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Tuesday, 15 December 2009

Perché lavori ai ferri?

In questo post avevo appena finito le riprese, ed ero distrutta. Oggi invece ho appena finito tutto ciò che vi ha conseguito, e forse sono ancora più distrutta. E sono perplessa: forse dovrei essere più riservata. Ma ormai la frittata è fatta - e non la tengo nel cassetto.
Buon divertimento...
(Lo metto qui, ma consiglio di vederlo direttamente su iutub, è a qualità maggiore, qui è strettino strettino).







Le immagini sono prove momentanee per una locandina/copertina/banner: mi apro alle vostre opinioni - cosa vi piace di più? :)

Per ora è tutto. (Ma piantala, Eta!)

21 comments:

Gary Coopo said...

cavolo eta ma quanto sei brava?!
verso la fine ti interroghi sull'essere riuscita o meno a rappresentare il tuo flusso di pensieri, ricollegandomi anche al commento che ti facevo sul post precedente tuo ci riesci eccome, almeno io mi sono immedesimato in pieno visto che mi capita frequentissimamente quella situazione (peraltro proprio nelle stazioni e nei treni). E poi ti muovi con apparente disinvoltura tra video editing, montaggio, regia .. insomma wow!
Suggerirei in nome del metodo stanislasky, una maggiore maestria nell'utilizzo dei ferri :)

michelle said...

everyone I know...goes away in the end....

rompere la bolla. bucare il palloncino. non bucarmi il palloncino.

ti voglio bene E.

Eta said...

@ Gary
Che tu ti sia immedesimato è in assoluto la cosa più importante, per me. I neuroni specchio fanno sempre la loro parte, quindi un po' ci si immedesima sempre, ma se lo scrivi immagino non sia stato a un livello troppo superficiale. ;) Mi fa piacere anche il dettaglio delle stazioni: sì, sono luoghi che possiedono un duende proprio. Anzi, il famoso episodio mi accadde in treno, ma girare in treno è un casino...
La maestria ai ferri andava bene così. ;) Come dice anche la mia "io" nel corto, io manco me ne sarei accorta se questa era brava o no. Io vedevo un gesto, vedevo un simbolo...

@ Michelle
Non romperò il tuo palloncino.
Smack, Fatina.

federica said...

Ecco a che servivano i sorrisi!
Mi piace l'atmosfera quasi "intima" di quella sala d'aspetto, è esattamente l'atmosfera che si crea nello scompartimento di un treno, ed io trovo sia una sensazione bellissima :)

Eta said...

Hehe, lo so che la ami anche tu! Ti ricordi? Ti accennai di questo corto. :)
Smack

Andrea Settimo said...

...che dire...ti farei un applauso se fossi lì probabilmente...

brava, mi hai incollato allo schermo.

Andrea Settimo said...

An! quando hai tempo rispondi alla mia mail...

Margherita Allegri said...

Mi sono emozionata.
Volevo dirtelo.

Eta said...

@ Andrea
Risposto!
E mi inchino all'appluaso, allora! ;)
Per altro qui sono stata criticata aspramente per la lunghezza insostenibile, ma se ti ho incollato allo schermo... heheheh! :D

@ Margherita
E io ti ringrazio per averlo fatto, il tuo parere per me è davvero interessante... :) Per altro prima, qui a Milano, ho incrociato alla Fnac una che ti somigliava ed ero lì lì per salutar-ti, ma mi sono zittita prima di fare una piccola gaffe! :D
Smack

Anonymous said...

come ti avevo accennato, lo ritengo un video che fa della sua lunghezza e dei suoi difetti videolessicali il suo punto di forza, dato che, tanto è scordinato e ridondante il pensiero umano, tanto complesso cerca di essere il flusso di coscienza messo in scena da te - coi suoi giri tortuosi, la musica, le animazioni in taluni casi subliminali, l'ossessione del sorriso...
insomma, laddove qualcuno se la sarebbe potuta cavare con un semplice esercizio di stile, tu hai osato nel modo in cui adoro chi osa; il video non pesa, se si accetta la sperimentazione, gli errori, l'italiano lingua morta, cioè tutto quello che può passare sotto la definizione di PASSIONE, e tu di passione ne hai da vendere. a proposito, quanto la fai all'etto?
DCF

Eta said...

Guarda che se ne vuoi fare un mercato mi conviene associarmi con te! ;)

:*

Anonymous said...

Perchè banale per amore?
In ogni punto, c'è un pensiero. In ogni pensiero, un incantesimo. Le sacerdotesse di moltissime culture diverse attuavano i loro incantesimi tramite l'arte del tessere: cadevano in trance proprio mentre eseguivano i loro lavori al telaio.
Anansi, credo sia figlio di ogni donna che tesse... dunque... anche di chi lavora ai ferri...
Quindi, sa. Ogni donna che lavora ai ferri, sa.
Avresti dovuto rompere la bolla (o rompere le balle, come si preferisce).
Il problema non sta nella conseguenza, ma nella scelta.

Per come la vedo io, chi lavora ai ferri può farlo solo per passione...

Eta said...

Spero che tu abbia ragione, spero che tu abbia fottutamente ragione. Altrimenti è la fine.

Di quelle sacerdotesse non sapevo/ricordavo. Puoi immaginare quanto mi abbia incantato l'immaginario quello che hai scritto, quindi.

Per amore, no, non è banale, anzi, quando, nel reale evento, ho pensato questa cosa, subito dopo mi sono autocriticata, dicendomi che sono la prima che per amore, affetto, amicizia, dedica tanti propri lavori - davvero tanti. Ma, come confesso in fondo, non potevo rappresentare tutto il mio flusso di coscienza. Così, inevitabilmente, sono entrate anche cose che non penso davvero e non sono entrate abbastanza cose che penso fin troppo.
Il flusso di pensiero mi intrappola.

Anonymous said...

"Importantissimo anche il lavoro di filatura e tessitura riservato alla donna. Si riteneva che il movimento meccanico e sempre uguale sottraesse la mente alla tirannia della ragione, mettendola in contatto con la divinità"... questo a proposito dei celti.
E poi http://www.hypertextile.net/TESSIMILIA/cultura/mir_ales.htm

Ma, no a parte la mia insignificante critica sul "banale" penso che tu abbia rappresentato bene il flusso di pensiero...

Aldilà dei molteplici significati presenti...
molto bello.

Eta said...

In questo istante sono stanca morta, ma appena mi ripiglio quel link che mi hai lasciato me lo spolpo tutto, solo la citazione che hai lasciato qui è per me eccezionale - grazie infinite. Il fatto è che si avvicina davvero troppo a tutto tutto il mio trip sul fatto di tessere, per altro ricollegandosi anche al disegno. A proposito, ecco uno dei tanti argomenti che nel corto ho tagliato: la parentela tra tessere e disegnare. Riguardo al disegno, per come lo sto intendendo ora, rimando a "Le porte della percezione" di Aldous Huxley (che stavo rileggendo giusto un secondo fa, tanto per cambiare)...
Grazie ancora, dear Anonimo.

erica lanzoni said...

ahahah..eta mi hanno sgamato!
aimè sono una principiante e mi ero illusa di scamparla agli occhi attenti..
ma aspiro anche io a cadere in trance...e anche tanto!
abilita vieni a me!
per il resto sai già cosa ne penso piccola testolina...e ripeto la eta si è moltiplicata davanti ai miei occhi e ha fatt tutto da sola
io ero il suo burattino felice di farmi manovrare da lei
love

Eta said...

Senza i discorsi con te, forse, quel trip non avrebbe mai preso vita a questo modo.
Credimi, ne sei madrina anche tu.
Inoltre, ti ricordo che ti ho trasformato in una piccola camerawoman!!! :D

Love you too, mia amica riccia.

Una nana qualunque said...

bellissimo!!!
davvero surreale come cosa, metterla in un corto dico,
è una cosa che a me capita di continuo
in treno, in autobus
mi manca il coraggio e allora immagino...
forse non è più bello ma almeno mi ripara dalla delusione di una risposta scortese

ancora complimenti
e l'autoritratto dello specchietto mi piace assai
saluti!!

Eta said...

Ciao Nana!
Innanzitutto benvenuta qui, dato che ho visto che ti sei aggiunta ai miei sventurati aficionados... ;)
Per altro ho fatto un giro sul tuo blog, e, mannaggia a te, ho dovuto ricambiare!!! :) Ma quanto sono belle le tue foto? Complimenti, davvero! Poi ho visto che usi la pinhole, grande!
Mi fa davvero piacere che tu ti sia immedesimata, questa era un po' una delle mie scommesse... :)

Intanto, un beso!

roy said...

good job Eta!

mi è piaciuto davero.
vedere che alcune persone riescono (volenti o nolenti) a vivere le cose a modo loro.

Q.

Eta said...

Uh, grazie cara. In questo lavoro ho messo davvero il qqquore.
Smack