mercoledì 14 marzo 2012

OMBRE /// La sfilata di Letizia Mascagni

C'era davvero tanta carne al fuoco per Ombre, la mostra piena di eventi organizzata a Prato da La Stanza Segreta (se volete vedere un po' di foto di backstage alquanto imbarazzanti e a tratti rock, qui c'è l'intera galleria, ma in generale potete seguire la loro pagina facebook per sapere dei concerti e delle varie date importanti che continueranno fino a fine mese).

All'interno della carne al fuoco, come accennavo, c'è stata la sfilata di Letizia Mascagni, stilista degli stupendi abiti (indossati da Greta Xella, Rib., e me) e autrice della performance. Qui trovate molte foto, incluse quelle dell'intera inaugurazione, de La Cura di DCF e dei concerti. Qui, invece, c'è un video che documenta la parte centrale della sfilata (grazie, Andre).

Grazia alla sfilata, il mio complice* Beto mi ha scattato un paio di foto delle sue.

Male a sapersi
Carcass

Ho sentito subito tantissimo mio quell'abito, nonostante l'abbia visto solo una volta finito, direttamente a Prato. Sicuramente per via delle sue evocative fattezze e... e anche perché (congratulazioni alla stilista nonché sarta) sembrava veramente cucitomi addosso, lo si calzava benissimo!
Grazie a Beto, of course, e grazie alla bella Letizia, per avermi/ci invitato in questa esperienza!


* Prossimamente caricheremo materiale della nostra installazione Liquefaìti, giuro!

lunedì 12 marzo 2012

Caterina dei Teschi


La musa omaggiata è ancora una volta Rib., nobilmente impassibile mentre io la ritraevo (e lei collezionava still per il suo tumblr cinematografico rib.grab).


In un cocktail d'irresponsabile goliardia amplificato da Rib. stessa, a metà realizzazione questo ritratto è diventato una sfida con Reuben Negron, amico di Rib. e mostro dell'acquerello che era con noi in chat dall'altra parte dell'Oceano...
Usually I hate the competitive attitude, but I'm an idiot inside and, in this way, a challenge is fuckin' funny.
Reu, I'm waiting for your work!
FIGHT!



~ Un grazie particolare alla nostra signora e padrona. ~

~ Un grazie ancora più particolare a Totemica, protettrice dei disegnatori di chiome, aka mistica supporter a distanza ~

domenica 11 marzo 2012

Veli

Altre due opere di Rib. in cui io ero la cosetta di carne che lei è riuscita a trasformare.

 


sabato 10 marzo 2012

Disegni attorno a una nana

In questi giorni mi sono finalmente potuta togliere la soddisfazione di scarabocchiare un po' attorno alla mia lovely nana Rib. Non solo scarabocchi, in realtà, ma per ora posto questi.


 

Questo qui sotto è uno degli schizzi fatti sul treno di ritorno. Potevo anche non metterlo, ma mi garba, quindi lo infilo ora un po' random.



Quest'ultimo invece l'ho fatto stasera, ma è esplicitamente un omaggio a Rib.



Il signore rappresentato si chiama Coverdale.
Tutto quello che potrei dire su Coverdale facciamo che non lo dico.
Nana, a te l'onore.
Sfoga tutta la tua toscanità.


•••

(auto-Rib-scatto di me e lei)

venerdì 9 marzo 2012

These Boots Are Made For Walking (you ain't had time to learn)

Innanzittutto un paio di stivali.
Un paio di stivali per i miei piedi traditori.
Al destro vengono facilmente crampi; in generale, i miei piedi soffrono esageratamente il freddo.
Ho una discreta resistenza al freddo, mi ci sono addestrata sin da bambina. Ma i miei piedi vanno fuori gioco facilmente. Si gonfiano, perdono sensibilità, mi fanno sentire il freddo che fa male, fanno i capricci, non sanno stare.
Questo non dev'essere un buon motivo per fermarsi.
Basta provvedere. Alla peggio, un paio di calze spesse e una suola che li isoli bene dal terreno, ma i miei piedi non devono fermarsi.
Il mio nuovo vecchio paio di stivali è già morbido: sono usati, sono abituati a prendere la forma dei piedi che camminano. D'inverno potrò indossare tanti paia di calze agilmente. Ma anche con un unico paio di calze leggero, i miei nuovi vecchi stivali si fanno ben calzare dai miei piedi impavidi ma fragili. La forma è quella giusta.
I miei piedi vanno storti sulla Terra, è ormai lampante: ogni mio tacco destro è alto la metà del sinistro. Si logora all'interno. Pensare alla mia camminata come a una cosa sbagliata suggerisce all'hyper-linking-mind una miriade di dubbi. Però non ci bado, sono capricci anche quelli. In ogni caso, bisogna camminare.
Il mio nuovo vecchio paio di stivali viene da un negozio nuovo vecchio a Firenze, mi ci ha portato la mia piccola Rib, che mi maledice perché, coi suoi piedini da bimba alta un metro e un bouquet, non riesce a trovare calzature incazzate che le si addicano rock. Io invece provo tutto e tutto mi va, anche troppo, trovo perfino un trench scamosciato verde sottobosco che, per la prima volta in vita mia, non ha le spalle il triplo delle mie. Praticamente il trench che ho sempre sognato. Ma non lo posso comprare, anche perché costa del denaro che serve ad altro.
Gli stivali vecchi nuovi, invece, la bella e simpatica rocker dietro al bancone me li fa pagare anche meno, mi fa piacere darli a te. Li voleva lei, aveva cercato di farci entrare i suoi piedi per una settimana, ma proprio non erano i suoi. I miei piedi sembra che invece li abbiano già abitati, questi cowboy boots. Per nulla femminili, senza la caviglia stretta che tanto mi garba, se ne vanno su dritti dritti e ricamati texani come due baobab da guerra. La punta è all'insù, ma appena appena, comunque non da deformarmi: i miei piedi ci possono perfino dormire. Non hanno stronzate ad agghindarli, non mi ci impiglierò tra i rami. E i tacchi sono giusto un paio di dita. Sono cowboy boots che devono durarmi una vita, mi dico. Falli risuolare con la gomma, resisteranno il triplo, dice la bella e simpatica rocker dietro al bancone, con la sua chioma rossa e la pelle di porcellana che le bacia gli occhi da femme fatale. Lo farò, bella rocker, devono durare una vita, questi stivali, these boots are made for walking, li rovinerò tanto e li porterò nei posti peggiori, li tratterò senza riguardo; finalmente ho trovato degli stivali che terranno testa alla mia camminata storta e cocciuta.
So poco dei posti in cui camminerò in futuro.
Ho giusto deciso che non decido, non per ora, non per molto, forse decido solo una componente di variazione frequente, soprattutto decido un matrimonio con la serendipità: che sia quel che sia, mi sono addestrata al freddo e ho imparato ad apprezzare anche la più ignobile afa. Non so se camminerò nel caramello o sui chiodi, sulla roccia o sul pavimento di un lucente prefabbricatoduemiladodici, non so se li consumerò presto, i miei stivali, o se riserveranno la loro resistenza per il futuro quello un po' più in là ancora, ma so che innanzittutto voglio essere pronta. Li puoi anche far costumizzare, se ci vuoi la punta in metallo, ci farò mettere una punta in metallo, alla mia già appuntita punta di cuoio. Sappiamo tutti che una punta di metallo su una già appuntita punta di cuoio può essere molto funzionale, per una donna che non sa dove camminerà e che probabilmente camminerà molto da sola. Magari mi servirà solo per smuovere la terra e ritrovare qualcosa.
Non so dove camminerò, nell'imminente futuro, so qualcosa ma ancora poco, e quel qualcosa per ora non va scritto. So che anche se passassi mesi su una poltrona a fissare il muro per sfondarlo con lo sguardo, indossare dei cowboy boots mi farà sentire più ancorata a terra. In fondo, lo so: ho bisogno di qualcosa che mi ancòri a terra, il mio cervello è un palloncino a elio ricoperto di petrolio. Ho bisogno di un'armatura: se starò nell'ovatta, sarà un'armatura da me stessa, se starò nell'acido, sarà un'armatura dall'esterno. Armatura inoffensiva, armatura morbida, armatura parziale (solo ai piedi, solo al punto debole). Ma un'armatura serve, giusto la base per star su. Il corpo può restare in balìa, ma i piedi no. Non finché giocano a fare i piedi traditori col freddo. Per ora riesco a camminare scalza spesso, ma non col freddo. Piedi traditori, ora non mi fregherete più.
Innanzittutto un paio di stivali, nei cui ricami già c'è la polvere che ascolterò blues.


martedì 6 marzo 2012

Come to the Sabbat




Per la mostra Ombre de La Stanza Segreta, Rib. mi ha mitragliato di foto, di cui tante scartate, altre macerate, altre stampate e incorniciate, ovviamente (noi le posteremo presto, ma potete sempre andare a Prato: l'esposizione dura fino al 31 marzo).
Queste due sono alcune delle foto non scelte, ma su cui comunque Rib. ha fatto le sue magie, ispirata dal teschiaccio opera di David Fragale.
(Il titolo è stato fieramente rubato dai Black Widow, in nome del Metallo di cui è fatto l'animo di Rib.)


Prossimamente un sacco di altre immagini, nonché varie foto documentative della mostra, nonché varie foto documentative della nostra idiozia (temo).

sabato 3 marzo 2012

Annegamento



Sorvolando sullo schizzo, vi ricordo che domenica, alle 16, inauguriamo Ombre a Prato.

martedì 28 febbraio 2012

Un blu dinopastrocchio per un altro live

Sabato, al CSA Dordoni di Cremona, suonano i Sydrojé, gli Your Garbage e i My Dinosaur Life, alle 21:30. Ecco la locandina, come da tradizione realizzata dalle mie mani tutte sporche di pastelli a olio (a dire il vero sono blu pure le orecchie, ma mi dona).


Era da un bel po' che non mi riavvicinavo alle forme dinosauresche. Non so bene cos'ho disegnato, so che è più gustoso dal vivo che digitalizzato, so che mi sono divertita un sacco a pastrocchiare e che adoro la posa senza senso del fauno volante. Senza gravità, senza proporzioni, senza prospettiva e soprattutto senza regole grafiche. Alè.
Ciao.

PS: peccato: salto di nuovo l'appuntamento live, sarò già a Prato per via di Ombre.
I wanna ubiquitah.

La Stanza Segreta presenta: OMBRE



Eccoci all'annuncio ufficiale di OMBRE, la mostra collettiva che si inaugurerà a Prato questa domenica.
Per eventuali aggiornamenti e approfondimenti, tenete d'occhio il blog della Stanza Segreta, che è ormai alla sua IV edizione.

Io stessa non vedo l'ora di visitare OMBRE in primis come fruitrice, perché di roba interessante sembra ce ne sarà davvero tanta, e di moltissima non so ancora nulla.
Qui sul mio blogguzzo, mi limito a mettervi la pulce nell'orecchio riguardo i pochi di cui so qualcosa.

Intanto so qualcosa di me (che non è scontato): parteciperò con un'installazione creata insieme a Beto.
Entrambi fremiamo per vederla vivere e siamo curiosi di vedere come potrà accogliervi.
Beto parteciperà anche con delle fotografie.
Porterà delle fotografie anche Ribbon, naturalmente (lei è tra i fondatori della Stanza Segreta).
Ribbon dice che è la prima volta che è totalmente fiera delle sue foto e che però non piaceranno a nessuno. Io non mi pronuncio pubblicamente perché sono di parte per troppi motivi, ma la fanciulla in questione conosce bene il mio parere...
Parteciperà poi Greta Xella, ma non vi dico cosa porta perché non so se posso. Almeno incito quella talentuosa scapestrata ad annunciare la mostra anche sul suo blog.
Porterà delle opere anche quel poco di buono di David Ferracci, che potrebbe essere un motivo per dirvi di non venire, ma facciamo finta di niente.
Performativamente, invece, so qualcosa anche dell'anomala sfilata di Letizia Mascagni, alla quale purtroppo non potrò assistere... perché vi sono stata coinvolta. Se la musica resta quella che mi ha annunciato Letizia, io dovrò contenere il mio piacere o manderò tutto all'aria nelle convulsioni. E non sarebbe affatto carino, perché la sua idea si preannuncia veramente interessante.
Last but not least, anche David Fragale ripeterà la sua Cura del Bianco, che di recente era stata sperimentata alla Specie di Spazio di Cremona e che va aggiungendo sempre più volti alla sua collezione.

La mostra continuerà fino a sabato 31 marzo e durante il mese ci saranno anche altre performance, quindi ci saranno più opportunità e motivi per visitare questo strano corridoio che i ragazzi della Stanza Segreta si accingono ad allestire insieme a noi.


Tanta curiosità, artistica e umana. Non vedo l'ora.

mercoledì 22 febbraio 2012

Quasi biscotti

Anziché lasciarli solo impolverire sulla mia scrivania, vi mostro alcuni dei rapidissimi sketch per il disco dei Moustache Prawn. Ci si sta impiegando un po' più del previsto, a preparare tutto, ma è per via di varie buone news che non anticipo, perché non so bene cosa è top secrets e cosa sia già gloria pubblica.
Vi dico solo che questi tre fanciulli sono proprio in gamba, che sono onorata di lavorare con loro, che la loro musica mi piace un sacco e che siamo contenti che Rockit stia dando loro una bella visibilità (beccatevi l'intervista, oltre i brani in streaming).







La somiglianza della tipa con me stessa aveva un senso che poi non ha più sensato. Infatti la cover finale non è tra queste. Per la cronaca.


Vi dico anche che parlo in prima plurale ("siamo contenti") perché a dare immagini a questi rockers ci sono in primis i miei smilzi di fiducia, ossia Alberto Mocellin e Gianvito Cofano, che hanno confezionato un videoclip paurosamente bello e brillante, con una canzone che io mi sono tenuta lungamente in loop. Lo vorrete passare a tutti i vostri amici perché è troppo fico, ecco. Però non lo potete ancora vedere. Ma potete vedere un'altra cosa, se vi va, ossia il brutto muso di Gianvito fotografato da me, quand'è venuto a trovarmi un mese fa.

 
(John, Al: la crema alla nocciola! Comprate la crema alla nocciola!)

martedì 21 febbraio 2012

Tumblr (how to disappear completely)

Le idee sono nell'aria.
Quando scopri che i tuoi feticci non appartegono al tuo stupido ego, ma all'umanità tutta, hai due possibilità: stizzirti e arrampicarti sugli specchi unti per dimostrare comunque di essere una persona assolutamente unica e irriproducibile, oppure aprirti al fatto che: le idee sono nell'aria e, come direbbe un mio amico, noi siamo ripetitori. Aprirti a tutto questo e, piuttosto, entusiasmarti di avere qualcosa in comune con qualcun'altro.
È da molto che io, ad esempio, so che i pesci volanti su cui dormo sono un po' gli stessi che fanno visita nella fantasia di tante altre dimensioni collettive.
Così come so che il vuoto è un concetto al quale io sono tornata in modo particolarmente ciclico, ma che è visceralmente insito nel pensiero umano, quasi quanto il bianco e il nero, e lo è in accezioni molto eterogenee, alcune distintissime da me, altre vicinissime.

Nelle ultime settimane ho aperto, dopo tanto che rimandavo, un paio di Tumblr, proprio per collezionare queste tracce.
Tumblr è quasi la sublimazione ideale di un'operazione del genere, in cui, nella mia ottica, non regna il blogger che lo gestisce, ma le idee in sè (di cui siamo ripetitori, appunto).
Ci sono sicuramente anche i Tumblr stracolmi di blogger ultranarcisisti insonni al pensiero di aver perso un follower, ma quella è solo la perversione umana che sa farsi strada ovunque. La natura propria dei Tumblr, invece, credo abbia come sua punta di diamante la possibilità del "re-blog": trovo un post, magari ignoro l'autore, ma posso re-bloggarlo, sarà poi Tumblr che automaticamente manterrà sotto le coordinate per ritrovare il Tumblr che hai re-bloggato, sia che sia l'autore originario, sia che il tuo post sia al quarantacinquesimo re-blog.
Tutto è un flusso.
Predisposto a questo flusso collettivo è anche il modo in cui s'inciampa nei post: oltre al caso sistematico (Tumblr è anche una moda, d'altronde, diffusissima pure tra i ragazzini), lo stream principale è quello dei blog che segui (i cui aggiornamenti compaiono nella dashboard, ossia l'home page che compare all'utente), ma è stupendo anche navigare a forza di tag (che non sono circoscritte ai Tumblr che segui, ma pescano in tutto il suo oceano). Per non parlare della vera fregatura che rischia d'incollarti allo schermo: re-blogghi un tale che ne ha re-bloggato un altro, che ne ha... Ok, avete già capito. Centinai, migliaia. Di Tumblr fighissimi. A caso, totalmente, cioè secondo il gusto del tumblero in cui incappate, oppure tematici e iper strampalati, come uno sui gatti che si masturbano di cui lessi quest'estate (e di cui non cercherò il link!), o come quello sul voyeurismo della mia amica Lara, la quale lo aprì come progetto di tesi (ne parlai un anno fa, infatti), o come Back From R'lyeh, che David farcisce di immagini tra Lovecraft e l'horror, con qualche opera sua a volte e una valanga di stupenda robaccia inguardabil. Poi ci sono quelli diaristico-letterari, come quello della mia amica Federica, Storie di non amore, o quello di Giulia, Jul Jackalope fallen into the stellar crack, che è un'altra cosa ancora, più minimale e guidata da immagini e suoni. (Per inciso, queste ultime due fanciulle sono le disgraziate che mi hanno contagiato questa manìa, e questo post così nerd è un umilissimo microscopico omaggio per loro due, che venerdì "fanno una roba" che merita un bel po' di auguri di cuore... (Ragazze, prima ho scarabocchiato un jackalope su un unicorno, ma mi è venuto di merda: vale anche solo il pensiero?)).

Ho aperto due Tumblr, dicevo. Che sono stati anche un modo per scomparire, in queste settimane tesiste troppo ossessionate da me stessa: nei miei Tumblr ricevevo un flusso e mi limitavo a restituirlo al mondo nella mia scatolina tematica, silenziosamente, senza nulla dichiarare su di me, limitandomi a porre un vago filtro. In certe situazioni, è riposante abbandonarsi a un atto compulsivo, nella consapevolezza che, in qualche modo, un senso ce l'ha.


Piscem è il primo nato, quello più in forze e ben nutrito.
Tanta roba è re-bloggata, tantissima roba la ricevo da una generosa anima virtuale che ha un radar #flying fish più potente del mio. Mi entusiasmo a ogni nuova immagine che offre pesci volanti. Mi sento parte del mondo, in quel momento. Parte di una cosa unica su cui siamo in tanti.
Quando questo spirito hippie si smarrisce, però, c'è sempre l'altro Tumblr alquanto nichilista e individualista, più mio nonostante i vari re-blog.
Per inciso, questo secondo Tumblr, Looking for the vøid, lo sento sempre meno indispensabile. Lo coltivo più facilmente per automatismo, giusto perché il vuoto è comunque parte della mia storia. Ma le volte in cui vi ho lavorato per impellente necessità interiore sono relativamente poche, forse (ed è una gran cosa, per quanto mi riguarda). Tra l'altro è anche meno facile da guidare, per la solita storia del tema troppo ampio. D'altronde, la trama del mio vecchio fumetto dentro a IL VUØTØ era proprio questa: dove cazzo posso trovarlo, il vuoto, et cosa essere specificatamente? Non lo sapevo quando lo scrissi, nel 2008, e continuo a non saperlo (anche se nel frattempo l'ho conosciuto (?)).
Precisazione maniacale: devo assolutamente recuperare un theme con l'infinite scrolling anche per questo Tumblr. Amplifica la sensazione di stream compulsivo senza via d'uscita mo'di bad trip lisergico. Ma stranamente non ci sono ancora riuscita, non con un aspetto bello sobrio come mi serve.


Special mention per Darkam, fumettista che in Piscem compare più volte, perché questo trip delle carpe volanti è per lei diventato un leit motiv virale, al punto che mi dichiaro ufficialmente Invidiosa; dei suoi disegni ho spesso pensato che li avrei voluti fare io, con quel tratto iper sporco fino a farsi masticare. L'ho pensato al primo sguardo, ma sono rimasta sotto shock qualche giorno fa, quando ho trovato un'illustrazione che era esattamente ciò che ero stata sul punto di disegnare io, salvo poi farmi divorare dalle paranoie: Sometimes they just forget how to fly: pesci volanti morti, nell'acqua stagnante. La volta in cui, un mese e mezzo fa, cancellai tutti i post di questo blog (per poi ri-pentirmi dopo due ore), stavo per scrivere, al posto del banner, che tutti i pesci volanti erano morti, c'era stata una strage, li avevano uccisi tutti. Ma il titolo del disegno di Darkam dice che è solo qualche volta che i nostri pesci si scordano come volare. Poi passa. The show must go on, e quando continua ti ricordi di amarlo. Magari lo varierai un po', ma sarà di nuovo lo show.

Mi sento ancora intimamente in bilico tra il disappear, l'auto-delete e la presenza del movimento. Nel frattempo vivo, riprendo in mano i miei progetti, su carta e su treno, e ogni tanto carico qualche altra immagine su Tumblr. Di pesci volanti ce ne sono davvero ancora tanti, inclusi quelli che devo aver perso qualche anno fa, tra un hard disk e l'altro.
Ah, va da sè, se ne incontrate qualcuno indirizzatelo pure a me. Ditegli che gli faccio la foto e lo lascio andare via subito. Lo so che le ali non vanno afferrate. L'ho appreso dalle farfalle.

sabato 18 febbraio 2012

Lividi /// Epic Fail



Finalmente di nuovo un livido degno di tal nome, ultimamente mi ritrovavo delle sfumature timidissime che non valeva la pena documentare. Per la prima volta, di come mi sono fatta il livido possiedo anche il video, che poi è l'atto tradizionale post-proclamazione del voto che avviene nella mia accademia, dopo i diplomi: dobbiamo staccare lo striscione col nostro nome, appeso nel campus.

Sia la foto che il video sono della mia prode Greta Xella. La foto è su mia richiesta, mentre il video è proprio una sua bravata e basta - bastarda ♥. La voce che grida "salta!" è la sua, infatti.


Grazie a tutti quelli che.
Ma tanto.
:)

mercoledì 15 febbraio 2012

Cinerini



Qualche giorno fa ne ho visti tanti, le campagne cremonesi ne sono piene.
Dopo aver pensato per anni, ogni volta che li vedevo, "voglio disegnare un airone", finalmente sono tornata a casa e li ho disegnati (no, non a memoria, magari!)
Li dedico a Beto, sono abbastanza convinta che sia un airone, o un cigno cinerino (che inventerò prossimamente).

Dopo questi disegni, ho scritto ciò:


Sì, ho proprio voglia di un bel lavoro lineare, semplice, senza introspezione, senza messaggio... Non che io sia in grado di fare anche solo un viaggio in pullman senza impregnarlo di senso, mannaggia alla mia testa, però fare un bestiario sarebbe rilassante.
Non è che devo ragionarci poi così tanto.
Disegna una volpe, disegno una volpe.
Disegna un dromedario, disegno un dromedario,
Praticamente, retrocedere alle elementari.
Che bel.

Quindi, se sei un editore e vuoi fare un bestiario, pubblicami!
Cosa aspetti?!
(Della serie: annunci di lavoro improbabili.)
D'altronde, giovedì mattina passerò dallo stato di studentessa a quello di disoccupata, si dice.

martedì 14 febbraio 2012

Ease my mind!

Sempre scarabocchi di questa notte, sempre in modalità preghiera post-tribale ascoltando Niki & The Dove, anche se mi viene sempre da scrivere Niki & The Void, lapsus.


La mantide a due facce che c'è nella mia testa tira la monetina ogni quarto d'ora.
Se esce testa, mi vengono a pestare.
Se esce croce, mi vengono a pestare.
Ma in una modalità sono sedata e contenta, nell'altra non mi resta che apprezzare il sapore del sangue tra le gengive.


PS: ho il ballo di San Vito e non mi passa! *

Questo è il male che mi porto da

trent'anni addosso

Fermo non so stare in nessun posto
Rotola rotola rotola il masso
Rotola addosso, rotola in basso

E il muschio non si cresce sopra il sasso
E il muschio non si cresce sopra il sasso

Scaccia scaccia satanassa

Scaccia il diavolo che ti passa
Le nocche si consumano
Ecco iniziano i tremmori
della taranta, della taranta
della tarantolata...


* Grazie, F.

Synthesizing my Call

Dopo una notte di scrittura, la musica mi ha chiamato a sfogarmi sui fogli, mi sono messa a scarabocchiare per un po'.
Al terzo disegno, tutta avvoltoia sul mio carnet, Niki & The Dove ha preteso un omaggio tribale.


Quando ho scollato gli occhi dall'ultimo angolo di cerchio da far gemere di rosso, c'era tantissima luce nella mia stanza.
Alba violacea inoltrata: la luna mi ha lasciato al sole.

Ho bisogno di una foresta.

L'altra sera mi sono sbucciata il ginocchio cadendo in bici.
Conosco almeno due donne che sanno quanto è dolce.

E ora che sto per pubblicare il post, il sole è proprio un grosso cerchio arancione, si alza sui palazzi in fondo. Adoro i tetti che vedo dalla mia finestra. Sotto ogni tegola c'è annidato un pensiero. I fumi che scoppiettano nuvole dai camini portano via le preoccupazioni.
Un giorno li disegno, questi tetti.
Ora che hanno un po' di neve ostinata negli angoli, sembrano un quadro di Bruegel.