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Wednesday, 15 June 2011

}GABBIA 21{ ➤➤➤➤➤ TOTEMICA

Bestie mie, il blog è finalmente tornato Eta dorme sui pesci volanti (ed è prossimo a nuovi cambiamenti, fatemi finire 'sta sessione di esami), ho ufficialmente e letteralmente fatto le valigie, abbiamo stuccato le pareti, i ragazzi le hanno ritinteggiate...
...E adesso Una Specie di Spazio è finalmente pronto per il nuovo evento, che verrà inaugurato questo sabato alle 18 (sempre in Piazza Roma 36 a Cremona): TOTEMICA!!!

Totemica è Alice Seghetti, che sul mio blog ho nominato più volte, anche perché adoro i suoi disegni e, infatti, sono felicissima di averla avuto nel 1° HASHFANZINE, nel 2° e sicuramente ancora tante volte!
Con questa scusa della mostra, dopo anni di contatti virtuali, finalmente ci siamo incontrate: la settimana scorsa è venuta da Verona alla Specie di Spazio per incominciare la sua splendida colonizzazione. Quel giorno c'erano anche Anna Cigoli e Renato Florindi, i due Dei che sono entrati nello Spazio prima di me. Insomma, finalmente eravamo lì, tutti e quattro, a far felicissimi i nostri Federico Fronterré e David C. Fragale, che a riguardo ha scritto un post dolce e gongolante. Io gongolavo soprattutto per un'altra cosa, però. L'ultima a destra... Quella che salta:


Di quel pomeriggio c'è pure un video con Alice in azione e pure entrambe le sue splendide cagnoline!

Venite, Nice People!
In your whitest suit
And lion tattoes
In your whitest suit
And your lion tattoes
You've seen it all
Seen it all
Ops, scusate, queste ultime cose non c'entravano un granché...

Alice, in bocca al lupo, con tutto il cuore, sono fiera di passare il testimone proprio a te! ;)

Love,
Eta

Tuesday, 14 June 2011

{GABBIA 20}

Dicevo che Andrea Riboni, oltre alle foto "ufficiali" dei pannelli, ha fatto molto di più... Ecco pronti altri due (anzi, tre*) regali suoi...




Ciò, dopo giorni e giorni in cui si perdeva a guardare i miei disegni, senza dire una parola.
O meglio, sì, tantissime parole, ma dopo. E la maggior parte delle quali a dire quanto ci piace non parlare (magari in seguito al loop di persone che chiedeva l'interpretazione del tutto, domandava, voleva i sottotitoli...).
Quindi, in onore di ciò:

silenzio



*

Monday, 13 June 2011

{GABBIA 19}↬ I pannelli e la performance "Mensa sull'abisso"

Abbiamo le foto dei pannelli ultimati, grazie ad Andrea Riboni, che ringrazio tantissimo, sia per gli scatti che per tutto l'aiuto che ci ha dato.



Abbiamo pure il video dell'inaugurazione, con estratti della Mensa sull'abisso (che, per intero, è durata circa un'ora, o forse più). Grazie mille a Eugenio Villani, che l'ha girato e montato.


La campana tibetana tra le mani di Federico Mecatti - Foto di Ribbon
Prima parte: Alessia Degani e Ialira Donar spugnano di nero la mia pelle - Foto di Ribbon
Attesa delle risposte al sorteggio - Foto di Ribbon
McA, sorteggiato, procura un danno fisico (anche se sembrava una carezza...) - Foto di Giulia Voltini
Ialira Donar, Erica Lanzoni, Maria Caletti, Valeria Muledda e Tamara Fragale, durante la prima parte - Foto di Giulia Voltini
Michelle Soledad Gorr, sorteggiata, procura un danno fisico - Foto di Giulia Voltini


Tamara Fragale sorteggiata, aggiunge un peso al fardello - Foto di Ribbon
Abo, sorteggiato, procura un danno fisico - Foto di Ribbon
Finale cedimento dopo la prima parte - Foto di Ilaria Moorg Borraccino
Alessia Degani prende i fili, le bucce di mandarino, i miei sogni disgregati... - Foto di Ribbon
Valeria Muledda cerca meticolosa dentro la mascella - Foto di Ribbon
Michelle Soledad Gorr, china sul suo cofanetto - Foto di Ribbon
Foto di Ilaria Moorg Borraccino
Foto di Giulia Voltini
Dopo la performance - Foto di Gianvito Cofano
Foto di Gianvito Cofano
Ialira Donar, Michelle Soledad Gorr e dietro Erica Lanzoni - Foto di Gianvito Cofano
 E ora, finalmente, mi prendo un istante per ringraziare una ad una tutte le persone che hanno dato vita con me alla performance Mensa sull'abisso. Ciascuno di loro è stato importantissimo e impagabile. O meglio: li pagherò con i pesci volanti. Ma vorrei tanto poter fare qualcosa di più. Ancora non mi capacito dell'energia e dell'affetto che ho ricevuto per questo progetto...

Grazie a
Alessia Degani
Foto di Ribbon
Alessia è a tutti gli effetti co-autrice della performance.
Mi ha aiutato senza riserve, ha preso il mio cervello e l'ha massaggiato come la pasta per il pane.
Ha anche scritto una cosa sulla Mensa...


Fino a che punto può spingersi il dolore umano?
Quanto le nostre mascelle potranno indurirsi e le nostre costole contrarsi prima di rompersi, esplodere?
C'è l'imite al dolore umano, sì, perchè c'è un limite alla sopportazione di questo.
Arriva il momento in cui le nostre ginocchia non reggono, cadiamo sfiancati.
Stanchi di quel dolore... d'una pienezza che ci porta al vuoto cosmico.
A quel punto non possiamo far altro che risalire, riemergere dagli abissi, aiutati da, che so, pesci rossi, ancelle, volti amici e altri volti... forse maschere, oppure semplicemente persone... uomini che stanno soltanto attendendo la verità e nel durante, si mascherano un po' per non mostrare gli occhi dell'incertezza.
In ogni modo, arriva qualcuno a prenderti per mano, scioglierti i capelli, slegarti e ad iniziare a mettere e togliere, mettere e togliere.
È vero, forse saremo sempre in una gabbia, sta ad ognuno pensarlo o meno, ma è importante ricordare - osservando attentamente intorno a sè - che, ad ogni fardello aggiunto, uno ne viene tolto.
È inevitabile il fardello, ineluttabile il dolore, ricordalo: tu ferisci e, a tua volta, sei costantemente esposto al danno.
Ricorda anche delle mani e dei capelli che sanno sciogliere le tue mascelle contratte e sciogliere i nodi che legano il fardello alla tua schiena.

Grazie a
Ialira Donar
Un giorno Ialira mi notò in Stazione Centrale, a Milano, e poi mi ritrovò sul suo stesso binario.
Sul treno, finalmente, si girò verso di me, senza pudore, e iniziammo a parlare. Ogni nostro dosato incontro è stato un evento, per noi, e abbiamo quasi paura a reiterarlo, perché è come se permettessimo a due vite parallele di specchiarsi: sia io che lei, abbiamo immediatamente visto il proprio io nell'altra, o, meglio, una variante del proprio io - un "io" se avessimo fatto scelte diverse, se avessimo vissuto circostanze diverse. Piano piano, stiamo facendo esplodere lo specchio, però.
Faremo un viaggio. Ce la faremo, maledizione!
Ha scritto qualcosa anche Ialira.


Meraviglioso il gioco del mondo!! Sorpresa è scoprire quale ruolo vestire stavolta! Rinasciamo morendo e vinciamo perdendo, godiamo soffrendo, sorrisi che nascono dalle lacrime e libertà che affonda le radici in una GABBIA.
Poco importa ciò che eravamo o ciò che siamo, in questa voglia di vivere senza dirlo a nessuno, che sta per trasformarsi in passione di esserci.
Inesorabile il cammino della memoria che si nutre solo di ciò che all'origine può essere assimilato, intrattenibile il rigurgito ancestrale di tutto ciò che infetta.
Ottimo veicolo questo corpo di carne, sangue ed ossa come mezzo di trasporto verso l'eterno.

Un sacro grazie a Eta, ben altro che la ragazza dai capelli a mantello e gli abiti sgualciti, per averci messi di fronte alla nostra sacra imperfezione.

Nelle mie fibre Eta, David, Axl.
Nel mio cuore Frèderic, Erica, la mamma di Eta, Valeria, i musicisti e il "pubblico" che ha vissuto con/per noi la performance.
Fra le mie braccia Michelle Soledad Gorr e Maria.

Mensa sull'abisso: per fortuna abbiamo trovato termini anche per definire l'indicibile e per fortuna l'indicibile continua a sottrarvisi.


Grazie a
Valeria Muledda
Frame dal video di Eugenio Villani
Non si può dire con precisione, ma credo che tanti dei germi che mi hanno trascinato in questo percorso siano stati depositati da lei, dalle cose che mi ha fatto scoprire e che mi ha aiutato a tirare fuori, con quei suoi gesti così puliti e necessari...
Quando ha accettato di partecipare alla mia performance, Valeria è stata meravigliosamente irresponsabile, perché non sapeva quasi nulla.
O forse sapeva già.

Grazie a
Ribbon
Dettagli di foto di Ilaria Moorg Borraccino e Giulia Voltini
 Del vortice in cui volevo trascinarla, prima della performance, a Ribbon avevo spiegato solo l'azione, non i tumulti che mi ci avevano portato. Ribbon sembra perennemente lieve e giocosa, vitale e contenta. Ma le foto che scatta, la musica che ascolta e il cinema che ama, fanno spiare ben oltre... Io non le ho spiegato nulla, ho comunicato silenziosamente a quella parte di lei. E quella parte di lei, il giorno dopo, mi ha scritto un sms in cui confessava di essere stata male, ma che era stato un male necessario.
Scusami per averti fatto male, nanetta, e grazie per avermelo lasciato fare.

Grazie a
Michelle Soledad Gorr
Foto di Ribbon
Fedele, algida e fragile, Michelle semplicemente c'è sempre e c'è sempre stata; non ha mai smesso di riporre con cura pezzi di sé dentro di me, spesso senza badare a quanto fosse insopportabile. Mentre cercavo di capire se si trattasse di darle un riparo ed espormi solo a nuovo dolore, ho scoperto che non ne posso fare a meno.
Pubblico un testo che  ha scritto, che non è nato propriamente per la Mensa, ma, in qualche modo, vi dialoga. 
  
Sappi che sei stato un traguardo di Libertà.

Feci piccoli passi verso l'infinito.
Impaurita dal suono dei tuoni che illuminavano il cielo, mi sporcai di fango percorrendo la strada.
Mi ero persa qua e là... E sapevo che sarebbe potuto accadere ancora, ma la pioggia scendeva
dal cielo purificandomi un po'.
Mi sentivo di nuovo bambina, la prima volta, sulla bicicletta. Pedalando, pedalando contro al vento.
Ginocchia sbucciate e sangue asciutto su pelle di seta.
Ricordai quel pezzo di strada compiuto prima di perdere l'equilibrio e cadere, come un traguardo di libertà.

Oh, eccomi infine giunta qui dopo mille e una caduta.
O forse un milione.

Quante attese passate e quante ancora devono arrivare prima di veder sorgere il sole.
Ma ogni tanto si ha l'onore di ammirare l'arcobaleno.

Mi legherò braccia e piedi e lascerò che il vento mi culli.
E che Tu mi distrugga se è questo che vuoi.
Oppure che tu mi salvi.

Grazie a
Erica Lanzoni
Foto di Giulia Voltini
Io ed Erica avremmo voluto che durante la performance lei tenesse in mano un coltello a lama doppia (ossia, senza il manico). Poi non abbiamo fatto in tempo a realizzarlo. Ma quello è l'esatto simbolo di ciò che ci unisce. Siamo per mano nella tempesta, piccola Sonica...

Ha scritto delle cose molto preziose.


È stata una cosa talmente intima...
La sera stessa ho visto troppe reazioni diverse, volevo solo starne fuori, troppe parole confuse...
Ho pensato «Non abbiamo giocato... Non è stato un gioco.»
Il giorno prima ero entusiasta, volevo giocare con Eta, fare un rito... Poi mi sono trovata lì... Praticamente a fare da spettatrice...
Non avevo mai assistito alle prove... Mi sono trovata là in mezzo... La campana tibetana ha iniziato a schiacciarmi il cervello, ho rischiato più volte di perdere i sensi, e intanto guardavo Eta ma non la vedevo, avevo paura di cadere e mi chiedevo se era il caso di allontanarmi lentamente, mi chiedevo come avrebbe reagito la gente se fossi caduta a terra... Nei riti spesso si andava in trance... Quindi sono rimasta... Studiavo la gente... Era impaurita... Se ne andava per non rischiare di essere troppo coinvolta... Aspettavo il mio turno, ma non è arrivato.. Guardavo il cane estremente tranquillo e mi chiedevo se fosse sordo... Poi finalmente il didjeridoo ha iniziato a cullarmi, il sangue ha ricominciato a circolare.
Guardavo Eta, ero ipnotizzata... Mi sono inginocchiata di fronte a lei e ho fatto quello che dovevo, ma volevo accarezzarla, volevo che tutti la amassero come me...
Poi non ce l'ha più fatta, è crollata, e finalmente le lacrime, tante persone le hanno nascoste, lo so...
Diverse volte ho visto Eta crollare e rinascere e tante volte lei ha visto me, ma così, in pubblico, è stato fortissimo. Si è aperta e denudata realmente, e questo è il suo coraggio e la sua forza. Io e lei da anni ci succhiamo energia, quella sana, ci rigeneriamo, me ne tolgo per dargliene e quando mi serve gliela riprendo, ci guardiamo nelle budella e ci svuotiamo.
Vederla crollare nella consapevolezza che "è anche per colpa mia" ti uccide.
 
Riporto qualcuna delle considerazioni origliate tra la gente fuori:
«...Si vede che è umile, non fa l'artista a tutti i costi...»
«...Ormai queste cose si possono fare solo nel contesto dell'arte, perché la gente non ci crede più nei riti... Ma non bisogna scherzarci, perché funzionano davvero...»
«...Sta bene con la pelle nera...»
«...Io non so dire se mi è piaciuto o non mi è piaciuto... Cioè...»
«...È molto vicino alla visione cristiana...»
«...Sono contento che non mi abbia chiamato...»
«...Però non ha messo davanti ad una vera scelta... Cioè, non si poteva scegliere...»

Grazie a
Maria Caletti
Il ruolo di Maria, forse, era il più difficile.
Non è giusto lo spieghi, però posso dire di essere contenta di averlo affidato a lei, che è sangue del mio sangue e ha condiviso milioni di volte il mio stesso punto di vista.
Maria vede molte cose. E ne capirà sempre di più. Probabilmente, molte più di me.
Aspetto il giorno in cui, anche se lei è più giovane di me, andrò da lei per imparare.
Ma forse già lo faccio.

Grazie a
Andrea Carasi
Storicamente, Andrea è un bassista e, nonostante gli anni di pratica e studi che ormai lo rendono un esperto, credo che lui non perderà mai la sua attitude totalmente più punk, più grunge, più noise. Come speravo, essendo anche un violoncellista che ha però in sé la ritualità del rock, del concerto rock, Andrea si è fatto prendere tantissimo da quest'esperienza, e ha trovato il suo piccolo magico modo di viverla...

Grazie a
Federico Mecatti
Federico quasi non mi conosceva ed in più è stato avvisato davvero tardi, ma, con una generosità rara, ha subito accettato e ha suggerito tante piccole cose cha hanno arricchito tantissimo quello che avevo in mente, sposandolo perfettamente: com'è subito entrato pacificamente dentro tutto, è stato un vero regalo inaspettato.


Last but not least, grazie a tutti coloro che sono venuti, sia durante la residenza creativa che all'inaugurazione, grazie a quelli che durante la performance sono rimasti immobili, a quelli che hanno partecipato attivamente, fotograficamente (Ilaria, Giulia, Abo, John, nonché Ribbon...), o iper-mentalmente, grazie a tutti...

Fede, David, voi due non posso ringraziarvi qui...


Chiudo con un'ultima impressione, arrivataci dalla nostra Stefania Mattioli, un'altra presenza un po' magica attorno alla Specie di Spazio...

Parole in libertà sulla Gabbia dove Eta sacrificale si è tinta di nero.
Moderna vestale neogotica, quasi una sorta di profanazione salvifica del sacro sepolcro, Eta è parsa come un Icaro femmineo prigioniera del Suo sogno creativo.
Invano ha tentato di spiccare il volo: piedi saldi al suolo legati dall'ineluttabile laccio, corpo appesantito da un fardello che in pochi hanno eluso.
Perchè ciò che deve accadere accadrà comunque.
Nella scatola luminosa di unaspeciedispazio era bello osservare le ancelle scalze, il rito dei gesti, gli sguardi astanti e silenziosi, i pesci volanti, il musico silente.
Quadro nel quadro, performance nella performance sono stati il pubblico accovacciato a terra, i fotografi a caccia dell'estetico istante, il bimbo curioso che si interrogava
sul perchè il cucciolo di bassotto avesse le unghie chiedendo il permesso di "accarezzargli gli occhi".
Anche gli scettici son tornati a casa con le mani colme di briciole grigie e un ricordo animato fatto di sospiri e colore, di attese e aspirazioni vitali.


Ciao mondo,
buoni terribili viaggi dentro e fuori dal muro...

Thursday, 2 June 2011

{GABBIA 18}

Ecco sfornato il video che racchiude ciò che va in loop sulla televisorina che teniamo in vetrina, ossia la preparazione della Gabbia e poi le riprese della stessa settimana creativa. Durante tutto questo periodo, Federico Fronterré è stato sempre armato di camera e la estraeva continuamente; poi l'ha montato per la vetrina e infine David C. Fragale l'ha rimontato per il web, in questa versione.
Ancora a Gabbia aperta, è già diventato un video che mi fa un po' di nostalgia... :°)


Ecco, con questo video un po' si vede quanto hanno dato anche Anna Cigoli (per il pupazzone avatar manichino scultura bambola totem fantasma o non so che campeggia in mezzo a Gabbia) (Ah, Anna, a proposito: dobbiamo trovare un maledetto titolo, direi!) e Ribbon (per i pannelli e per i costumi della performance) (Ah, Ribbon, a proposito: dobbiamo trovare un maledetto titolo (per i pannelli), direi! :P ).


Grazie, amici miei.

P.S.: la signora col cane è la mia mamma! Il cane, invece, non è un cane, fa solo finta, e si chiama Chockie.

{GABBIA 17}

Ho finito i pannelli.

Sono stanchissima, ma è la stanchezza dei giusti e me la gusto tutta.
Sono contenta del mio lavoro.
Tre settimane e mezzo, benché intervallatissime.
Sono davvero contenta.

Per chi non è mai passato, per chi vuole vedere come ho concluso i pannelli e per chi vuole dare l'ultimo saluto a Gabbia, sappiate che:

sabato 4 e domenica 5
dalle 18
c'è l'ultima apertura
o l'anti-inaugurazione
o l'addio
- come vi pare, insomma.

E poi si smonta tutto.
Mi fa impressione pensare che quello spazio così com'è ora non lo vedrò mai più, dopo il disallestimento.
Ma bene così.
Una Specie di Spazio si deve reinventare, quella è la sua natura. E ne vado orgogliosa anche io e la sostengo anche io, perché a quello Spazio, Gabbia o no, mi ci sono affezionata tanto tanto.

Intanto pubblico le foto che mi ha fatto Federico lo scorso week end. (Un week end davvero particolare, poi, perché... perché prima di andare a disegnare nello Spazio... c'è stato questo:

A visitare questo piccolo pachiderma ci sono andata con i miei specie di amici Federico Fronterré e David C. Fragale, che l'elefantino l'aveva già adocchiato e omaggiato ed è stato colui che ha deciso che dovevamo pellegrinare lì e che ha realizzato il sweet videino di prima.
Comunque, l'omaggio di David è stupendo. Eccolo:
)

Ma riprendo il filo... Avevo detto che "intanto pubblico le foto che mi ha fatto Federico foto lo scorso week end"...

(Questo è Andrea Riboni.
O meglio: così dice.
Ma noi siamo convinti sia un delfino.
Non è palesemente un fottuto tursiope?! Lo è.
Lo è, cazzo!)

Notare Ribbon in azione nel frame del televisore in vetrina (in cui, in loop, passa il making of di Gabbia insieme al video dell'intera settimana della residenza creativa).



••••••

Momento condivisione & amore (dedicato alla nostra neosposa Calzino)
Sull'onda di quello che scrissi durante i giorni della residenza creativa, mi sono divertita a fare un breve elenco di ciò che ho ascoltato lavorando a Gabbia. Lo trovo un modo bellissimo e simpatico per raccontare meglio cos'è stato tutto questo.
Quindi...: FliPling, Tree, Fever Ray, Pink Floyd, Nine Inch Nails, Afterhours, Lykke Li, Led Zeppelin, LinFante, Syd Barrett, Queen, Mydian Gallery, The Beach Boys, Lycia, Mazzy Star, Devendra Banhart, Franziska Freymadl, Anne Calvi, Diaframma, Edward Sharpe & The Magnetic Zeros, Lhasa De Sela, Elisa, Smashing Pumpkins, Tool, ... Più un sacco di roba suprema di Federico o che mise su Ribbon - ricordo solo Josh T. Pearson e i Pere Ubu (che già ascoltavo) e la faboulousa Anais Mitchell di cui ignoravo l'esistenza, sommata a Bon Iver (che ancora non ascoltavo nonostante Federico me lo nominasse sempre).
••••••

Momento vanità & gloria
Il carnet rosso troppo fico su cui disegno nel video pachidermico, è questo:


Siete tutti invitati a invidiarlo.
Me l'ha fatto Ribbon, a mano.
E sì, avete letto bene, sopra c'è inciso Eta, piccino piccino e stilosissimo.
Le conclusioni sono due:
1 - Ribbon è pazza (di me*);
2 - Io ce l'ho e voi nooo, io ce l'ho e voi noooo, io ce l'ho e voi noooo!!! :P

* Idem!!!
••••••

Buonanotte, pesci, incubi e capodogli
Torno ad aggiornare presto...
Ho ancora così tanto da raccontare!!!

Sunday, 29 May 2011

{GABBIA 16}

Post rapido per dirvi che anche oggi sono qui at Gabbia, ormai sul punto di finire totalmente i pannelli: sfondi sfondi sfondi. Sfondato anche il mio cranio, per altro, ma presumo che questa sia un'altra storia...
Vi lascio con le foto dello scorso week end, mentre ultimavo il pannello col mio amato Capodoglione creato, durante la settimana della residenza, insieme alla mia bella Ribbon.





Baci stanchi e vitali e ossimori,
Eta

Monday, 23 May 2011

{GABBIA 15}

Oggi pomeriggio torno a lavorare dentro la mia Gabbia (e poi parto di nuovo per Milano). Mi sto godendo gli ultimi momenti* in questo posto pazzesco allestito in questo modo che ormai sento molto intimo con me stessa...

Anche quest'ultimo sabato e domenica abbiamo aperto, ho continuato i pannelli e dalle 18 ricevuto qualche visita, qualcuna casuale, qualcuna premeditata.

Tra quelle indubbiamente premeditate, includo la visita di un enorme barboncino nero che sembrava una visione, mi guardava come se sapesse tutto... Poco dopo il suo passaggio, finalmente ho finito i pannelli con il capodoglio. Sono contentissima, mi piace un sacco! Vorrei tanto avere ancora Ribbon qui per mostrarglielo dal vivo, anche perché in quella texture che tanto colpisce sul mio bel cetaceo (carta da lucido con acqua vinilica e una punta d'acrilico - svelo il mistero), dovete sapere che Ribbon mi ha aiutata tantissimo (sia nella realizzazione che nelle idee, anche perché, lo sapete, a volte le idee vengono realizzando). Ribbon è a tutti gli effetti co-autrice di quella parete. Lo è anche dell'altra, mi ha aiutato molto pure lì (e anche in tante altre cose, compreso il costume per Mensa sull'abisso...), ma nel capodoglio c'è una percentuale di ribbonosità molto alta.
Appena ho le foto della parete finita, le posto.

Nel frattempo pubblico le bellissime immagini che ha creato sempre la nostra Ribbon, quella mattina che si è svegliata con me in Una Specie di Spazio...

Dal suo blog: 
ha detto che nessuno mai l'aveva fotografata mentre si truccava
a me è venuto in mente subito
dai primi 10secondi che ci siamo incontrate a Lucca ho desiderato fermare in immagini quel rito che Eta compie tutte le mattine e che la cala nel suo "Personaggio".

 In primo piano c'è Michelle Soledad Gorr (e dietro sto lavorando proprio al capodoglio).

Lei è Tea, che è passata a portare una ventata di brio (complice di Nima, la sua cagna spettacolare!) 


Grazie nanerottola!!!

A dopo, se qualcuno passa dalle mie parti...

* Il prossimo week end sarà l'ultimo in cui vedere allestita Gabbia, infatti. Sarà un po' doloroso, ma il fine è superlativo: dopo di me, arriva a colonizzare Una Specie di Spazio la signorina Totemica. Che è brava da matti. Non perdetevela! (Ma vi terrò aggiornati...)