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Thursday, 17 May 2012

Bushes and ladders

Più probabilmente, l'evoluzione procede "a cespugli", non è una scala*, come si credeva inizialmente.

Anche la natura va a tentoni.
Non esiste un'unica opzione esatta o migliore, esistono piuttosto le più adatte per ogni differente situazione.


Questo è il concetto che afferro come polvere d'oro immischiata fra i miei pensieri-moscerini.
Per calmarmi ed aiutarmi a capire come mai è così difficile individuare un'etica possibile.
Probabilmente non c'è una sola risposta. Da sempre tutto si trasforma e va cercando(la).



Continuiamo a cercare.
(Ricordandoci di sradicare la ridicola idea di essere in cima alla scala evolutiva; forse, siamo solo una specie che dovrebbe scomparire il prima possibile.)


* Promemoria: leggere qualcosa di Stephen Jay Gould. Intanto, per chi fosse incuriosito, segnalo l'interessante podcast del solito fidatissimo Radio3 Scienza, con ospite l'antropologo Ian Tattersal.

Thursday, 9 February 2012

Intensamente (s)low-core


(don't look at the camera)

Camera mia sembra un tempio, oggi.
I Low a gran volume cui debbo le parole ispiratrici, l'incenso alla lavanda nell'aria (la lavanda, la lavanda provenzale di quel viaggio di dieci anni fa, la lavanda dei profumi di Marie-F. e dei suoi capelli lunghissimi in cui riposano tutti i ricordi). Poi questa carta di riso cui mi sto ritrovando affezionata, con questi colori che non possono non ricordarmi le magliette scandeggiate dei festival sui prati dei decenni "d'oro". Catartico disegnare infinite righe, un volto e uno sguardo, per dissolvere poi l'inchiostro nelle ecoline così perfettamente liquide.


Vorrei essere le pelli di Mimi Parker, batterista sui generis, oggi, oggi e ieri e tante volte nella mia mente. La ricordo, al Rainbow, anni fa, ero con Sara, incantata come me. Pensavo a Carla, a quella volta che mi mise Monkey sul treno, senza dire nulla, e me li fece scoprire. Vorrei essere le pelli di Mimi Parker. Lento. Lento. Lento e sacrale.

Randy "The Ram", Pam, possiate scusarmi, ma a me i Novanta appartengono. Senza nulla togliere agli Ottanta. Nè ai Settanta, nè ai Sessanta. Ovviamente. Dipende. Un po' di problemi di personalità?
Ma chissenefrega dell'identità, alla fine è una fottuta ossessione, dice un antropologo che devo leggere il prima possible.


C'mon.
Che questo disco mi guidi.

Friday, 13 January 2012

Eta, vaffanculo.




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Con affetto,

Eleonora

Monday, 28 November 2011

"Si vede ch'era destino."

Questa foto risale alla primavera del duemiladue, ai miei tredici anni.
Fa parte di uno dei primi rullini con cui pasticciavo, con una piccola automatica qualsiasi.

  
Dopo otto anni di ostinato silenzio bellico e dopo un recente sogno che qualcuno chiamerebbe "premonitore", la mano destra della foto è tornata: bentornata.
(La mano di sinistra, invece, non so bene dove sia, ma è rimasta a lungo amica di quella destra...)

La persona più testarda e la persona più paziente.

La mano della persona testarda dice che, evidentemente, il mondo ha bisogno di noi.
Io, la più paziente, rido. Ma se sarà il caso, non mi tirerò indietro.
(Anche se la mano testarda mi dice che dieci anni fa avevo molte più energie; è delusa di quanto io sia spenta e cinica ora, da adulta. E io? Mi piaccio, ora, dopo dieci anni? Un sacco, ma in fondo avrei voluto conservare la me stessa che ero.
Il mondo ti vuole perfetta e in ottima forma, tu come ti vuoi?).

Sunday, 4 September 2011

Divieto di caduta


Sarebbe carino cadere per un po'. Così, senza spiegazioni. Senza dover per forza allarmare gli altri. Cadere un po'. E basta. Magari con qualche buon'amica, come Jul-&-Orly-mi-mancate-troppo-anche-voi, tipo. Poi ci si rialza.
Bah.
Sembra non si possa.
Siamo fatti in un modo buffo.
Stupido animale sociale del cazzo, quanti problemi che ti fai.

Tuesday, 19 April 2011

Lividi /// Farsi male e non saperlo

A volte i lividi te li ritrovi addosso e non sapevi nemmeno che ci fossero. Spesso di questa cosa ne rido, con le altre persone, perché succede a tante persone. È comico.
Ma non posso risparmiarmi la lettura metaforica di queste piccole tracce corporee.
Credo che esplicarla non serva nemmeno. O no?


Ancora una volta grazie a David Chance Fragale, che sostiene da sempre questa mia abitudine nel documentarmi i lividi e che in questo caso è anche co-autore della foto.

Tuesday, 5 April 2011

Il muro è caduto di nuovo


Morta e risorta, eccomi riemersa da THE WALL.


Non mi sento minimante in grado di proporre qualcosa come un reportage, ma senz'altro vi segnalerò quello che scriverà il mio gonzo cuggg McA.
(Perché lo devi scrivere, Cugggino, e ora che sto dando la notizia per certa lo dovrai fare a maggior ragione, o in rete sarà presente un'informazione falsa e per giunta su di te! ... Sono una creatura malvagia, sì!)
Non posso nemmeno starmene zitta, però.
Inoltre, più persone mi hanno chiesto di sapere le impressioni che ho avuto ieri sera, lunedì 4 aprile, al Forum di Assago, sicché credo che il mio piccolo blog possa essere meglio di dieci fluviali e-mail private; e poi si sa: noi invasatissimi fanatici dei Pink Floyd siamo numerossimi, benché stranissimi, diversissimi e pure piuttosto irosi.
Sopratutto per coloro che arriveranno qui attraverso, magari, un motore di ricerca, anticipo e ripeto, comunque, che questo non è un report, ma una serie di riflessioni personali. Piuttosto sappiate che online si trova un po' di tutto, incluso un live intero diviso in nove parti dalla data dell'11 novembre 2010 a Philadelphia; sono video amatoriali, ma nemmeno così pessimi.


Avrei voglia di scriverne per mesi, analizzare questo Capolavoro da ogni punto di vista, studiarlo e ristudiarlo, ma probabilmente non in questa vita, in questa posso "limitarmi" a fruirlo con tutta me stessa e, piuttosto, risentirlo scorrere dentro me in tutte le altre cose che farò. Dieci anni fa, belli precisi, tutto ciò che è The Wall ha cambiato la mia vita (e - lo giuro sulle mie gambe - non è un modo di dire). Temo che potrei ricondurre qualunque cosa mi riguardi a quell'opera e a tutto il suo mondo, così come sento tutta me stessa all'interno di essa. In The Wall e nella discografia dei Pink Floyd ritrovo tutte le "chiavi" che mi aprono (e mi chiudono). Ogni volta The Wall mi sconvolge; nel tempo guadagna carica e valore, anziché perderne. Credo sia questa la forza immortale dei Classici e se non fossi troppo ignorante (e relativista) per affermazioni così assolutiste, vorrei sostenere che The Wall sia davvero quel tipo di apice umano massimo che mi sentirei di lanciare nello spazio per spiegare chi siamo a degli eventuali "altri" (nel nostro meglio e peggio, ovviamente, perché lì dentro c'è tutto quanto). Ecco, a pensarci bene, proprio ieri sera mi sono accorta che, però, c'è una cosina troppo importante che in The Wall non avvisto: la Risata. E questo per me è lo spunto ideale per dire come mai questo tour 2010/11 è realmente necessario: ieri Roger sorrideva e, quando stava barricato dietro la divisa da dittatore col suo megafono, si intravedeva come quel ruolo oggi lo faccia un po' ridere, nel senso che forse non vi si immedisima più, ma lo interpreta a fini drammaturgici. Insomma, Roger è cambiato tanto. E questo tour è necessario perché aggiunge realmente qualcosa di nuovo e, anche, cambia il significato di ciò che c'è stato prima, alla luce delle mutazioni.
Sono grata a Roger per aver fatto questo tour, perché se non ci fosse stato sarei rimasta ancorata alla visione di un uomo che, in fondo, era ancora un giovane uomo, mentre ora ho avuto la possibilità di ascoltare un autore che, nel frattempo, è diventato addirittura un saggio. Cos'è un saggio di sessantasette anni per una ventiduenne che ha fretta di capire? È la possibilità di sbirciare anzitempo da un punto di vista che non è suo, è la possibilità di capire ciò che si capisce "troppo tardi" prima di fare troppi sbagli. Se a dodici anni ho interiormente dialogato con un trentaseienne, a ventidue posso farlo con un "anziano" (mi suona strano questo aggettivo, per l'incredibile modo in cui Roger indossa la sua età, però i numeri sono questi...).
Come Roger dichiara nella sua intervista per Rolling Stone, The Wall gli ha dato modo di dare un senso alla sua vita; infatti il punto è questo: The Wall è davvero troppo. Se, da allora, Roger ha raggiunto seriamente nuove consapevolezze, non poteva lasciare quell'opera così: è così grande che aggiornarla era necessario - e doveva aiutare anche noi a comprenderla meglio, a comprenderla di nuovo.
Attenzione, io di solito sono esattamente quel tipo di inguaribile nostalgica che certe trasformazioni non le digerisce bene. Ma ora lo capisco davvero: The Wall è una metamorfosi, ma finisce quando il processo è appena chiuso (in tutti i sensi!), proprio come i film, che, a differenza della vita reale, godono dei propri fottuti costruiti momenti drammaturgici tra i quali questa benedetta Fine, con cui pare risolversi tutto. Invece, nella realtà, dopo le cose continuano, decadono, degenerano, impazziscono, o magari migliorano, ma mai si fermano - questa è l'unica (anti)certezza. Nel dopo-finale di Roger sono accadute molte cose, evidentemente, e andavano condivise. The Wall andava completato.

The Wall ha dato una direzione imprevista alla ragazzina solitaria che ero dieci anni fa, ha buttato giù anche il mio muro e mi ha mostrato che fuori c'è qualcuno che ti aiuta a sistemare tutto (yes, there's anybody out there, amici miei...). Senza Waters, lo dico col cuore in mano e a braghe calate, non so se sarei qui a scucirmi su un blog pubblico, ma, soprattutto, non so se avrei intrapreso tutte le amicizie che ho avuto, che ho e che avrò nella mia vita (conscia che ogni storia può ferirmi). Se, nonostante ogni colpo, credo ancora nei rapporti umani, è perché quel finale riecheggia ancora in me.


Oggi Waters sposta pesantemente l'asse della bilancia verso il mondo intero, verso ciò che sta accadendo, verso la Storia e verso tutta la violenza che non abbiamo ancora fermato, contro le multinazionali, contro i governi oppressori e soprattutto contro ogni guerra.


Io, da anni, allevo muffa tra le schiere dei passivi. Ho smesso di agire e di credere. Ma una parte di me vorrebbe disperatamente che qualcosa mi faccia cambiare idea. Non so se finalmente questo qualcosa è arrivato, ma se così fosse sono pronta a trasformarmi ancora: l'unica costante è il mutamento, lo imparo sempre e lo imparo sempre più duramente.

Stanotte la mia testa è avvolta dalle immagini di ieri sera: i cari caduti (i Fallen Loved Ones) e tutte le altre tragiche avvisaglie della nostra società sul lastrico...



...Ma soprattutto ho in mente quello che per me è un happy ending: vedere Roger e la sua band chiudere lo show mostrandosi con questa quasi inaspettata mise folk, che rispecchia la loro naturale attitudine odierna e raddoppia l'intensità del'happy ending del film del 1982, perché suggerisce un domani; che quest'attitudine sia folk, poi, per me è profondamente significativo, perché non trovo affatto casuale che sia il mood in cui più ultimamente mi ritrovo anche io e, per altro, anche un'altra signorina che col suo ultimo album sembra essere sgusciata finalmente fuori dalle sue viscere per mettersi a cantare del mondo: Polly Jean Harvey, un'altra creatura tormentata che nel mio cuore ha un posto speciale. (Let England Shake parla proprio delle guerre legate al Regno Unito, è un disco intriso della sua Patria, in bilico tra gli alberi delle foreste e i colpi di cannone - parlerei per giorni anche di questo...)

Foto di Agnese Gorroni aka fitterhappier*

A spuntare tra questi bellissimi freakettoni, c'è anche Harry Waters (qui sopra è il terzultimo): è il figlio di Roger, ossia quella vocina tenerissima e straziante che, nel 1979, aprì Goodbye Blue Sky con quel «Look mummy, there's an aeroplane up in the sky»... Oggi quella vocina è un biondone con una barba fin abbracciabile da quanto è enorme, lì sospesa a mezz'aria, sormontata da una cascata di dread lunghissimi... Pensare che quel ragazzo sia il figlio di Rog, che sia un gran musicista e che segua suo padre in tour, be', a me racconta parecchie cose.

Sempre nell'intervista a Rolling Stone, Waters ammette una dolorosa differenza tra la finzione narrativa e la vita reale: nella prima il muro cade tutto assieme, mentre nella seconda devi dolorosamente vedere ogni mattone venir giù. Io non so se riuscirò e vorrò cambiare, ma so che ogni tappa significherà sofferenza. In quei momenti, credo che avrò la mia stella polare...


Grazie, Roger.


Grazie anche per aver fatto pace con tutti noi fan (cosa non da poco): finalmente abbiamo visto che, sì, ora in fondo ci vuole bene. Prima era molto astrusa l'idea di sentirsi una sua fan sapendo che lui detesta il nostro fanatismo. Insomma, come cacchio si faceva ad amarlo senza recargli disturbo, a quel maledettissimo genio? Ieri sera, invece, incrociare le braccia al suo segnale, mentre Roger era in divisa, non era più il culmine di un assurdo rapporto che in cui "ci" ripudiava, al contrario eravamo attori suoi complici in una mastodontica performance teatrale. Eravamo con lui...


 •••••••
All alone or in two's
The ones who really love you
Walk up and down outside the wall

Some hand in hand
And some gathered together in bands
The bleeding hearts and the artists make their stand

And when they've given you their all
Some stagger and fall, after all it's not easy
Banging your heart against some mad bugger's wall

"Isn't this where"


 

Friday, 4 March 2011

Catarsi da tasca

Per chi ha il metabolismo troppo veloce, per chi è sempre in viaggio e per chi è perennemente turbato dal duende, servirebbe una magia portatile, un asterisco emotivo da sfilare dai neuroni all'occorrenza, una fuga-promemoria, un rito tascabile che ti aiuti ovunque, in qualunque momento.

Io sono una creatura piccola che contempla a cranio aperto la bellezza e il dramma di tutto il mondo, ma non conosco nulla. Non so se esiste la magia per come la intendete voi, non so come funzionano le cose, rifiuto ogni scienza e ogni religione, mi considero dispersa nel buio più assoluto; tutto ciò che mi resta sono le storie - quelle che raccontano e racconto e quelle che vivono e che vivo. Nelle storie faccio ciò che mi pare. Nelle storie decido che le cose sono magiche se io decido che sono magiche. Così, quella magia portatile l'ho potuta creare io:



La mano che la tiene è quella del mio amico David (la .gif l'ha fatta lui): era il mio pensierino per il suo compleanno. D'altronde, tutte le cose che ho scritto sopra, in un certo senso, me le ha insegnate lui. O forse sono stata io a insegnarle a lui? Non ci ricordiamo più. :)


Sapete qual è un probabile significato dell'etimologia di "abracadabra"?

Io creerò come parlo


Quindi attenti alle parole che usate: ci inventate il mondo.
(Ho paura. Di me, del mondo.
Ho bisogno di una catarsi da tasca...)




Auguri ai Pesci Volanti

Sunday, 27 June 2010

Finalmente ho un amico vero!


Ops, questa volta arrivo proprio in ritardo a postare la locandina: il concerto era... l'altro ieri. Ma era a Sant Feliu (Girona), per cui che il mio blogghino porti lì qualcuno è un po' duretta, credo.

E adesso un indovinello.
L'amico vero del titolo é:

1. Questo losco figuro:


2. Lo straordinario regalo del losco figuro, ovvero la materializzazione del mio adorato fantasmino Pic?


Notare: mi ero appena intrippata a volere un marsupio (proprio mentre disegnavo il canguro della locandina) e - telepatia! - la mia adorata Michelle torna dall'Argentina portandemene uno!

Ete

1. Sì, sono egomaniaca.
2. Capire come mi vedono gli altri può essere buono (per capirmi ulteriormente, per capire gli altri, per curiosare nel segmento di distacco tra percezione del sé sul sé e percezione degli altri sul sé).
3. Vedere uno stesso soggetto interpretato da diversi autori è sempre interessante e divertente.
4. Ho realizzato di avere diversi ritratti fatti da altri, perché mai non raccoglierli, eh?!
5. Sharing, wohever.

Grosso modo per questi cinque motivi, ho creato una piccola gallery su Flickr: Ete.

Un super grazie a tutti quelli che si sono cimentano con il mio nasastro e mi hanno fatto questo piccologrande regalo. ♥

Friday, 25 June 2010

Mr.Blond's Mygeneration 80-90

Che ci piaccia o no siamo nati e cresciuti a "merendine e televisione".
Gli istanti della nostra vita sono stati scanditi fin dall' inizio dal continuo flusso di informazioni emesse da questo speciale elettrodomestico, all'interno del quale sono racchiusi gran parte dei nostri ricordi.
Sia nel bene che nel male questa fredda scatola nera ha contribuito alla nostra educazione e formazione, ed è attraverso i suoi suoni e le sue immagini che si può descrivere la mia generazione.



Quell'iperattivo di Mr.Blond, aka Mattia Guolo, amico e compagno di corso, ha realizzato un progetto fotografico che mi ha convinto davvero moltissimo, dall'impostazione al trattamento degli scatti.
Nella galleria MYGENERATION e nella galleria Ride the Bunny be Creative di Flickr potete scorrere tutti i ritratti che realizzato.
Aveva chiesto anche a me di prestarmi, portandomi un oggetto a cui tenessi: sono arrivata con il mio fedele cappello di feltro e le mie scarpette rosse e alla fine Mattia ha tenuto queste ultime.
Sono logore fino ad avere un'enorme buco che trapassa l'intera suola, poverelle, ma le adoro. Come quasi tutte le cose che indosso, anche loro hanno la loro piccola storia: erano della mia splendida mamma! (In teoria lo sono ancora, ma io sono una ladra provetta, bwhahaha!)



...Che poi, che buffo, esattamente ogni singolo elemento che porto in queste foto poteva essere il prescelto. Dovrei smetterla di farmi possedere da ciò che posseggo.

A proposito di storie dietro agli oggetti, guardatevi il mitico corto che ci venne mostrato al primo anno, dal professore di sceneggiatura: Emilie Muller.

Monday, 24 May 2010

Legàmi /// Ottanta più ventuno

Dopo ventun'anni di esistenza, sono riuscita a togliermi una grossa soddisfazione: fotografare Mia Nonna, perfino con me, nella magica casa dove sono cresciuta. In realtà le prime fotine sceme, a dodici anni, con un'inutile automatica, le ho fatte tutte lì, in questo luogo strabordante di suggestioni. Ma questa è la prima volta che sento di essere riuscita a tradurre quello che volevo, almeno in parte.
Merito dell'aver avuto la scusa di dover scattare qualcosa per Legami (con accento a piacere degli autori...), la mostra di quest'anno dell'associazione culturale Territori e Paradossi (avevo partecipato anche gli scorsi due anni). L'inaugurazione sarà presso gli spazi espositivi della Torre di Mestre, il 5 giugno, alle 17.30.

Le foto che ho rubato sono davvero molte, ma per ora posto solo le due che saranno all'esposizione:


Criptico locus amoenus

Ottanta più ventuno evocazioni di madelaine

Non ho voglia, ora, qui, di dire altro. Chi mi conosce sa quanta Roba ci può stare dietro queste due immagini. Per tutti gli altri, va bene così, mi fiderò delle mie foto.

Un super super grazie alla mia Mamma, per i clic.

Saturday, 22 May 2010

Wednesday, 5 May 2010

Il fatto di dormire perennemente sui pesci volanti, non implica che io non abbia bisogno di riposare. Chi mi aiuta a capirlo?

Altro disegno scappato per "sbaglio", lavorando ad altri progetti.



La mia testa sta esplodendo. Mi vengono idee a raffica, mi vengono emozioni a raffica, mi vengono pensieri a raffica, ma ho una sola vita, una sola faccia, una sola testa. Infatti mi reduco a orari discutibili - come potete desumere da 'sto post.


Quasi mi scordavo: questa domenica sarò a Fumettopoli con la Fumectory...
certo che a trovare i nomi sembriamo i puffi...
Franco Sardo


Con me ancora IL VUØTØ, e, se Crono concede, anche delle stampe sciolte di illustrazioni...

Se vedete il mio grifone, gli dite per favore che si è dimenticato a casa mia il latte di scoiattolo per la manta volante? Grazie, eh. Scusatelo, è il solito sbadato!

Friday, 23 April 2010

Una, nessuna, centomila Ete [perdonate la citazione comoda, ma ci sono espressioni che funzionano troppo così come sono]

Ho aperto un account su Flickr nel quale raccoglierò i ritratti che mi rappresantano (eslcusi quelli fatti da me).


I motivi sono tanti.

Partiamo da quello più ovvio ed eclatante: non c'è niente da fare, ho un ego spoporzionato almeno quanto il mio naso, sono narcisa fino al midollo e, esclusi certi momenti autodistruttivi, non ho certo gravi problemi d'amor proprio (piuttosto d'autostima, talvolta, perché riconosco di avere dei difetti pesanti).

Dopo questo motivo ve n'è uno che ne è un po' la sottotrama profonda: sono ventun'anni che, cercando di conoscere il mondo, cerco di conoscere anche me. Sono sempre stata ossessionata delle differenze che ci sono tra un punto di vista e un altro, a partire dal clamoroso opposto del punto di vista soggettivo contro quello esterno. Quindi, per forza di cose, il primo campo da gioco era cercare di capire similitudini e divergenze su me stessa, nella visione che ho io di me e in quella che invece, di me, hanno gli altri. Mi diverto a confrontare ciò che sembro alle diverse persone: già questo racconta molto dell'umanità, oltre che di me, chiaramente.

Infine

Monday, 19 April 2010

Gli abbai dei cani, lei, le stelle e la mia dipendenza dalla musica.



Dopo un mio post a riguardo nel forum di Cremonapalloza, il buon Cudiel mi ha scucito la recensione per il sito. Normalmente sono piena di paranoie, se si tratta di recensire musica, ho troppa paura delle mie lacune tecniche, ma questa volta non ho resisistito, complice , forse, il fatto di avere già scritto metà testo a braccio, nel forum.
Comunque. Se volete, ecco la mia su I Mistici dell'Occidente, il nuovo album dei miei adoratissimi Baustelle. Mi hanno ucciso e resuscitato diverse volte, devo loro davvero molto.

Ringrazio il puntualissimo cugggino McA, fido correttore di bozze mondiale.


Stasera suonano a Milano e io mi sono fatta sfuggire i biglietti. Mi maledico da sola.
Se qualcuno di "voi" va, che mi faccia sapere le sue impressioni, magari...
Sob.

Friday, 16 April 2010

Ceci n'est pas Eta: ceci est l'Enfant Ninja!

Vi ricordate Elisa Cristantielli? La mia Bambina Ninja?

Siccome io non ho la sua stessa disciplina, ma il suo sogno è in qualche modo simile al mio, mi sto allenando sotto la sua ala, insieme a lei. Era molto che volevamo collaborare.
Con noi ci sono anche Giulia Trincardi e Lara Sabattini, più Giorgio Crimì e Matteo Martinelli.
Per ora siamo in missione segreta, non posso dirvi niente, altrimenti mi tagliano la testa. Ma giusto una sbirciatiana mi hanno detto che si può:

Adesso immaginate...
E capirete anche il motivo per cui latito un po'...

Ma il mio lavoro è ripagato fin troppo bene (come se non bastasse ciò che imparo): la Bambina Ninja a volte mi fa dei regali che mi tolgono il fiato:

"Eta è una sola. Eta esiste. Fidatevi delle parole di una bambina ninja… :) "

Se siete incuriositi dalle scritte, be', si riferiscono a un aneddoto un po' bizzarro che sto cercando di sistemare senza far sciocchezze avventate. Per farla breve, su Facebook qualcuno mi ha rubato mezza identità (e non credo sia uno scherzo). Il nickname di questo utente è - pensate un po' - "Eta Est Un Numéro (Eta N'existe Pas)".
Ne avevo parlato con Elisa... ed Elisa s'è un po' preoccupata per me (quindi si è messa a disegnare: logico, no? Hehehehe). Vedremo come andrà a finire...
Intanto io mi godo l'omaggio spettacolare! (E poi per forza che mi dicono che "sembro un cartone animato"...!)



Ogni tanto vorrei essere così, in 2D, in una storia, dentro una storia.
Nelle "storie" le cose hanno il loro ordine narratologico, ti prendono, s'impennano e poi si riaccomodano, magari anche meglio. Nella vita reale, invece, il gusto della fine va sempre più annacquandosi, si perde e ce lo dimentichiamo. Ma tranquilli, pesciolini, ci sarà pure un motivo se Elisa mi ha ritratta tutta sorridente, no?

Grazie, Eli.

Thursday, 15 April 2010

Appunti in corsa

In bilico tra una cosa e l'altra mi sono inventata il tempo per scrivere un post in cui condensare un po' delle piccole cose che ho accumulato in questi giorni...

Innanzittutto, il live de LinFante è andato molto bene.


Con la scusa che questo figliolo si sta facendo l'Erasmus a Barcellona, per altro, anche io non sono del tutto aggiornata sui suoi pezzi, così è stata per me un'occasione pure per sentire un sacco di nuovi bellissimi brani (tra cui uno sul quale stiamo tramando qualcosa, ma questa è un'altra storia...).
Inoltre, in qualità di Officina Sydrojé, ero compiaciuta del punto in cui si è piazzato per suonare, ovvero in un angolo dove sottostava a un magnifico dinosauro, parte del bellissimo murales che campeggia al RedRocket. (Se non capite la mia gioia, potete sbirciare queste vecchie care locandine...).



Queste foto le ha scattata Michele Ferrero. A proposito di lui, per LinFante c'è una piccola novità, ovvero la label Noiseville (qui il myspace, se preferite).


Magari prossimamente sul canale di YouTube de LinFante ci sarà anche qualche ripresa della serata.



Quest'ultima, invece, l'ha scattata lei... Lady Morla (ho la tua torta ancora in testa!):

Questo è uno dei pochi disegni che ho fatto in viaggio, ero troppo presa da mille cose, inclusa la mia testa tra le nuvole.
Al Parc de la Ciutadella, però, ho scovato una fontana troppo buffa e carina, tutta piena di putti giocherelloni, e non ho saputo resisterle:



Devo assolutamente segnalare un fumetto che ho trovato alla liberia del CCCB: Piero, di Edmond Baudoin.
Googlando un po', ho scoperto che è ben noto, ma io non lo conoscevo proprio... In effetti, se non mi è sfuggita troppa roba, qui in Italia non ci sono tantissime sue pubblicazioni, ma almeno questa sì, edita da Coconino, con una copertina che, anche se è a differenza del fumetto è a colori, fa da ottima anteprima agli splendidi disegni che troverete dentro...

[Edit del 27 aprile: Piero è una nuova uscita, ed è il primo libro di Baudoin che viene pubblicato in Italia. L'ho giusto giusto appena scoperto grazie alla newsletter della Coconino. Bene, c'era un motivo se non lo conoscevo e ora so che ho fatto bene a parlarne un po' qui.]

Questa invece è la copertina della mia edizione:

Qui sembra rosso, ma vi giuro che è arancione fosforescente, tant'è che, coff coff, da bravo insetto magari sono stata attirata proprio da questo, hahhaah!
Be', è un po' buffo a dirsi, ma all'acquisto ero certa che lui fosse spagnolo. Ed ero bella gasata di leggermelo in lingua originale. Poi invece scopro che è francese. Ma bene uguale, l'ho comprato in un momento di duende (sì, certo, Eta, guarda che questo si chiama shopping compulsivo!), quindi va bene così, magari in un altro momento avrei tenuto a posto le mani. Ma avrei fatto male, perché Piero, lo so già, è uno dei fumetti che mi segnerà.
Un disegno stupendo, tanto per cominciare. Morbido morbido (pennello, non a caso). Vividissimo, senti il movimento, il calore sulle guance (nonostante il bianchennero)...
Ingredienti attira-Eta: l'infanzia, due fratelli che crescono insieme, la scoperta da piccoli di "saper disegnare", anzi, la scoperta che... non tutti sanno disegnare (che è assurdo... è assurdo scoprirlo, da piccoli), i mostri della fantasia, i giochi sui fogli di carta (geniali!!!), ... Insomma, è tanto tanto un omaggio al disegno, sì. Tutti potranno apprezzarne la delicatezza, la raffinatezza, ma chi ama il disegno avrà un sussulto (facciamo una decina, heheh). Chi l'ha abbandonato (e siete tanti, lo so), si sentirà un traditore (non prendete male le mie parole, le dico in modo dolce). E probabilmente lo stesso vale per chi ha dimenticato la propria infanzia. Questa graphic novel è quasi una preghiera a ricordarsi dei propri sogni, di quello che pensavamo da bambini, quindi credo che, per questo motivo, possa colpire davvero in molti, creatività o no.
In questa storia autobiografica, infatti, Edmond Baudoin racconta di come iniziò a disegnare insieme al suo fratello minore, Piero. Fino al giorno in cui [non continuate a leggere se volete custodirvi tutta la trama...] Piero decise di smetterla, già dopo l'Accademia di Belle Arti. [Ok, ora potete continuare, hehe!]
Bene. Forse io ho pensato un po' ad Ago, mio cugino.
AGO.
...Quando ho scritto il post era ancora il 15 aprile, il giorno del suo 25° compleanno, quindi ne approfitto per fargli gli auguri... e per spiegare anche a voi perché lo vorrei mandare pubblicamente e sonoramente affanculo.
Da bambina, se mi chiedevano chi mi aveva insegnato a disegnare, solitamente rispondevo che si trattava di qualcosa di innato (be', cercavo di dirlo con parole mie, suppongo). Ma se proprio dovevo, parlavo di Ago. Ago era un'Istituzione. Portavo i suoi disegni in classe ed ero felicissima e orgogliosissima. Soprattutto nel disegno, l'ho sempre ammirato con tutta me stessa. (Manco a dirlo, lui, insieme ovviamente a suo fratello, McA, sono stata La Formazione. Dal cinema alla filosofia, al rock, insomma, Cugggini con tre g, avete capito, no?)
Insomma, da qualche anno, la disciplina con cui Ago si metteva sul foglio non so che fine abbia fatto. E non sono l'unica orfana.
Io non so se ora sta cercando di rimettersi all'opera con un po' più di volontà (e in quel caso che il mio post lo solleciti!), ma il tempo di stallo che ha fatto passare non glielo posso perdonare, comunque.
Ecco perché devo mandarlo affanculo.
Se non fosse stato per Ago, mah, chi lo sa se sarei qui a parlare di fumetto e di tutto il resto?

Fine dello sfogo.

Ne approfitto per ricordare di sabato pomeriggio: Punti di S-Vista, a Motta Baluffi (CR) dalle 17.
Porterò anche IL VUØTØ.
Ah, a Barcellona l'ho abbandonato furtivamente alle libreria del MACBA e del CCCB (dove ho potuto vedere una bellissima mostra, Atopia) e ho lasciato delle copie all'Arkham Còmics (Calle de Xuclà, 16), dove il gentilissimo proprietario mi ha detto che l'avrebbe donato a chi faceva acqusti "especialos". Un po' di bookcrossing mi diverte sempre... ;)


Be', per concludere in gioia e con con una ciliegina ripiena di rum questo post diluviale, voglio condividere un paio di video appena scovati, giusto in tempo per stravolgermi: Wake Up e Five Years live, con, insieme!, gli Arcade Fire e David Bowie.
Evito qualsiasi tipo di didascalico commento sbrodolino, i nomi parlano da soli.

Sapete cosa?
Se un giorno perdessi tutto, forse, se avrò ancora quella forza d'animo che ho cercato di costruirmi, be', la musica mi salverà, perché... come (si) ricorda la bella Nyva in uno dei tatuaggi più dolci e potenti che conosca...


Hasta luego,
Etina

Tuesday, 16 March 2010

No, non mi sono persa tra Sarzana e Milano...

La settimana scorsa non ho fatto in tempo a guardarla in faccia che mi aveva già (s)travolto, perciò posto solo oggi il mio breve resume di Sarzana.


C'è da dire che come fiera non fosse esattamente perfetta...
Per dovere di cronaca, però, se qualcuno volesse approfondire, vi rimando piuttosto al post di Michele Ginevra, che, nonostante non fosse fisicamente presente, ne ha scritto delle righe oneste.

A ogni modo...
...Un bravo pesce volante sa sempre prendere il lato arancio della vita!

Quindi non posso che essere più che felice: lo scambio umano-artistico-professionale che sono riuscita a portarmi a casa è impagabile. Discorsi infiniti, pieni di duende, con tante tante tante persone che stimo e ammiro!

Quindi voglio ringraziare tanto tanto tanto tanto tanto, fino alla nausea, tutti coloro che mi hanno strappato un sorriso, tutta la Fumectory, Marco Tanca, Marcello, Franco Sardo, Alis Cirronis, Stefano Obino, Alberto Dabrilli, Carmelo Marzò, Elena e Paolo di Effimera, Francy Follini, Chiara (la nuova mitica stagista del Centro Fumetto Andrea Pazienza), Andrea Longhi (CAVALLO!!!!), Davide Barzi, Samantha Leone e Luca Belloni di AbsoluteBlack, e , come si suol dire, tutti quelli che ho dimenticato, a causa del mio solito cervello bucherellato...

Una menzione particolare al dopocena autistico in cui eravamo 4 disegnatori scemi a passarci penne nuove da provare e a ritrarci contemporaneamente sui tovagliolini di carta della trattoria, zitti zitti muti muti, persi nelle linee e negli sguardi. Ode al feticismo per gli inchiostri e alle punte. Ho scoperto i Tombo, mi si è aperto un mondo!

Vi lascio qualche fotorecuerdo dei due giorni:


Iniziamo con un'immagine enigmatica per poche élites...

Alis, Franco e Marco al nostro stand - cheese!

Il disegnuzzo che Francesca mi ha invitato a fare sul Cfapaz's wall!

Et enfin il solito mitico motto di Marco (e Luna!)


E a sostegno di questa tesi di Marco, ovvero che la Fumectory spacchi, vi linko anche le paroline che ci sono state dedicate su Fumetto d'Autore... :)


Bien bien, dopo questo post doveroso, torno al mio turbine di stanchezza e iperattività.
In questi giorni non riesco a essere molto presente da queste parti, la vita reale non mi dà scampo. E presumo non sia un male...
Per inciso, a chi passasse di qui tra i compagni di blog che solitamente vengo a trovare: vi spio, eh, anche se non faccio in tempo a lasciare parole di commento e saluto - e sappiate che non mancate di farmi sgranare gli occhi! ;)

Love&Hate,
Eta

Wednesday, 24 February 2010

...Dormire fra le tue costole


Quest'illustrazione è di novembre scorso, ma l'ho scansionata solo di recente - e mi piace tanto tanto tanto, varie imperfezioni nonostante.

Disegnata un po' pensando a Craig Thompson. Quando lessi Blanketts non mi ripresi più. Ve lo dirà qualsiasi recensione, lo so, ma quel libro è davvero un Capolavoro. Gli devo troppo.



P.S. Intanto continuate il sondaggino a destra! ;) E non fate troppo i furbi con l'ultima voce, eh, che, anche se l'ho messa io, è evidente che qui vi sto esplicitamente chiedendo un parere vostro! E non badate alle opzioni nettamente
"estreme" e senza sfumature, inzomma, era per farla breve, una volta tanto... Tanto per spiegare ci sono i commenti, semmai.
A proposito, aneddoto: che ridere, ho visto che qualcuno ha cercato in google "eleonora liparoti compleanno"! XD