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Tuesday, 5 April 2011

Il muro è caduto di nuovo


Morta e risorta, eccomi riemersa da THE WALL.


Non mi sento minimante in grado di proporre qualcosa come un reportage, ma senz'altro vi segnalerò quello che scriverà il mio gonzo cuggg McA.
(Perché lo devi scrivere, Cugggino, e ora che sto dando la notizia per certa lo dovrai fare a maggior ragione, o in rete sarà presente un'informazione falsa e per giunta su di te! ... Sono una creatura malvagia, sì!)
Non posso nemmeno starmene zitta, però.
Inoltre, più persone mi hanno chiesto di sapere le impressioni che ho avuto ieri sera, lunedì 4 aprile, al Forum di Assago, sicché credo che il mio piccolo blog possa essere meglio di dieci fluviali e-mail private; e poi si sa: noi invasatissimi fanatici dei Pink Floyd siamo numerossimi, benché stranissimi, diversissimi e pure piuttosto irosi.
Sopratutto per coloro che arriveranno qui attraverso, magari, un motore di ricerca, anticipo e ripeto, comunque, che questo non è un report, ma una serie di riflessioni personali. Piuttosto sappiate che online si trova un po' di tutto, incluso un live intero diviso in nove parti dalla data dell'11 novembre 2010 a Philadelphia; sono video amatoriali, ma nemmeno così pessimi.


Avrei voglia di scriverne per mesi, analizzare questo Capolavoro da ogni punto di vista, studiarlo e ristudiarlo, ma probabilmente non in questa vita, in questa posso "limitarmi" a fruirlo con tutta me stessa e, piuttosto, risentirlo scorrere dentro me in tutte le altre cose che farò. Dieci anni fa, belli precisi, tutto ciò che è The Wall ha cambiato la mia vita (e - lo giuro sulle mie gambe - non è un modo di dire). Temo che potrei ricondurre qualunque cosa mi riguardi a quell'opera e a tutto il suo mondo, così come sento tutta me stessa all'interno di essa. In The Wall e nella discografia dei Pink Floyd ritrovo tutte le "chiavi" che mi aprono (e mi chiudono). Ogni volta The Wall mi sconvolge; nel tempo guadagna carica e valore, anziché perderne. Credo sia questa la forza immortale dei Classici e se non fossi troppo ignorante (e relativista) per affermazioni così assolutiste, vorrei sostenere che The Wall sia davvero quel tipo di apice umano massimo che mi sentirei di lanciare nello spazio per spiegare chi siamo a degli eventuali "altri" (nel nostro meglio e peggio, ovviamente, perché lì dentro c'è tutto quanto). Ecco, a pensarci bene, proprio ieri sera mi sono accorta che, però, c'è una cosina troppo importante che in The Wall non avvisto: la Risata. E questo per me è lo spunto ideale per dire come mai questo tour 2010/11 è realmente necessario: ieri Roger sorrideva e, quando stava barricato dietro la divisa da dittatore col suo megafono, si intravedeva come quel ruolo oggi lo faccia un po' ridere, nel senso che forse non vi si immedisima più, ma lo interpreta a fini drammaturgici. Insomma, Roger è cambiato tanto. E questo tour è necessario perché aggiunge realmente qualcosa di nuovo e, anche, cambia il significato di ciò che c'è stato prima, alla luce delle mutazioni.
Sono grata a Roger per aver fatto questo tour, perché se non ci fosse stato sarei rimasta ancorata alla visione di un uomo che, in fondo, era ancora un giovane uomo, mentre ora ho avuto la possibilità di ascoltare un autore che, nel frattempo, è diventato addirittura un saggio. Cos'è un saggio di sessantasette anni per una ventiduenne che ha fretta di capire? È la possibilità di sbirciare anzitempo da un punto di vista che non è suo, è la possibilità di capire ciò che si capisce "troppo tardi" prima di fare troppi sbagli. Se a dodici anni ho interiormente dialogato con un trentaseienne, a ventidue posso farlo con un "anziano" (mi suona strano questo aggettivo, per l'incredibile modo in cui Roger indossa la sua età, però i numeri sono questi...).
Come Roger dichiara nella sua intervista per Rolling Stone, The Wall gli ha dato modo di dare un senso alla sua vita; infatti il punto è questo: The Wall è davvero troppo. Se, da allora, Roger ha raggiunto seriamente nuove consapevolezze, non poteva lasciare quell'opera così: è così grande che aggiornarla era necessario - e doveva aiutare anche noi a comprenderla meglio, a comprenderla di nuovo.
Attenzione, io di solito sono esattamente quel tipo di inguaribile nostalgica che certe trasformazioni non le digerisce bene. Ma ora lo capisco davvero: The Wall è una metamorfosi, ma finisce quando il processo è appena chiuso (in tutti i sensi!), proprio come i film, che, a differenza della vita reale, godono dei propri fottuti costruiti momenti drammaturgici tra i quali questa benedetta Fine, con cui pare risolversi tutto. Invece, nella realtà, dopo le cose continuano, decadono, degenerano, impazziscono, o magari migliorano, ma mai si fermano - questa è l'unica (anti)certezza. Nel dopo-finale di Roger sono accadute molte cose, evidentemente, e andavano condivise. The Wall andava completato.

The Wall ha dato una direzione imprevista alla ragazzina solitaria che ero dieci anni fa, ha buttato giù anche il mio muro e mi ha mostrato che fuori c'è qualcuno che ti aiuta a sistemare tutto (yes, there's anybody out there, amici miei...). Senza Waters, lo dico col cuore in mano e a braghe calate, non so se sarei qui a scucirmi su un blog pubblico, ma, soprattutto, non so se avrei intrapreso tutte le amicizie che ho avuto, che ho e che avrò nella mia vita (conscia che ogni storia può ferirmi). Se, nonostante ogni colpo, credo ancora nei rapporti umani, è perché quel finale riecheggia ancora in me.


Oggi Waters sposta pesantemente l'asse della bilancia verso il mondo intero, verso ciò che sta accadendo, verso la Storia e verso tutta la violenza che non abbiamo ancora fermato, contro le multinazionali, contro i governi oppressori e soprattutto contro ogni guerra.


Io, da anni, allevo muffa tra le schiere dei passivi. Ho smesso di agire e di credere. Ma una parte di me vorrebbe disperatamente che qualcosa mi faccia cambiare idea. Non so se finalmente questo qualcosa è arrivato, ma se così fosse sono pronta a trasformarmi ancora: l'unica costante è il mutamento, lo imparo sempre e lo imparo sempre più duramente.

Stanotte la mia testa è avvolta dalle immagini di ieri sera: i cari caduti (i Fallen Loved Ones) e tutte le altre tragiche avvisaglie della nostra società sul lastrico...



...Ma soprattutto ho in mente quello che per me è un happy ending: vedere Roger e la sua band chiudere lo show mostrandosi con questa quasi inaspettata mise folk, che rispecchia la loro naturale attitudine odierna e raddoppia l'intensità del'happy ending del film del 1982, perché suggerisce un domani; che quest'attitudine sia folk, poi, per me è profondamente significativo, perché non trovo affatto casuale che sia il mood in cui più ultimamente mi ritrovo anche io e, per altro, anche un'altra signorina che col suo ultimo album sembra essere sgusciata finalmente fuori dalle sue viscere per mettersi a cantare del mondo: Polly Jean Harvey, un'altra creatura tormentata che nel mio cuore ha un posto speciale. (Let England Shake parla proprio delle guerre legate al Regno Unito, è un disco intriso della sua Patria, in bilico tra gli alberi delle foreste e i colpi di cannone - parlerei per giorni anche di questo...)

Foto di Agnese Gorroni aka fitterhappier*

A spuntare tra questi bellissimi freakettoni, c'è anche Harry Waters (qui sopra è il terzultimo): è il figlio di Roger, ossia quella vocina tenerissima e straziante che, nel 1979, aprì Goodbye Blue Sky con quel «Look mummy, there's an aeroplane up in the sky»... Oggi quella vocina è un biondone con una barba fin abbracciabile da quanto è enorme, lì sospesa a mezz'aria, sormontata da una cascata di dread lunghissimi... Pensare che quel ragazzo sia il figlio di Rog, che sia un gran musicista e che segua suo padre in tour, be', a me racconta parecchie cose.

Sempre nell'intervista a Rolling Stone, Waters ammette una dolorosa differenza tra la finzione narrativa e la vita reale: nella prima il muro cade tutto assieme, mentre nella seconda devi dolorosamente vedere ogni mattone venir giù. Io non so se riuscirò e vorrò cambiare, ma so che ogni tappa significherà sofferenza. In quei momenti, credo che avrò la mia stella polare...


Grazie, Roger.


Grazie anche per aver fatto pace con tutti noi fan (cosa non da poco): finalmente abbiamo visto che, sì, ora in fondo ci vuole bene. Prima era molto astrusa l'idea di sentirsi una sua fan sapendo che lui detesta il nostro fanatismo. Insomma, come cacchio si faceva ad amarlo senza recargli disturbo, a quel maledettissimo genio? Ieri sera, invece, incrociare le braccia al suo segnale, mentre Roger era in divisa, non era più il culmine di un assurdo rapporto che in cui "ci" ripudiava, al contrario eravamo attori suoi complici in una mastodontica performance teatrale. Eravamo con lui...


 •••••••
All alone or in two's
The ones who really love you
Walk up and down outside the wall

Some hand in hand
And some gathered together in bands
The bleeding hearts and the artists make their stand

And when they've given you their all
Some stagger and fall, after all it's not easy
Banging your heart against some mad bugger's wall

"Isn't this where"


 

12 comments:

Anonymous said...

Roger sarebbe felice di leggerti...
;)

David

Eta said...

Adesso che si è "aperto all'amore" (parole sue), sono certa di sì. :)
Cioé, avrà la nausea di leggere tutta la roba che scrivono su di lui, ma diciamo che, virtualmente, sì.
Insomma, è pur sempre un comandante! :D

Anyway thank you, David

Anonymous said...

Tutto ciò che hai scritto è molto bello e vero. Ho portato avanti un conto alla rovescia di circa 260 giorni dall'acquisto del biglietto a lunedì sera (e ho rotto le balle ad ogni amico/conoscente/parente parlando perennemente di Waters).. arrivata lì con un'amica ci siamo sedute ai nostri posti e siamo rimaste a fissare per un'ora e mezza il palco, senza mangiare o bere nulla e quasi senza neanche parlarci. Sì, insomma, pieno stato ebete. E' iniziato e neanche ci credevo.. qualcosa di fantastico, oltre ogni aspettativa.. The Wall è LO spettacolo (e molto di più).

Agne!

Eta said...

Compagna floydiana, ti capisco eccome. ;)

Peccato solo non esserci beccate là. Anche se nella trance collettiva magari non saremmo nemmeno state in grado di parlare, hehehe. :)

McA said...

Se questo non è un reportage, io sono biondo e ho i dreadlocks.
Carissima Cugina, proverò a scrivere anche io, e proverò a scrivere cose "solo" più divertenti delle tue, perché temo che scrivere cose più significative delle tue sia impossibile.
Sono contento che, qualsiasi cosa succeda, di sicuro l'orologio del tempo non torna indietro, quindi noi siamo, da qui in poi e per sempre, abbracciati, a un centimetro da Rog, tu in lacrime, io con addosso il sorriso della felicità allo stato puro.

Rock'n'roll!

Carmine

Eta said...

Se tu fossi biondo e avessi i dreadlock potresti essere Harry Waters e quindi io conoscerei lui, cosa che non mi dispiacerebbe affatto, perciò continuo a sostenere che questo non sia un reportage.
Come strategia potrebbe funzionare??
Però no, aspetta un attimo...
In fondo Harry Waters esiste comunque (e si sa mai che prima o poi lo conosca :P ), quindi preferisco una dimensione in cui ci siete entrambi e tu sei 'sto meraviglioso tenero Cuggginone romantico! ♥♥♥
Abbracciati per sempre, Cuggg!!!

(E per sempre anche nel 1999 a bere Super Tennent's, hahahaha!)

Smelensaggine e demenzialità a parte, Carissimo Cugino, a fine post fluviale m'é pure salito il dubbio che tu potessi avere una reazione simile, cioè che scrivendo io privassi te di qualcos'altro da dire. Ma, nonostante tutto, i nostri background sono diversi, il tuo modo di rifletterti in The Wall è diverso, per cui in realtà IO SO (e tu pure devi saperlo!) che ciò che hai da dire te è estremamente diverso. Per non parlare di tutta la preparazione tecnica che hai tu. Insomma, stiamo parlando di quello show là: COSA può essere esaustivo?! Le cose da dire non sono ancora finite. Anzi, io sarei addirittura curiosa di leggere la tua controtesi. Di più: ho bisogno del tuo punto di vista e averlo scritto (e scritto che hai la memoria ancora fresca), perché tra tre anni diventerà un punto di riferimento per me e anche per chi cercherà report su quel concerto... Insomma, non fare storie e scrivi che ho bisogno pure io di dimenticarmi tra le righe di un'altra persona (e che sia una Persona non a caso... ;) ).

Eta said...

(Decisamente la sintesi oramai mi ha mandato a fanculo, comunque...)

Calzino said...

Io ribadisco che sono in apnea.
Stamattina mi sono sparata The wall a manetta nell'abitacolo della macchina e ti ho pensato tantissimo.

Eta said...

Calzino, allora ero con te! ♥
...Sei una delle persone che aspettava le impressioni dopo il concerto, quindi questo post è anche tuo di diritto! ;)
Smack nell'apnea!

Debora said...

etina che posso dirti se non che è da brivido ciò che sei riuscita a scrivere (e non è una metafora).
Per cui interrompo Il Teatro degli orrori per spararmi The Wall, e, senza nulla togliere al Teatro, non è che la cosa mi disturbi particolarmente, anzi, direi il contrario, ed è per colpa tua, se di colpa si può parlare.
Per cui: grazie Roger, grazie Eta, grazie anima e grazie brivido.
sempre con affetto

dedina

Anonymous said...

ho pensato la stessa cosa di david..oltre le altre 1500 che ti già detto per mail..
sonica

Anonymous said...

e poi che belli ciggini siete!
sonica