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Friday, 4 May 2012

Speriamo non entrino troppi moscerini :)




Ieri m'era tornato in mente questo schizzo di circa vari mesi fa e avevo deciso di postarlo a breve con il titolo che infatti ho dato a questo post.
La sera, per caso o forse no, mi sono ritrovata a leggere ad alta voce un capitolo quantomeno affine a ciò che intuisco.
L'ho trascritto qui, come promemoria di riflessione per il futuro e per condividerlo, per sapere che pensieri può suscitare in altri.


L'audacia di lavorare con gli altri porta intuizione, o intelligenza, che a sua volta conduce al secondo principio della rinuncia: sapere cosa accettare e cosa rifiutare per il bene degli altri. Prendersi cura degli altri non significa che il vostro cuore amorevole e aperto è disposto a far entrare in voi tutte le malattie dell'esistenza. Dovete essere, anzi, molto sani. Per conservare questa salute dovete sapere cosa fare e cosa non fare. Ma non dobbiamo diventare dogmatici, non diventiamo persone aggressive o paranoiche, o degli ipocondriaci. Non possiamo fare tutto, ma non dobbiamo neppure fare niente. Dobbiamo scegliere. In questo caso, accettazione e rifiuto non sono espressioni di parzialità verso una cosa o l’altra; sono molto più incondizionati, e solo un segno di intelligenza. L’intelligenza ci fa capire cosa fare e cosa non fare. Da ciò deriva il garbo. Sappiamo cosa accettare per il bene degli altri e cosa rifiutare per il bene degli altri. Così tutta la nostra vita, la nostra intera esistenza, compreso il respiro che entra e che esce, è dedicata agli altri.


SAPERE COSA ACCETTARE E COSA RIFIUTARE

dal libro Il grande sole d'Oriente, di Trungpa Chogyam





Come mi disse qualcuno, "devo capire alcune cose"...

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