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Tuesday, 18 September 2012

Punti di vita

Punti di vita era il titolo che avevo scelto per te, Cami.
Decisamente, punti di vita.
Qualche giorno fa ho scritto della nascita, per Pietro (che intanto è nato: benvenuto, ragazzo!), e pensavo all'Armonia, al Ciclo della Vita, nella sua integrità. E oggi torno sul mio blog perché è arrivata anche la Morte, a rimetterci alla prova con l'accettazione di questo grande Ciclo. Ultimamente continuavo a dire che avevo imparato ad accettarlo, che questa era la grande rivoluzione che era avvenuta in me, in questi mesi. Decisamente, però, Signora Morte, non era Camilla che dovevi portarci via. Quella ragazza ci serviva, qui, viva e attiva come sapeva essere, per cambiare le cose. Perchè benchè il grande Ciclo sia perfetto com'è e la Terra sia un posto meraviglioso, noi umani ne abbiamo fatte storte troppe. Lei era una di quelli che voleva raddrizzarle. O magari ripiantarle da capo.
Ti volevo scrivere, Cami, uno di questi giorni.
Volevo dirti che ero tornata.
Ci siamo conosciute quando io avevo quattordici anni, tu quindici.
In nome del tuo anarchismo e giochicchiando col tuo nome vero, ti avevo soprannominata Camilla CentoFuochi, omaggiando Camilo Cienfuegos. Portavi ancora fiera quel soprannome.
Poi io sono cambiata tanto, non sapevo come dirti che io all'utopia non ci credevo più – quell'utopia che mi scrivevi nelle lettere, rigorosamente a mano, decine e decine di lettere. Citavi Galeano, Lei è all'orizzonte. [...] Mi avvicino di due passi, lei si allontana di due passi. Cammino per dieci passi e l'orizzonte si sposta di dieci passi più in là. Per quanto io cammini, non la raggiungerò mai. A cosa serve l'utopia? Serve proprio a questo: a camminare.
Tu non hai mai smesso di camminare.
Volevo scriverti uno di questi giorni, per dirti che il vento del duemilaedodici mi aveva portato questo, di nuovo la speranza. Volevo riunirmi con te nella lotta. Volevo parlarti di una cosa di cui ora non parlo, di cui parlerò forse un giorno, e che si chiama ancora proprio Utopia. Raccontavo di te, di quanto credevi nella causa e di quanto fossi bella svitata pure tu, amica mia, proprio pochi giorni fa, a qualcuno di prezioso che avrei voluto si mettesse in contatto con te.
Ero certa che ti saresti entusiasmata, come tuo solito: Punti di vita erano quelli di cui tu eri piena. Questa fotografia fa parte di una serie: Piccola antologia di epistolari telepatici tra sedici ragazze e ragazzi e la nostra generazione. La realizzai l'estate di due anni fa, per un esame accademico il cui tema era "my generation". Per ogni ritratto avevo posto un vetro di fronte al volto di ogni soggetto, ciascuno catturato nel proprio ambiente. Il modo in cui ciascuno si relazionava all'oltre il vetro rappresentava il modo in cui interagiva col nostro presente, con la nostra generazione, la nostra società. Qualcuno tentava di auscultarla, qualuno si copriva gli occhi, qualcuno era più interessato a delle letture, qualcuno ne scappava, qualcuno ci guardava dritto dentro, …
Tu, Camilla, eri quella che tentava di attraversare il vetro.


Non una che tenta di andare oltre, dovevi portarcia via, Morte.
Il mio cuoricino ha fatto pace con te, Morte, ma proprio Camilla, credimi, Morte, è stata una scelta di pessimo gusto, una vera caduta di stile.

«Ele, quando muoio devi scrivere la mia biografia. Tu puoi.»
Questa ragazza me l'aveva ripetuto tante volte.
«Sei pazza, Cami.», le rispondevo ridendo. Ma, dannazione, credevo che con questo lusinghiero e assurdo dovere avrei fatto i conti da anziana, non a ventitre anni. Volevo raccontarne tante, lì dentro, Cami. Mi fai scrivere una storia con una fine senza senso, lo sai? Se mi permetti, Cami, ti mando a fanculo almeno qualche minuto – e ti prego, ridi, amica mia, ridimi da lì, fammi sentire come ridi allegra e trasparente – e mi metto in braccio l'amore per il Mondo, mi metto in braccio l'Utopia, con te dentro, e forse di te scriverò tra un po'. Ho un'idea, sai? E cioè che la tua biografia sarà un po' più completa quando avrò maturato più progetti che, in qualche modo, contengono l'eredità (ahimè, che esatta scelta di parole mi tocca fare) che mi hai dato.
Dammi qualche decennio, Cami, vediamo se riesco a cambiare il mondo anche se non ti ho mandato una mail prima che tu morissi. Fammi concentrare un attimo su questo. Così poi scrivo una storia a lieto fine, anche se un guerriero valoroso se ne è andato troppo, troppo presto.

Vado a vedere se riesco a bucare il vetro, Cami.
Vado a guardare lontano, come avevi intitolato quel ritratto che mi avevi fatto allora.
La tua storia non finisce qui, per ora non scrivo.
Piuttosto, mostro a tutti qualcosa di quello che scrivevi tu, partendo da uno dei temi che ti era più caro ora.

O forse scriverò, ma in nome di un Capitolo a venire.


La nostra canzone preferita era Time Is Running Out, comunque. E questo è un po' troppo ironico, ma d'altronde amavi ridere con me a forza di black humor, no?

A tutte le nostre risate, a tutti i pianti, a tutte le prime cose dell'adolescenza che abbiamo scoperto insieme, a tutti i segreti, a tutte le promesse, alle storie d'amore che cominciavamo contemporaneamente, alle strade che si allontanavano e ritrovavano, al tavolino dove abbiamo parlato a marzo, io appoggiavo il ginocchio imbambolata alle tue idee incredibili e ci speravo, sì, un giorno saremmo tornate a lavorare insieme.

Vado a vedere come si fa a bucare il vetro, Cami…
E vedi di aver lasciato abbastanza roba scritta in quella tua tesi che avresti discusso lunedì, perché mi serve.
Fatti una bella dormita, tesoro.

9 comments:

ribbon. said...

quanta bellezza anche nello sgomento
ora però mi ritiro nel mio anglino buio e ti lascio pensare

ti abbraccio

Eta said...

Grazie, bimba mia.
Io ti faccio piangere troppo spesso.
Hai tanti bonus vendetta. :')

McA said...

Parole così belle che chiamarle "necrologio" è svilirle.

Eta said...

Cugino. ♥

Nukkuva Puna-Kettu said...

Ciao pesce Eta,
anche tu mi hai regalato lacrime preziose e sincere...e ricordi sfumati di braccialetti tintinnanti e un sorriso come il sole. ♥

Eta said...

Già. :')
Grazie, Volpe!

Nukkuva Puna-Kettu said...

Grazie a te per la sberla! Dopo il mio rientro tardivo nella civiltà e nel mondo dei giornali locali,se non c'eri tu forse non lo scoprivo,mi erano arrivate delle voci ma erano talmente confuse che non avevo capito. O non volevo capire...mah! ♥

Eta said...

La voce che è arrivata a me non era confusa, ma all'inizio neppure io ho voluto capire…

Nukkuva Puna-Kettu said...