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Friday, 4 May 2012

Speriamo non entrino troppi moscerini :)




Ieri m'era tornato in mente questo schizzo di circa vari mesi fa e avevo deciso di postarlo a breve con il titolo che infatti ho dato a questo post.
La sera, per caso o forse no, mi sono ritrovata a leggere ad alta voce un capitolo quantomeno affine a ciò che intuisco.
L'ho trascritto qui, come promemoria di riflessione per il futuro e per condividerlo, per sapere che pensieri può suscitare in altri.


L'audacia di lavorare con gli altri porta intuizione, o intelligenza, che a sua volta conduce al secondo principio della rinuncia: sapere cosa accettare e cosa rifiutare per il bene degli altri. Prendersi cura degli altri non significa che il vostro cuore amorevole e aperto è disposto a far entrare in voi tutte le malattie dell'esistenza. Dovete essere, anzi, molto sani. Per conservare questa salute dovete sapere cosa fare e cosa non fare. Ma non dobbiamo diventare dogmatici, non diventiamo persone aggressive o paranoiche, o degli ipocondriaci. Non possiamo fare tutto, ma non dobbiamo neppure fare niente. Dobbiamo scegliere. In questo caso, accettazione e rifiuto non sono espressioni di parzialità verso una cosa o l’altra; sono molto più incondizionati, e solo un segno di intelligenza. L’intelligenza ci fa capire cosa fare e cosa non fare. Da ciò deriva il garbo. Sappiamo cosa accettare per il bene degli altri e cosa rifiutare per il bene degli altri. Così tutta la nostra vita, la nostra intera esistenza, compreso il respiro che entra e che esce, è dedicata agli altri.


SAPERE COSA ACCETTARE E COSA RIFIUTARE

dal libro Il grande sole d'Oriente, di Trungpa Chogyam





Come mi disse qualcuno, "devo capire alcune cose"...

Thursday, 22 March 2012

Matrioskattiva /// Happiness is real only when shared [?]

Dopo solo quattro mesi senza scansione di rito, ecco qui la mia illustrazione per Matrioskattiva, l’esposizione avvenuta a Una Specie di Spazio a novembre (principale oggetto della mostra erano le matrioske personalizzate da diversi artisti, la maggior parte dei quali studenti di Brera; l’intero ricavato delle vendite, lo ricordo, è destinato ai bambini di Černobyl', quindi, se qualcuno fosse incuriosito da queste belle cosette colorate, provate ancora a prendere i contatti, la causa merita e quelle bellezze altrettanto).


Riguardo la citazione da Christopher McCandless aka Alexander Supertramp che a sua volta cita Lev Tolstoij ("happiness is only real when shared"), da novembre ad oggi la mia testa ha macinato molto.
Naturalmente è uno di quei nodi esistenziali su cui ciascuno di noi si trova ciclicamente in crisi tutta la vita, non mi aspetto una risposta definita formato tascabile da mettere vicino alla tessera del supermercato, eppure eppure. Eppure credo di: non concordare.
Mi piace anche la mia gioia solitaria, mi piace un sacco.
Riformulo un più elastico ed entusiastico:

happiness is more fucking real when shared!

Ecco, così ci siamo.
Impareggiabile la musica a volume dissanguante nelle cuffie.
Impareggiabile anche ballare in riva al fiume insieme ad altri animali, simili a te o forse no, giusto?

Sì, è vero, continuo a pensare che siamo delle isole, tutti noi umani. Comunicare veramente è utopico.
Eppure.
Eppure le barche e le navi sono una figata, gente. Voglio dire, collegano le isole!
Anche le zattere! (Mal che vada poi vi sublima Géricaut, non temete...)
Personalmente, credo mi si addica un vascello.

(Il sudore mio tuo suo unico bagno in mezzo a un concerto torsi nudi e piedi pestati occhi al palco e capelli tirati, quel sudore è un vascello.)

•••

Nota da maniaca: la carta è carta da pacco.
No, gli acquerelli non prendono sulla carta da pacco, non scherziamo.
Gli acquerelli sono dei signorini aristocratici e funzionano bene solo su cose come i fottuti Arches fondé en l'An 1492 costiamo un euro a foglio o giù di lì.
Per cose grezzone così, senza nulla togliere ai miei amati acquerelli, vorrei dedicare un piccolo canto muto alle ecoline. Fide compagne molto più grezze, colore liquido teppista da strada ma egualmente elegante. Le ecoline sono delle groupie con gli stivali di vernice, prendono dappertutto e mantengono i loro colori accesi. Se volete ubriacarvi, uscite con le ecoline, quelle stronze reggono l'alcol meglio di voi fichette.


... Fuck, stavo parlando dello slancio verso gli umani e mi ritrovo a dichiarare amore agli oggetti che ho sulla scrivania?
Tutto bene, non fa niente.
Disegniamo un vascello?

Saturday, 13 August 2011

Vòmitati [Imperativo Interiore Assoluto]

LISTEN NOW
I AM AFRAID OF EVERYTHING

Ancora una volta rivivo me stessa nella voce di Karin Dreijer Andersson, aka Fever Ray, aka la Lei del duo di fratelli The Knife.
Cito spesso musica qui, ma in realtà mi pare di non parlarne mai, mi contengo da matti, altrimenti questo blog degenererebbe in un succulento contenitore di recensioni, che sarebbe un progetto fico, ma anche no, o non ora, non lo so (però intanto guardate che carino Off The Record, si avvicina a ciò che mi sarebbe piaciuto fare, se mi fossi mai spesa pure in questo).
Comunque.
Su Fever Ray sono tenuta ad aprire una parentesi dall'alto dell'Imperativo Interiore Assoluto, quasi (quasi!) come feci post The Wall live.
Fever Ray è stata una specie di visione allucinata mentre mi scarnificavo la testa progettando la mia performance Mensa sull'abisso. Non posso propriamente dire che mi abbia influenzato, perché mi arrivò quando già avevo le idee non chiare ma sicuramente ben suggestionate. Però mi diede una forza senza pari, mi arricchì, mi fece sentire meno sola e mi diede l'impressione di essere sulla strada giusta. A confermare questa sintonia, venne Ribbon, un giorno, a dirmi che lei il mood di Fever Ray lo vedeva un sacco per la nostra performance. Ebbene, di Fever Ray, delle sue maschere spettacolari dal vivo, dei suoi video strepitosi (tanta bava per quel mostro del videomaker Martin De Thurah!), dell'atmosfera insostenibilmente perfetta per esempio in When I Grow Up (mia tutta la vita), io e Ribbon ne avevamo parlato tantissimo. Però mai in relazione alla performance. Fever Ray creò un flusso da cavalcare assieme. O in completa solitudine, la solitudine magnifica epica e insieme bambina (come fa?!) che indossa su quel trampolino, in quel video. Dio, non ce la faccio. Perfetta. Quello è un video definitivo, una canzone definitiva, e la sua voce va salvata tra i miracoli del Pianeta Terra da qui a Per Sempre. Con una voce infantile ma matura in qualche modo fuori dai ranghi, mi viene in mente solo Joanna Newsom (che pure amo), ma, mondiuex, se Joanna è una specie di folletto (per qualcuno insopportabile), Fever Ray viene dalla pancia dei vulcani e l'elettricità dei fulmini l'ha pulita fino a renderla eterea, eppure dentro riesce comunque a conservare la voce di tutte le creature più fragili e incompiute... Io... Non lo so... Io la venero. Non so spiegare. Vorrei parlarvi di ogni stacco nei suoi pezzi, di ogni suono, di ogni loop, di ogni eco, ma non posso (oppure sì, ma in realtà oggi pomeriggio dovevo sbrigare delle commissioni!).
Basta così.
Sta di fatto sta di matto sta di gatto che, da Gabbia in poi, nel mio corpo per lei c'è un altarino di marmo di pianto verde elettrico liquido.
Della serie "le cose che non farò": cosa darei per la sua voce nel mio progetto di tesi! (Ah, l'illustrazione sopra, che non l'ho degnata di una parola ma è la diagnosi fedele del mio umore, potrebbe essere uno dei disegni guida per la suddetta tesi. Ma è ancora (ahimé) presto per parlarne. (Tra l'altro la tavola non la terrò io, la spedirò a un capellone che non ho mai ringraziato abbastanza e che aspetta un mio disegno da qualcosa come due anni! Giak, how are you feeling?!))
 

Ultima nota musicale.
In realtà il disegno l'ho fatto ascoltando in loop Tre volte lacrime dei miei irrinunciabili Diaframma*. Decisamente sì, tutto quel testo me lo sento cucito dietro le palpebre. Ma vi risparmio dal postarvelo o citarvelo. Altrimenti davvero non finisco più.
E ora non crediate che Fever Ray e i Knife siano così fuori luogo, perché sono comunque il mood-binario di questo periodo (anche oggi, solo solo solo loro/lei).

Buona perdizione,
Eta

P.S. Grazie Angie. Un bacio dentro gli auricolari. E non farti sanguinare le orecchie.
P.P.S. Grazie anche al mio Generatore Ufficiale di Paura, che mi tira fuori sempre il Meglio & il Peggio (scegliete voi a quale lato appartiene questo disegno).
P.P.P.S. Uno che riguardo l'elettronica ha saputo esplicare con un'esattezza dolorosa è Marco Mancassola. Leggere Last Love Parade a 17 anni mi cambiò la vita (almeno "sul piano delle cose che contano", come direbbe quel tizio che vive(va?) sul Pianeta Trillafon).

* Con mia somma gioia il 30 agosto c'è Federico Fiumani a Cremona! Quando l'ho saputo mi sono dovuta raccattare la mascella in uno scantinato! Eta presente.

Friday, 22 April 2011

Ossessioni

Le costole, il collo, la nuca, i buchi sopra i gluetei, le vertebre intravedibili, la schiena,  le rientranze nell'interno coscia, le mani, gli zigomi, i risucchi sotto gli zigomi, i colori delle borse degli occhi, le palpebre, la linea che va dall'ascella al seno, la linea che divide verticalmente l'addome, le curve dei nasi, i capelli, le vene, le nocche, i tendini, le labbra, la pelle, la pelle liscia, la pelle d'oca, la pelle rosea, la pelle olivastra, la pelle luminosa, la mia pelle defunta, la pelle di ceramica, il dietro delle ginocchia, il gozzo, le clavicole, i fossi attorno alle clavicole, il collo, il collo, il collo, il sedere-che-sta-in-una-mano*, i capelli rasati, i boccoli, le scritture nelle iridi, l'oblio cupo nelle iridi, i denti, il seno, i polsi, le caviglie, le unghie, le spalle, l'inguine, il collo, le costole, le costole, le costole, le costole che si aprono e dentro voglio morirci, fatemi entrare in quella gabbia, diosanto!, e ancora il collo e le clavicole, poi lo sterno che fa capolino come un sigillo sottopelle... Morirò!

...Io lo vedo come sono comune: sono stata programmata appositamente perchè il corpo umano mi attraesse - imposizioni dall'alto: la riproduzione, il ciclo vitale e cose così. Mi rendo conto che non c'è un briciolo di mio in tutto ciò, sono solo una brava schiava che risponde ai comandi. Ma dato che questa vita, soprattutto a queste condizioni, non è stata scelta e spesso ci mette profondamente in crisi riguardo la sua intrinseca dinamica, be', lasciatemi dire che poter almeno godere senza indugio della nostra conformazione, be'... lasciatemi dire che questo regalo me lo prendo tutto. Se sono qui, che io possa mordere spietatamente! Prendete e sfamatevene.
Anche se...
Anche se a me questa bellezza risulta quasi insostenibile (siamo fatti male perfino nel piacere, ce ne fosse una, una soltanto, che funzioni del nostro fottuto meccanismo!).
Se non avessi occhi umani, non riconoscerei il corpo umano come bello. Ma umana lo sono. E a me questa bellezza mi corrode proprio, non mi basta mai. Vorrei mangiare tutto. Sto male di bellezza. Voglio mangiarla tutta. Sto male. Male come Jean Baptiste Grenouille.
Vorrei raccontarlo sempre, ma forse sono contenta di come già lo raccontai tanti anni fa, con questa tavola qui:

(Uscì su TOCzine. Ma solo alcuni sanno cos'è: fu tanto tempo fa.
...La mia prima fanzine! :) )

E poi, in fondo, ogni volta che disegno un corpo parlo di questo. Non ce la faccio, è più forte di me. Ma non credo che sia difficile capirmi. C'è appena tutta la storia umana ad aver subito circa le stesse pene...
Cosa sto dicendo di nuovo stasera, dunque?
Nulla.
Ma, scusatemi: sono comune anche in questo: necessito condivisione.
Ma non credo sia difficile capirmi anche su questo fronte. Anche su questo fronte tutta la storia umana gira attorno allo stesso cadevere quanto me...


(Domani cambierò idea su tutto. Cercherò di nuovo di affrancarmi dalla bellezza, cercherò di nuovo un senso nella solitudine. E poi cambierò idea ancora. Mi dicono che va bene così, che sono giovane e non devo avere fretta. Il punto è che se capissi tutto ora potrei vivere nel modo giusto subito. Se capirò cos'avrei dovuto fare di me solo a sessant'anni sarà una mezza fregatura, no? Il percorso, dicono, dite, diciamo. 'Sto cazzo di percorso, che regna su tutto. Sì. Lo dico anche io - da una vita. Ma ho fretta, lo ammetto. Anzi, ne vado fiera. Mi sento il fiato sul collo, vedo il tempo che diminuisce e vedo ciò che voglio fare che aumenta ed aumentano anche i miei dubbi. Voglio che la mia vita sia la migliore tra quelle che posso vivere. Semplicemente perché è una sola (pare). O semplicemente perchè se ne vivessi altre identiche, come secondo il mito nietszchiano dell'eterno ritorno, dovrei esserne contenta, non impaurita. Forse c'ha azzeccato Milan Kundera: la felicità è desiderio di ripetizione. Forse. Domani cambierò idea su tutto...)


* Questa è di Michelle Soledad Gorr, la mia adorata fatina (che come me impazzisce per la sacra magrezza). Michelle ha la pelle di ceramica ed è bella in modo miracolosamente devastante. La sua bellezza è tale che mi attira in un pericolosissimo binomio greco che io, teoricamente, dovrei ripudiare; dicesi kalokagathia.

Sunday, 3 October 2010

Mi piace farlo in due

Mentre il booktrailer de L'eroe dei due mari continua a diffondersi e Giuliano si gode questo momento particolarmente gioioso, io torno alle mille cose che ho in ballo.

Image and video hosting by TinyPic
Fuggo verso me

Queste foto ritraggono Camilla Bruneri, aka Cienfuegos, come la soprannominai io tanto tanto tanto tempo fa, quando io e lei condividevamo i primissimi esperimenti fotografici e ci usavamo reciprocamente come modelle. Averla ancora davanti l'obiettivo è stato bellissimo, oltre che un po' nostalgico...

Le avevo chiesto di posare per inserirla in un progetto fotografico del quale avevo già accennato, ma queste immagini sono degli extra nati da lei: forse riuscirà a pubblicare prossimamente il suo primo libro - cosa che le auguro con tutto il mio cuore - e in quel caso ci teneva ad avere una mia foto com copertina.
Dopo una simile lusinga, non posso che sperare di essere stata all'altezza.

La Mia Direzione

Riemersione

Troppo lontana, troppo vicina

Terribilmente limpida, terribilmente controversa

Se c'è una cosa che amo del navigare tra diversi mezzi di comunicazione è il modo in cui ogni volta cambiano certi aspetti creativi. Se il disegno può essere la via più solitaria e individualistica, per esempio, il video ovviamente è l'opposto. E in ogni modalità, naturalmente, ci sono pro e contro.
Ecco, di un set di foto come queste non posso non amare il modo in cui sono nate in due.
Grazie, Cami.

Thursday, 30 September 2010

L'eroe dei due mari

Ed eccolo!

L'eroe dei due mari di Giuliano Pavone, edito da Marsilio Editori:

booktrailer




Crew:

scritto e diretto da
Gianvito Cofano
Eleonora Eta Liparoti

direttore della fotografia
Alberto Mocellin

regia II unità
Filippo Leoni

operatore
Michele Bucci

tecnico audio
Riccardo Casiccia

fonico
Ludovica De Feo

location manager
Michele Bucci

montaggio e postproduzione
Brain Socket Studio
Federica Intelisano

aiuto speciale
Giuliano Pavone

Monday, 27 September 2010

L'eroe dei due mari /// "Pericolosamente sbilanciati verso la follia"

Di solito io e il signor Gianvito Cofano battibecchiamo sempre, su tutto, soprattutto su ciò che ci appassiona di più, quindi figuriamoci sul video, dato che sia io che lui studiamo Media Design in Naba, per cui tutto ciò che è audiovisivo o implica un atto creativo calamita i nostri cervelletti...
Perciò è stata un'enorme sorpresa - un po' soddisfazione un po'... vergogna (hihi) - quando abbiamo scoperto che sia io che lui avevamo avuto praticamente la stessa idea per il booktrailer che c'era da realizzare per un esame.

Il progetto si prospettava particolarmente interessante, perché si trattava di un lavoro con un team di compagni di corso piuttosto nutrito e soprattutto perché era una collaborazione con la Marsilio Editori.
Il libro proposto era L'eroe dei due mari, di Giuliano Pavone, che, curiosamente, è un libro che gode di un tam tam di passaparola che l'ha reso caso editoriale ancor prima di essere pubblicato.

Ora le riprese sono finite da un po' di giorni e ormai a darsi da fare sono principalmente i ragazzi della post produzione.

Riccardo Casiccia, preziosissimo aiuto, quando non era impegnato sul set come fonico, attore o Sacro-Jolly-dio-ti-benedica, è riuscito pure a scattare un po' di foto di backstage (e badate ai titoli imbecilli che s'è tirato fuori!)


Questa foto, però, è di Ludovica De Feo, fonica e vittima sacrificale (il tonno avariato non è uno dei cibi più sani...).


Questi siamo Abo, io e John, il solito trio maldito.

Last but not least, un bel racconto di quest'avventura lo potete leggere da un'altra parte, in verità: proprio Giuliano, che ha intensamente collaborato con noi, ha scritto un post molto divertente e simpatico su tutto il nostro hellzapoppin' di deliri da videomaker ventunenni...
Dice che siamo una troupe "pericolosamente sbilanciata verso la follia"... Ma noi siamo ancora convinti di essere i più sani di tutti! :P


...Aspettando l'uscita ufficiale, grazie a tutti ancora, anche qui, pubblicamente.

Tutte le persone che ci hanno aiutato e che hanno lavorato con noi sono tante, troppe, ma quando avremo il booktrailer ci saranno tutte. ;)


Uh, dimenticavo la chicca.
In un momento di panico (poi risolto), Alberto, il mio biondo nonché il nostro uomo-della-luce-direttore-della-fotografia, ha dovuto indossare la divisa da calciatore.
Ebbbene, non trovate sia la più bella ballerina mai vista in tutta la vostra vita??

Hihii!!! ♥

Monday, 19 April 2010

Gli abbai dei cani, lei, le stelle e la mia dipendenza dalla musica.



Dopo un mio post a riguardo nel forum di Cremonapalloza, il buon Cudiel mi ha scucito la recensione per il sito. Normalmente sono piena di paranoie, se si tratta di recensire musica, ho troppa paura delle mie lacune tecniche, ma questa volta non ho resisistito, complice , forse, il fatto di avere già scritto metà testo a braccio, nel forum.
Comunque. Se volete, ecco la mia su I Mistici dell'Occidente, il nuovo album dei miei adoratissimi Baustelle. Mi hanno ucciso e resuscitato diverse volte, devo loro davvero molto.

Ringrazio il puntualissimo cugggino McA, fido correttore di bozze mondiale.


Stasera suonano a Milano e io mi sono fatta sfuggire i biglietti. Mi maledico da sola.
Se qualcuno di "voi" va, che mi faccia sapere le sue impressioni, magari...
Sob.

Thursday, 4 March 2010

Il funerale del Po

Vorrei segnalare un'iniziativa di Cremona alla quale tengo particolarmente, anche se purtroppo sarà proprio questo sabato, quando sarò a Sarzana per Fullcomics, insieme alla Fumectory.

Avete sentito del disastro di gasolio nel fiume Lambro?

Bene, benissimo, anche solo simbolicamente, è la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

Già sabato scorso ci si era riuniti in piazza Roma (qui le altre foto, almeno lì c'ero!), ma purtroppo non si era in molti e, soprattutto, ci è stato impedito di continuare il corteo dal centro della città fino alla riva del fiume. Ma questo sabato credo e spero che tutto andrà per il meglio. Il testo è di Mattia dei Musica a Matita, ai quali mando tutti i miei complimenti per quest'idea.


MARCIA FUNEBRE PER LA MORTE DEL FIUME PO



Domenica 7 marzo Inizio manifestazione ore 15:30 Partenza corteo ore 16:00 da Piazza Roma Arrivo al fiume Po ore 17:00 circa
Non mancheranno la bara e la banda musicale!



Qualcuno si domanderà: ma perchè? ...è morto? ...quando? ...e come?
Qualcun'altro dirà: ma perchè? ...non era già morto? ...e io che c'entro?

La verità è che proprio non ci rendiamo conto!
Il fiume è vita e dovrebbe essere sempre tenuto così com'è, vivo!
Negli ultimi 60 anni ci siamo dimenticati un po’ troppo di lui e, nonostante ci mandi dei forti segnali, non riusciamo ad ascoltarlo.
Purtroppo siamo come addormentati, assuefatti da una società ricca solo di finzioni e bugie.
Stiamo correndo senza tregua, senza una direzione e in fondo crediamo anche d'esser felici.
Viviamo in un mondo che pensa solo al progresso materiale e non riusciamo a vedere l'essenza delle cose, siamo schiavi di un sistema che ci sta autodistruggendo e ognuno di noi contribuisce nel suo piccolo a questo suicidio di massa senza rendersene conto.
DOVE STIAMO ANDANDO??? SVEGLIAAAAAAAAAAAAAA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
...il caso d'avvelenamento al fiume Po accaduto la settimana scorsa è una cosa che dovrebbe far riflettere tutti, ma proprio tutti, senza distinzione di razza, religione o ideologie politiche.
Il fiume è di tutti ed è quindi un problema di tutti se muore.
Smettiamola di dare la colpa agli altri, facciamoci un piccolo esame di coscienza e domandiamoci se effettivamente non contribuiamo tutti nel nostro quotidiano ad inquinarlo (almeno un po’)!
...smettiamola di lamentarci solo quando succedono le cose!!!!
FERMIAMO L'INQUINAMENTO!

...la cacca...se esce piano piano o tutta insieme, non fa alcuna differenza, resta sempre cacca!!!

La marcia funebre che si terrà domenica 7 marzo vuole essere un momento di riflessione per tutti.
Il mondo d'oggi tende a dividere, noi cerchiamo di unire!
Rendiamoci conto che: SIAMO TUTTI COLPEVOLI

Siete tutti invitati a partecipare, speriamo di essere in tanti!
Ovviamente trattasi di un funerale...venite vestiti di nero!!!

Manifestazione organizzata da semplici cittadini che amano la vita!





Da bravo Pesce, devo dire che io il Po lo amo davvero, pur in tutta la sua distruzione. Per me è un elemento mitologico... Da questi sentimenti disegnai La fragilità secondo il pesce siluro, che feci per gemine:muse 2008 sotto la curatela di David Chance Fragale... (una delle prime notizie che postai sul blog, un anno e mezzo fa... senza riuscire a caricare l'immagine! E' giunto il tempo di vendicarla!).


E sempre David - che come me ama questo gigante liquido - devo ringraziare per un romanzo che mi ha immerso a piene branchie (hahaha - scusate) nel cuore di questo Fiume, o di tutti i fiumi. Si tratta, appunto de Il Fiume di Guido Mina di Sospiro.
Ne parlerei per ore, ma meglio di no.
Dico solo che per un momento ho sognato di trarne un lungometraggio d'animazione - questo basti per spiegarvi quanto è favoloso... Leggevo e già immaginavo... E questa volta è proprio solo un sogno, perché ora come ora è decisamente impossibile. Un giorno, chissà, forse un giorno potrei... Ma allora non saprò cos'avrò in testa, o cosa magari
mi sarà chiesto di fare, quindi purtroppo credo che dovrò mettere tutto nel cassetto maledetto delle idee mai nate... Sniff.



P.S. Stasera, quando scadrà il sondaggino, sarò fuori (vita reale contro vita virtuale 1 a 0! In effetti è pur sempre il mio compleanno :P ). Perciò la mia risposta e reazione arriverà un po' in ritardo... Ma tanto qui mi sa che non volete che cambi la testata... Bah!!! XD

Tuesday, 29 December 2009

"Specie di spazi" /// "IL VU∅T∅" + "Perché lavori ai ferri?": per l'approfondimento del lettore

Fu proprio donando una copia de IL VU∅T∅ e discutendo di Perché lavori ai ferri? (quando ancora non aveva un audiovideovolto) che mi venne consigliato questo libro:
Specie di spazi*
di Georges Perec
E subito fu aggiunto: - Ne comprerai copie e copie, lo vorrai regalare a un sacco di persone... E sarà sempre un ottima idea per i regali di Natale!

In effetti, sono solo a metà di questo magnetico libricino che già non resisto, devo parlarne.
E le prime persone a cui vorrei suggerirlo sono i miei carissimi amici Federico Fronterré, Antonio Feroldi e Silvia Mete, rispettivamente un fotografo/videomaker, un designer e un'urbanista (questi ultimi sono classe '89 come me, quindi forse le mie definizioni sono affrettate, ma con un po' di lungimiranza, non mi sento troppo impaziente, conoscendone le teste!). Loro lo potranno amare: sia per il loro campo professionale che per le loro inclinazioni personali.

Subito dopo, lo potrei consigliare a chi prova un piccolo sussulto, pensando alle madelaine proustiane (no - chiedo venia - non ho letto quel libro, senz'altro lo farò, ma, per ora, vi ho comunque letto attraverso). A chiunque ragioni sulla memoria e sui luoghi, a chi ami un certo tipo di introspezione ben dosata su quell'osare intellettuale che ha un gusto squisitamente cerebrale. Nonché a chiunque ami la letteratura, ovviamente.

Ma, su questo blog, mi divertirò a consigliarlo a chi ha letto IL VU∅T∅ e ha visto Perché lavori ai ferri? e volesse fare un approfondimento sull'autrice... :P Tipo le bibliografie in fondo a una monografia, no? ;) In realtà, il tono di Specie di spazi è distantissimo dai miei: Perec è posato, forse, io invece ho lavorato di getto in entrambi i casi, qualcuno direbbe che ho lavorato di pancia, più che di testa (ma io non credo alla separazione di questi elementi...).
In sintesi, questo libro parla molto, appunto, del vuoto - e di ciò che vi sta attorno. Con tutta la calma, la dedizione e la puntualità che la letteratura può concedersi, Perec tenta di sviscerare il concetto del vuoto, da un punto di vista che io ho dovuto tralasciare (in parte perché al momento mi premeva altro, in parte perché sapevo che l'argomento era troppo vasto e quella non era la sede).

Come pensare il nulla? Come pensare il nulla senza mettere automaticamente qualcosa intorno a questo nulla, senza farne un buco nel quale ci si affretta a mettere qualcosa, una pratica, una funzione, un destino, uno sguardo, un bisogno, una mancanza, un sovrappiù?

Ho provato a seguire docilmente quest’idea molle. Ho incontrato molti spazi inutilizzabili, e molti spazi inutilizzati. Ma non volevo né l’inutilizzabile, né l’inutilizzato, bensì l’inutile. Come scacciare le funzioni, i ritmi, le abitudini, come scacciare le necessità? Ho immaginato che abitavo un appartamento immenso, talmente immenso che non riuscivo mai a ricordarmi quante stanze ci fossero (l'avevo saputo, un tempo, ma l'avevo dimenticato, e sapevo di essere ormai troppo vecchio per ricominciare un conteggio così complicato): tutte le stanze, eccetto una, sarebbero servite a qualcosa. L'essenziale era trovare quest'ultima. Non era più difficile insomma, che per i lettori della Biblioteca di Babele trovare il libro che desse la chiave di tutti gli altri. C'era effettivamente qualcosa si abbastanza vicino alla vertigine borgesiana a volersi rappresentare una sala riservata all'ascolto della Sinfonia n. 48 in do, detta Maria Teresa, di Joseph Haydm, un'altra consacrata alla lettura del barometro o alla pulizia del mio alluce destro...

[...]

Non sono mai giunto a qualcosa di veramente soddisfacente. Ma non penso di aver perso del tutto il mio tempo provando ad oltrepassare questa linea improbabile: attraverso questo sforzo, mi sembra che traspaia qualcosa che potrebbe essere uno statuto dell’abitabile...

[Nota Etosa. Esattamente come Proust, anche Borges e l'Aleph mi perseguitano. Di quest'ultimo, però, ho perlomeno già il libro ad attendermi sullo scaffale. Lo aprirò presto, lo aprirò presto. Promesso, Stribius!]

Ora dovrei spiegare anche perché c'entra con Perché lavori ai ferri?. Questo forse è più complesso. Probabilmente c'è un legame meno stretto, o forse non lo so ancora spiegare del tutto (a parte il fatto che, vi ricordo, mi manca ancora la seconda metà, che figuriamoci se avevo la pazienza di leggerlo tutto, per scrivere il post). (Che poi, quando l'avrò finito, di certo avrò altro da aggiungere, ma d'altronde that's Eta, questi sono i miei soliti handicap e ho imparato a conviverci...). Ahem - dicevo!!! Di sicuro, però, ci sono almeno un paio di elementi.
Perec pensa sullo spazio e ci invita costantemente a guardarlo anche in un altro modo. Anzi, in primis, a guardarlo, a capirlo, e poi magari pure a pensarlo diversamente. (Tant'è che la stessa impaginazione e la disposizione spaziale del testo sono sfalsati - ma non in modo gratuito, come si potrebbe sospettare alla luce di tutta la letteratura postmoderna, bensì in modo sempre originale, creativo, positivo).

Non si pensa abbastanza alle scale.

Niente era più bello, nelle vecchie case, delle scale. Niente è più brutto, più freddo, più ostile, più meschino, nei palazzi d'oggi.

Si dovrebbe imparare a vivere di più nelle scale. Ma come?

Ecco, in Perché lavori ai ferri? ero anche stranita dall'uso anomalo di un luogo: fare a maglia nella sala d'attesa di una stazione (nell'episodio reale, invece, eravamo in treno). E uno. Due: così come Perec si ostina a guardare i luoghi - ma tutto - fino in fondo, a immaginare e re-immaginare, io ho iniziato a interpretare e reinterpretare quel momento, quella persona e quell'azione.
Di solito in una sala d'attesa si aspetta, al massimo si leggiucchia, cose così, ma non si fa a maglia e non si stringono amicizie. La sala di attesa di una stazione dovrebbe essere un luogo grigio, dove le persone sono tappezzeria urbana, giusto? Un brindisi alle menti che si perdono nella tappezzeria, dunque, ogni texture è interessante, righe, righe, righe, guardatela con la parte destra del cervello, perdetevici, oppure, appunto, come l'Aleph, guardatela con l'Intelletto in Genere di Aldous Huxley, il drappeggio è ciò che di più interessante vi sia, e ogni umano è una tela, è una storia.


Infine, una sua foto - che come l'ho vista mi è fiorito il cuore:


E adesso, ditelo, se per caso vi sembrava un noioso intellettualoide, uno scrittorucolo morto nei suoi arzigogolii mentali, be', adesso non gli volete già un bene dell'anima?! Georges, se c'è un Aldilà, ti offrirò un caffé. E anche al micio-scimmia, ovviamente! (Oddio, forse meglio un croccantino, al micio...).


P.S. Con un breve googletrip, mi sono facilmente accorta di come questo nome sia ingombrante, nella letteratura del Novecento, ma io,ahimé, non l'avevo mai sentito nominare. Sicché abbiate pietà del mio entusiasmo, se vi pare ignoranza.
Viva lo Stupore.


* Attenzione, si fa fatica a trovarlo, a me dissero anche che era fuori catalogo: ma ostinatevi e ce la farete. Spero! Anche perché, io, la mia copia, sto per perderla, quindi non posso prestarla (altrimenti: viva il bookcrossing!).

Thursday, 19 November 2009

[APPELLO] I luoghi dell'immaginario

Appello/gioco/gara/esercizio/brainstorming/brainchild/...
C'è un'idea che mi frulla in testa.
Ancora non so esattamente che ne farò, se ne farò, pe
rò provo a lanciare questo sasso nel mio blog, dato che mi diverte farlo insieme a voi (voi che mi seguite, voi che passate qui per caso, voi che passate solo una volta ogni tanto, voi che passate di nascosto, perfino voi che non siete mai passati...) e dato che ogni tanto parlo di brainchild...

Dunque.

Attingendo dalla narrazione tutta, ma in particolare da quella letteraria, vorrei tirare fuori un po' di luoghi dell'immaginario - e solo dell'immaginario.

Luoghi come Macondo, insomma, il celebre villaggio di Cent'anni di solitudine.

Oppure come uno dei miei rifugi mentali per eccellenza - questo:

(Chi lo riconosce? :) )

Ovvio che non cerco un elenco esaustivo, sarebbe impossibile, per altro. Voglio però qualcosa che viaggi per le teste di tante persone, per la fantasia, qualcosa che sia collettivo. Anche per questo mi piace l'idea di tirare fuori questi luoghi insieme ad altre persone...

Insomma, se vi va, lasciate qualche commento costruttivo! :)

Monday, 3 August 2009

Il Signor Cane

Io sono ancora una bambina che ti fa il disegnino e poi te lo porta di soppiatto.
Questo disegno è per la mia mamma - che ogni tanto mi sembra più bimba di me...

E inevitabile mi è stato notare dove questa volta aveva pescato il mio cervello:

Per altro questo libro fu un regalo di mia mamma, quando ero bambina.
Nella dedica scrisse: (...) sperando di farti sognare tante storie fantastiche. (...)
Credo che tutte queste cose che mi diceva già da piccola, abbiano davvero nutrito il mio animo. Ed è sicuramente anche merito suo, se sono qui a credere nelle cose che amo.
Credo rileggerò quel libro.
Mi inquietava tantissimo...
Ma non lo ricordo molto bene, al contrario di tanti romanzi che lessi alle elementari che tutt'ora popolano il mio cuore.

Ho cercato informazioni su questo Anthony Brown, ma non sto trovando tantissimissime cose...
Penso che inizierò a indagare su tutti gli illustratori dei miei libri dell'infanzia.
Devo loro tante di quelle paure e suggestioni...!


...E poi, poi l'arte non serve a niente...
Hihihi.

Friday, 31 July 2009

ALTRA ME, DOVE SEI?!

L'avete visto Coraline e la Porta Magica? O letto? Beh, se sì, ora spaventatevi con me.


L'altro giorno un mio amico mi fa notare su Internet delle sinistre bambole che mi somigliano (Amélia e sopratutto Beulah).
- Figo - penso - coincidenza!
(Ma d'altronde lui mi ripete sempre che non esistono le "coincidenze"... Lasciamo stare!)

Stamattina mi alzo e cosa trovo nella mia casella mail? Una mia amica mi manda una foto che... ha trovato sul pc... non ricorda come... e che mi somiglia mostruosamente.
Quando ho aperto l'allegato mi sono spaventata. Non esagero, non è un modo di dire. Ho mostrato la foto a mia madre. A mia nonna. Credevano fossi io. Anzi, ho fatto fatica a spiegare che: NO!!! Io non sono quella. Sono arrivata a dubitare che non mi ricordassi di quello scatto (cosa difficile, dato che sembra piuttosto elaborato).

Ora, io metto qui un bel quadretto di tutte noi (brrr).
Purtroppo credo che chi non mi ha mai visto dal vivo non riuscirà a rendersi conto delle somiglianze. Ma, credetemi.
Per altro, la tipa e le dolls non si somigliano molto, ma chi conosce me sa che quelle sono tranquillamente alcune delle mie "vesti", mi riconosco in una come nell'altra.

(Io sono la terza... Credo.)

Ecco.

Cosa sta succedendo?
Alcuni penseranno che le corde della chitarra sono sette e alla fine poi si fanno sempre melodie simili, no? Tutti lo abbiamo un sosia. Non sono certo la prima.
Ma. Innanzitutto, ho trovato 'ste "sosia" a un giorno di distanza, già questa è una cosa strana. E poi a me balena subito in testa la trama di Coraline. Ok, lo so, non ci sono i bottoni-occhi. Però... la tipa è l'Altra Eta e le doll sono le bambole con cui l'Altra Madre mi ha attirato!

Ma ora vi spiego perché sono arrivata a fare un post su 'sta cosa.
Crediamo nelle coincidenze fino in fondo: e se, per caso, la mia sosia passasse di qui?! Devo conoscerla, devo parlarle!!! E poi io ho sempre voluto una sosia, una gemella...

Quindi, emh, se passi di qui, cara sosia, batti un colpo.



Va beh. La chiudo qui. Però non posso ricevere questi stimoli e fare finta di niente, vi pare?

Wednesday, 10 June 2009

Noi raccontiamo! (La selva di storie del Nabawood)

Per l'edizione 2009 del Nabawood ("festival per cortometraggi, documentari ed animazioni, nato per gli studenti della NABA, ma aperto anche a tutti i giovani registi e amanti del video") mi è stato chiesto di realizzare la nuova locandina! Bella responsabilità, per altro, dopo quelle precedenti (qui la 2007 e qui la 2008).

Siccome ho tirato fuori un ventaglio di schizzi che non mi dispiaceva, uso il blog come piccola finestra per tirare fuori dal cassetto anche alcune illustrazioni che non sono state scelte.

L'idea trainante il soggetto è partita dal nome e dal concetto di Nabawood: la selva di mille nuovi diversi modi che abbiamo e che inventiamo per raccontare storie (in video).
Inizialmente, avevo deciso di distaccarmi dall'idea dei tanti strumenti a disposizione (perchè sapevo esser già suggerita nel nome e nelle righe di presentazione del Festival), per concentrarmi solo su quella delle storie.
Quindi mi ero ispirata ad Anansi, il dio ragno africano che possiede tutte le storie (cui devo la conoscenza al mio solito amico-maestro David, che me lo fece scoprire con I ragazzi di Anansi, un libro di Neil Gaiman che abbiamo adorato). Così avevo fatto alcuni bozzetti di una creatura aracnoido-antropomorfica.

 
Poi, per avere una connotazione meno "orrorifica", abbiamo virato su una Aracne (da rappresentare ancora donna, quindi, prima della trasformazione in ragno).
 
E ho giocato ancora sulla metafora del racconto/tessitura, divertendomi anche a rappresentare questo mestiere in diversi modi.
Alla fine l'illustrazione "vincitrice" è stata quella che più astraeva il concetto, ma con l'aggiunta di un po' di strumentazione video:


...Prossimamente posterò la locandina con l'illustrazione e completa di grafiche... Quando si inizierà a diffondere anche il bando! :)

Friday, 1 May 2009

Mangiare McLuhan a pranzo e a cena vomitarlo sui mass media, ridendo.

Non mi paga nessuno per questa pubblicità, ma la Shake edizioni se la merita davvero, è una casa editrice con i controcoglioni, con anche un fantastico piccolo spazio libreria in viale Bligny, a Milano. Grazie alla Kerol e alla Grazia, che me l'hanno fatta scoprire!

Quindi ecco, direttamente dalla newsletter della Shake, la presentazione di un libro che, studiando l'arte e studiando i mass media e venerando l'atto della risata, mi sembra assolutamente formidabile:

Abbie Hoffman
HO DERISO IL POTERE
Le imprese del più grande eroe controculturale americano
Abbie Hoffman è stato il più geniale sovversivo di tutta la storia delle controculture. E' stato l’icona più importante del movimento di protesta giovanile americano negli anni Sessanta e Settanta. Una tra le sue azioni di protesta più famose fu nell’agosto del 1967, quando condusse un gruppo di contestatori nella galleria della Borsa di New York, da dove gettò biglietti da un dollaro sugli scambisti, che cominciarono a raccoglierli freneticamente, tralasciando così le loro ben più remunerative attività speculative.
Questa è la sua Autobiografia ufficiale, nella quale Hoffman racconta vent’anni di storia delle controculture americane, dalla contestazione alla guerra in Vietnam fino ai sette anni passati in clandestinità, condensati in una vita che è un vero e proprio romanzo.

Qui potete leggere un validissimo estratto da questo libro.


P.S.: Questo post è un po' insolito per me. Ma non ho mai sentito parlare di quest'uomo. Verosimilmente perchè non è famoso quanto dovrebbe essere. Io probabilmente dovrei anche ampliare la mia cultura, ma il punto ora è un altro: anche l'ultimo dei tamarri ha sentito anche solo parlare di un Warhol, per esempio, ma, evidentemente, mai di Abbie Hoffman.
Ah... Se sei l'ultimo dei tamarri e invece conoscevi questo signore, beh, fammelo sapere, che in quel caso magari mi preoccupo per me, grazie!