemergo in prima fila, lotto, perdo, mi lascio andare, navigo. Adoro, nel pogo, fare il morto. Come al mare. Quando fai il morto al mare, del mare ti fidi. Acqua salata negli occhi e magari nel naso sono inezie che non pesano affatto, rispetto all'inspiegabile trance in cui puoi cadere. Ecco, di certi particolari poghi, io senti di fidarmi come mi fido delle onde. Quello era uno di quei poghi. Quindi lascio che le mie periferiche fisiche vengano strizzate e tirate dai moti circostanti - capelli sotto le ascelle di quello dieci file in là, culo che passa nei posti peggiori, borsa a tracolla che si incastra ovunque. Gli occhi sono l'unica cosa che resta: due biglie che lancio contro il palco e dal quale non si staccano mai; nemmeno quando odio il mio misero metro e sessantaboh e non vedo più niente: gli occhi scavano continuamente in cerca dei generatori di suono, ossia quei cinque figuri con queste fisionomie improponibili che mi stanno supremamente estraendo il cemento dalle arterie. L'esercizio è il seguente: essere tutto. Non riesco più a rintracciarla, ma c'è una citazione di qualcuno riguardo Andrea Pazienza in cui si dice che Andrea era tutto: una volta, l'amico con cui era in macchina Andrea, investì un riccio: Andrea fu i pneumatici, fu il riccio e fu la strada. É questo che bisogna fare, sempre. Se si disegna, bisogna farlo necessariamente. Ai concerti, specie ai concerti-massacro, faccio di tutto per essere tutto ancor più del solito. Anche per questo adoro quei merdosi poghi sudati: quella puzza liquida amalgama tutti e, anche se ci stiamo pestando un po', tendiamo tutti verso le stesse vibrazioni. Lo adoro. Non accade in tutti i poghi, beninteso. Ma quando accade, è sacro. Naturalmente, io cercavo di essere anche Il Teatro degli Orrori. Così, la mia abitudinaria combo di carnet-penna mi mancava da pazzi: volevo disegnare. Ma, ecco, quello nel pogo non posso farlo: a disegnare, in un pogo vero e forte, non ci sono ancora riuscita (al massimo nella pressa, ma quella semi-ferma). Ma, almeno mentalmente, era inevitabile che li ritraessi, Pierpaolo Capovilla, Nicola Manzan, Tommaso Mantelli, Franz Valente e Gionata Mirai.
Disegnarli una volta a casa non sarebbe stato infattibile, ma, tra-una-cosa-e-l'altra, non l'ho mai fatto...
"Doveva arrivare McA a dirmi che il Cremonapalloza Rock Fest 2010 sarebbe stato con Il Teatro degli Orrori" - e doveva chiedermi di realizzare la locandina! E doveva suggerirmi espressamente di provare a ritrarli!


...Avrò accettato?







IL TEATRO DEGLI ORRORI

Valéry Larbaud

Low Life Foundation

DJ Vicious Moustache

Venerdì 17 dicembre 2010
Fillmore - Cortemaggiore (PC)
12 € - Apertura porte ore 21:00



La sesta edizione dell'annuale festa rock di Cremonapalloza si preannuncia incendiaria, grazie alla disponibilità dei ragazzi del Fillmore e alla presenza di uno dei migliori gruppi italiani del momento, Il Teatro Degli Orrori, che con i suoi due dischi, Dell'Impero Delle Tenebre e A Sangue Freddo, ha già lasciato un segno indelebile nel rock di casa nostra degli anni Duemila.
Sul palco principale, prima di Pierpaolo Capovilla e compagni, suoneranno i cremonesi Valéry Larbaud, il cui futuro prossimo è legato alla figura di Gionata Mirai, chitarrista de Il Teatro Degli Orrori.
In apertura, le canzoni elettroacustiche dei cremonesi Low Life Foundation daranno il via alla serata.
Tra un live set e l'altro, e dopo il concerto, selezione rock a cura di DJ Vicious Moustache.

Venite a festeggiare un altro anno di/con Cremonapalloza!

Rock on!



NB: L'impaginazione grafica è feat. McA.
A McA non gliene frega niente che lo specifichi, mapperò quel che è vero è vero.



Infine, sento di dover fare una cosina...

RINGRAZIAMENTI-MANCO-FOSSE-UN-FILM A:

- McA, Cremonapalloza e al Fillmore per avermi dato quest'opportunità

- Al Papatix Mocellin, per i pareri e la pazienza, per la pazienza e i pareri

- Johnny Cofano, per i sostanziosi suggerimenti sulla composizione

- Scribius Occasione Fraggy, per l'idea di bucare gli occhi a tutti


P.S. L'animazione immaginata per gli Zu, invece, vediamo se ci riesco nella prossima vita. Peccato che abbia già preso svariati impegni come iguana gigante sotterranea...
Ah, le superga di sottomarca in tela alla fine si sono sbragate del tutto e il mio alluce destro aveva formato un livido sanguinoso figo (che però è sparito la mattina dopo, troppo presto per fotografarlo come mio solito...).

Tuesday, 6 July 2010

Manco a La Feltrinelli

Ahimé, io non ci sarò, sono impegnata in uno stage, ma è con extremo piazere che annuncio questo evento:

PRESENTAZIONE PORTFOLIO MANCO.
A SOSTEGNO DI FRIGOLANDIA TERRA DI FRIGIDAIRE

LIBRERIA LA FELTRINELLI
C.SO TRIESTE 154/156
CASERTA, CE 81100

Foto di Roberto Simoni



Interverranno

Luciana Manco - Autrice del portfolio e collaboratrice di Frigidaire

Giacomo Schinco - Ideatore del portfolio e collaboratore di Frigidaire

Roberto Simoni - co-ideatore del portfolio e collaboratore di Frigidaire

Gaetano La Rocca - responsabile per Frigolandia e collaboratore di Frigidaire



Almeno fino a sabato avrò il cuore a Sud...

Monday, 7 June 2010

Ti è venuto lo shopping compulsivo? Sei un collezionista di grattugie olografiche?

Questo è un post un po' logistico, miei cari e care.


Ovvero.
Io mi sto facendo arrivare le mie copie personali di:
- Manco (il portfolio a sostegno di Frigolandia con poesie di Luciana Manco, in cui c'è anche la mia drammatica illustrazione dedicata a quel tale... Andrea Michele Vincenzo Ciro Pazienza)
-
Hecho a mano (il primo minidemo di LinFante, tecnicamente solo per la Spagna, ma nel caso...)

Se per caso tra voi c'è qualcuno che è interessato ad avere qualcosa, quindi, dica pure a me, possibilmente in questi giorni (specie se si tratta di qualcuno a cui lo posso dare a mano io, così facciamo una spedizione sola).
Contattaemi qui sul blog, oppure con una mail:
maleta@alice.it
Così ci si mette d'accordo per i comequandodovequanto. :)
Oppure scrivete a lui:
stefano.scrima@gmail.com


E adesso un po' di cose più meno tecniche!
Alcune fotine dei live spagnoli del piccolo tour ispanico di LinFante...
Tutte rigorosamente scattate da Lady Lindosa Cì Morla, sua divina metà femminea.

Qui ad Alicante:

LinFantuzzo

La mia formichina e il mio cacatua ungulato in balia all'estero! :)


E qui a Valencia:
Siempre!



Bene, torno ai miei esami.
Baci sconsolati...
>:-(

Thursday, 27 May 2010

Portfolio Manco


Manco
è uscito ed è disponibile!



Il portfolio sarà a sostegno di Frigolandia terra di Frigidaire

10 poesie abbinate a 10 serigrafie (8 a colori 2 in B/N)

In formato A3 (42 x 33 cm)

Su carta uso mano delle cartiere Fabriano da 140 gr/mq

Le stampe saranno contenute in una cartella (50 x 33 cm)

Con carta uso mano delle cartiere Fabriano da 240 gr/mq

Con cover a 4 colori

L’edizione sarà limitata in 200 copie numerate e firmate

PER PRENOTAZIONI E INFORMAZIONI

portfoliomanco@gmail.com



Non vi nascondo quindi la sorpresa ed il sollievo nel vedere in queste tavole e soprattutto nelle splendide poesie di Luciana Manco la stessa urgenza e la stessa sincerità espressiva che mi hanno fatto amare questa rivista. Mi era mancata e questa mi ha fatto venire la voglia di riscoprirla...

Manuel Agnelli

Non vedo l'ora di averlo anche io tra le mani!


Dentro c'è anche l'illustrazione che esposi a febbraio, a Perugia, con la mostra di Frigidaire.
Si tratta di un disegno molto speciale, per me. Così come ai tempi ne realizzai otto miliardi di versioni, tutt'oggi non riesco a esserne soddisfatta. Forse perché ho avuto l'onore/onere di realizzare la tavola dedicata ad Andrea Pazienza... Un impegno decisamente ingombrante per il mio cuoricino... A ogni modo, ne approfitto per ringraziare ancora, infinamente, il mitico Giak, decisamente anomalo quanto basta per entrare in empatia con la mia anomalia e darmi questa opportunità! E naturalmente Manco stessa, che mi ha fatto non poco viaggiare sulle sue parole...

Wednesday, 17 February 2010

Frigoamore!





E rieccomi tornata dalla mostra di Frigolandia a Perugia!
Fino al 28 la mostra continuerà, ma purtroppo io sono dovuta andare via ieri.

...Un tripudio di emozioni, tutte quelle frigo-cose-mai-viste, la nostra presentazione delle opere di Manco, e poi tutta la Bellezza delle persone che potuto finalmente incontrare e delle persone che ho conosciuto! A tutti quanti: un enorme grazie e un frigo-abbraccio! Sarò diventata un'inguaribile hippie maledetta, ma nell'aria c'era un'infinità di amicizia e affetto e creatività, c'era duende!


In particolare, grazie infinite a Giacomo Schinco, nonché Giak, nonché O Schincone, nonché, come lo chiama Vincenzo Sparagna, Jacques Schincò! Mi è impossibile dire ogni cosa per cui vorrei/dovrei ringraziarlo, perciò qui mi limiterò a ringraziarlo per questo splendido omaggio:



Last but not least, un grazie enorme ai miei zii e alla mia bella cuginaccia, che mi hanno ospitato a Perugia! ♥

Qui di seguito parte delle foto del giorno dell'inaugurazione.
Sono tutte del mitico Roberto Simoni.



Il geniale Martello monouso - soltanto per l'affissione di capolavori!!!

Vincenzo Sparagna e Luciana Manco.

Andy Quasart che improvvisa con i Black Beauty.
Strepitosi, tutti e tre. La Musica Giusta. Non so se mi spiego.

Un po' di jente che passeggia per la mostra.
(A sinistra, notare un raro esemplare di Eta.)

Il grande Chine di ferro davanti alle stampe del portfolio Manco.


Ancora i grandiosi Black Beauty.


Il bellissimo ritratto che Giak ha fatto a Manco.

Di nuovo Vincenzo, l'unico e inimitabile!

Un po' di Ranxerox e le leggendarie magliette di Frigidaire.




...Prossimante, altre notizie sul nostro portfolio Manco!
Qui invece il sito di Frigolandia.

Smack à tous le monde!

Monday, 8 February 2010

FRIGOLANDIA: Passato e Futuro dell'Arte Maivista e presentazione di Manco. Perugia, 13-28 febbraio


Ex Chiesa della Misericordia
Dal 13 al 28 febbraio 2010

Inaugurazione: sabato 13 febbraio 2010, ore 16



L’immagine della locandina è di Gianni Cossu: Vincenzo Sparagna, 2008

Dopo mesi di trepidazione, finalmente sabato andrò a Perugia per la mostra dell'Arte Maivista di Frigolandia, terra di Frigidaire, e la presentazione di Manco, il portfolio in cui appaio anche io! :)


Cito dal blog del myspace di Frigidaire:


Dal 13 al 28 febbraio sarà aperta a Perugia nella Ex Chiesa della Misericordia la mostra FRIGOLANDIA: Passato e Futuro dell’Arte Maivista con opere originali, poster, rarità e stampe varie.

La Mostra vuole essere una prima rassegna della produzione artistica di Frigidaire dalle prime grafiche di Stefano Tamburini del 1980 fino alle ultime invenzioni realizzate a Frigolandia. Sarà l’occasione per esporre parte della produzione frigideriana e frigolandese, ovvero quella Arte Maivista, inventata e teorizzata ironicamente da Andrea Pazienza e Vincenzo Sparagna nel lontano 1985, che è ancora oggi alla base della nostra ricerca estetica.

Tra gli autori presenti, con originali o riproduzioni d’epoca, molti dei protagonisti storici di Frigidaire come Andrea Pazienza, Vincenzo Sparagna, Stefano Tamburini, Filippo Scozzari, Massimo Mattioli, Tanino Liberatore, Ugo Delucchi, Franz Ecke, Giorgio Franzaroli, Fabrizio Fabbri, Silvio Cadelo, Vincino, Giorgio Carpinteri, Marcello Jori, Roland Topor, Giuseppe Teobaldelli, Gianni Cossu, Pablo Echaurren.., ma anche alcuni nuovi artisti conosciuti a Frigolandia come Ivan Manuppelli, Maila Navarra, Alessandra Sawicki, Saverio Montella, Giacomo Schinco, Ciro Fanelli, Simone Pontieri, Giuliano Cangiano, Luciano Biscarini ed altri.

Durante l'inaugurazione, in anteprima, la presentazione del portfolio MANCO.



Progetto artisti a sostegno di Frigolandia terra di Frigidaire, con poesie di Luciana Manco, intervento di Ascanio Celestini, e illustrazioni di:
GIANNI COSSU
NIGRAZ
FLAVIO&FRANK
ETA

FABRIZIO FABBRI

GIORGIO FRANZAROLI
SONIAQQ

SIMONA BARONE

PAOLA MOCAVERO

MARCO REA

RILLA



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Ex Chiesa della Misericordia
Via Oberdan 54
Perugia
Tel. +39.0742.90570 - +39.334.2657183


Orari:
lun-dom, 11:00-19:00
Ingresso gratuito
http://www.myspace.com/frigidaire1980
http://www.frigolandia.eu/


Non sto più nella pelle!

Friday, 25 December 2009

Si dichiara krisis /// "E' una specie di andare avanti verso la propria origine"

Stasera devo disegnare.

Finalmente ho un po' di respiro e, senza eccessiva malafretta, posso lavorare con calma.
Dovrei essere felice.

Nel corto di qualche post fa, Perché lavori ai ferri?, parlo del disegno come della mia culla e della mia terapia. In effetti, furba come sono, nonostante il disegno sia il mio "dono" principale dalla nascita, non mi sono saputa accontentare, mi sono sempre imbarcata anche in altro, e a volte soffro della mancanza di confidenza di mezzo che posso concedermi col disegno. Inoltre, il mondo è pieno di avversità, blablabla, perciò il disegno è decisamente il mio rifugio.

Sicché, se entro in crisi con esso, be', non è uno spasso, per Miss MySelf, ecco.

Ovviamente avrete già capito che tira aria mala.
Difatti, è in Crisi proprio il mio Segno.

Medito questo post quasi confessatorio da mesi.
Oggi ho lanciato in aria il mio taccuino, quindi è il giorno. (Il tutto ridendo con Sacri Amici, quindi tranquilli, sto benone! :) ).

Ma sono ancora dell'idea che le crisi portino cose buone. Lo diceva un mio caro professore di Lettere, al Liceo. Se eviti la crisi e sopprimi i problemi, non risolvi nulla. Io invece la dichiaro: alé! Devo prenderla di petto.

Quando avevo 16 o 17 anni (cioè ieri e una vita fa), mi si manifestò la prima vera grande Crisi del Segno. Ma tra quella volta e questa, c'è il seguente abisso: allora non avevo davvero un mio Segno, avevo "solo" la cosìddetta "mano", ovviamente. Ricordo quella Crisi con un affetto e una positività infiniti perché, da lì a
breve, trovai quella che a lungo restò la mia Linea. Dunque la Crisi fu buona. Altroché. Ma adesso, io, in teoria, ce l'ho sì un Segno. Anzi, ne ho molti, e ne vado fiera, perché ritengo tutti mi appartengano (o mi appartenessero...). Ma se questi Segni non vanno più bene, forse questa volta serve una rivoluzione vera e propria (ma vaaaaa), e non so da dove partire. Forse dovrei razionalizzare meno, tanto per cominciare...
Una cosa che posso fare, però, ce l'ho.
E' la stessa che feci tempo fa:
In questi momenti la mia mente corre solo a un testo. Di Andrea Pazienza. Chi mi conosce, sa quanto lo amo. Ebbene, la mia empatia con lui non ho mai creduto vivesse... nello stile, per esempio, o nel Segno, appunto. Al contrario, ho sempre cercato di rielaborare tutto. (Piuttosto, sono una vittima di Egon Schiele, questo non lo posso negare). Però, ho sempre pensato a Paz in momenti come questi, per trovare l'approccio, più che il cosa, più che il modo.
Ebbene, posso rileggere questo pezzo (e condividerlo con voi).
...E riguardare la scritta che tatuai sulla mia finestra, a 16 anni:


ENTRA NELLA STANZA E TROVA IL SEGNO!*
è una specie di andare avanti verso la propria origine





Per fare il fumetto bisogna partire dal segno.

II segno è una metafora meravigliosa, è la prima cosa che mi viene in mente... noi siamo circondati da oggetti tangibili depositari di un segno o di una serie di segni, dallo studio di questa serie di segni nasce la matematica del segno e cioè il disegno.
Ora, questo modo di vedere le cose non determina il saper disegnare, determina il corpo, il corpo delle cose e soprattutto il tuo corpo di artista. Ora, per me l'importante è non giocarmi una univocità che mi stancherebbe e che non conterrei a facilità. Posso, invece, contenere una serie di segni diversi... ecco io mi applico allo studio di tutta questa serie di disegni... questo è l'Esercizio con la E maiuscola...

Questo comunque e un fenomeno legato indissolubilmente alla gioia, più gioia c'è, tanto meglio è; se non c'è la gioia, il livello può scadere, ma allora si rientra nel regno della fatica e gioia e fatica non vanno d'accordo... la fatica di fare ciò che tu ami fare, ma con dei tempi che non sono degni di te come persona, dei tempi che nemmeno un dentista si curerebbe di avere mentre il dentista ti tiene in cura per quattro mesi. II disegnatore ha quattro giorni, spesso un pomeriggio, questi sono i tempi di un disegnatore e non sempre per colpa sua, comunque in quei momenti si può avvertire la fatica.


P.S.: Grazie al myspace di tributo a Paz, dove sono riuscita a rintracciare questo testo. P.P.S.: Vi farò sapere se stasera combino qualcosa o no.
P.P.P.S.: Dimenticavo. Prego ogni eventuale e gentil visitatore che reputi positivamente i miei lavori, di non tentar di consolarmi con dei complimenti: miei cari, ahimé, un conto è la bellezza, un conto è la bravura (sempre che ci siano, ma diciamo di sì), ma tutt'altra storia è l'onestà intellettuale con me stessa. Solo io posso sentire se ciò che faccio aderisce o no a chi sono io. Se fosse solo un problema di formula commerciale, sarei a posto, le pin up più o meno le so fare, e almeno un segno da lavorarmi ce l'ho. Ma chi trova una tattica e la reitera solo perché l'ha vista funzionare, be', come minimo non è affar mio. Si cambia! Alzate le vele. Baci.


* Anedotto riguardo la scritta: essendo tappezzata di scritte e immagini la mia vecchia cameretta cremonese, spesso, chi entrando leggeva quelle parole, si mette a cercare tra le ante come se io avessi lanciato una caccia al tesoro...