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Sunday, 8 April 2012

"Il rito"

Queste sono le foto portate da Rib. alla mostra Ombre organizzata da La Stanza Segreta.


IL RITO I
IL RITO II
IL RITO III
IL RITO IV

Vacuum Virgo

Un mese e mezzo fa circa, quando le scattò, mi sentivo solo la carne elegantamente messa in posa dalle sue manine speciali, nonché la carne poi completamente reinventata tramite il suo magico bianco apparecchietto informatico. Insomma, addirittura meno di una modella, tanta era la notevole metamorfosi operata da Rib, maghetta della macchina e della post-produzione.
Ora le teorie ipotizzabili potrebbero essere infinite, inclusa quella che, nell'editing digitale, fosse incluso un augurio di cambiamento reale, sta di fatto che ora in queste foto rivedo una me stessa ancor più vera.
I miei capelli sono ancora castani e il mio volto è ancora lo stesso, non quello strano disegnato da Rib., eppure quella me, ora, mi esprime meglio di come io stessa avrei saputo suggerire.
Hai fatto un rito davvero e non me l'hai detto?
A ogni modo, nel frattempo sono successe molte cose, che sicuramente hanno influito non poco. Il fatto più classicamente importante è che domenica scorsa ho preso il mio primo sola andata e ora mi trovo a Utrecht. E sono in uno stato di totale looking for: for a job, for a house. Ma mentre mi accingo a tanto cercare, guarda un po', senza nemmeno cercare più quello, ho trovato proprio il mio caro Vuøtø.
Credevo stesse da un'altra parte ancora, quella che avevo cancellato, invece era proprio nell'Altrove dove ero diretta.
Ho scoperto che è un'altra cosa da quella che pensavo.
Non distrugge.
Disperde il sè.
(Qualcosa di affine a ciò che ho scritto nell'ultimo post...)
Io cercavo nelle mancanze, che di per sè non esistono.
Invece è sparso ovunque.

Chi cerca trova? In effetti, credo nella Volontà.
Ma, non meno, credo nella Serendipità: "cercavo un ago in un pagliaio e ci ho trovato la figlia del contadino".

Quella foto in cui ho lo Spazio su una mano e il Vuoto sopra di me, ora non mi sembra più un troppo grande dolce imponente omaggio non accettabile per la mia umile stupida persona, ma la rappresentazione di ciò che provo.
Grazie, piccola Rib.
Grazie anche a Jul, che sa.

I hope you enjoy your trip.


I love you, nana

Tuesday, 21 February 2012

Tumblr (how to disappear completely)

Le idee sono nell'aria.
Quando scopri che i tuoi feticci non appartegono al tuo stupido ego, ma all'umanità tutta, hai due possibilità: stizzirti e arrampicarti sugli specchi unti per dimostrare comunque di essere una persona assolutamente unica e irriproducibile, oppure aprirti al fatto che: le idee sono nell'aria e, come direbbe un mio amico, noi siamo ripetitori. Aprirti a tutto questo e, piuttosto, entusiasmarti di avere qualcosa in comune con qualcun'altro.
È da molto che io, ad esempio, so che i pesci volanti su cui dormo sono un po' gli stessi che fanno visita nella fantasia di tante altre dimensioni collettive.
Così come so che il vuoto è un concetto al quale io sono tornata in modo particolarmente ciclico, ma che è visceralmente insito nel pensiero umano, quasi quanto il bianco e il nero, e lo è in accezioni molto eterogenee, alcune distintissime da me, altre vicinissime.

Nelle ultime settimane ho aperto, dopo tanto che rimandavo, un paio di Tumblr, proprio per collezionare queste tracce.
Tumblr è quasi la sublimazione ideale di un'operazione del genere, in cui, nella mia ottica, non regna il blogger che lo gestisce, ma le idee in sè (di cui siamo ripetitori, appunto).
Ci sono sicuramente anche i Tumblr stracolmi di blogger ultranarcisisti insonni al pensiero di aver perso un follower, ma quella è solo la perversione umana che sa farsi strada ovunque. La natura propria dei Tumblr, invece, credo abbia come sua punta di diamante la possibilità del "re-blog": trovo un post, magari ignoro l'autore, ma posso re-bloggarlo, sarà poi Tumblr che automaticamente manterrà sotto le coordinate per ritrovare il Tumblr che hai re-bloggato, sia che sia l'autore originario, sia che il tuo post sia al quarantacinquesimo re-blog.
Tutto è un flusso.
Predisposto a questo flusso collettivo è anche il modo in cui s'inciampa nei post: oltre al caso sistematico (Tumblr è anche una moda, d'altronde, diffusissima pure tra i ragazzini), lo stream principale è quello dei blog che segui (i cui aggiornamenti compaiono nella dashboard, ossia l'home page che compare all'utente), ma è stupendo anche navigare a forza di tag (che non sono circoscritte ai Tumblr che segui, ma pescano in tutto il suo oceano). Per non parlare della vera fregatura che rischia d'incollarti allo schermo: re-blogghi un tale che ne ha re-bloggato un altro, che ne ha... Ok, avete già capito. Centinai, migliaia. Di Tumblr fighissimi. A caso, totalmente, cioè secondo il gusto del tumblero in cui incappate, oppure tematici e iper strampalati, come uno sui gatti che si masturbano di cui lessi quest'estate (e di cui non cercherò il link!), o come quello sul voyeurismo della mia amica Lara, la quale lo aprì come progetto di tesi (ne parlai un anno fa, infatti), o come Back From R'lyeh, che David farcisce di immagini tra Lovecraft e l'horror, con qualche opera sua a volte e una valanga di stupenda robaccia inguardabil. Poi ci sono quelli diaristico-letterari, come quello della mia amica Federica, Storie di non amore, o quello di Giulia, Jul Jackalope fallen into the stellar crack, che è un'altra cosa ancora, più minimale e guidata da immagini e suoni. (Per inciso, queste ultime due fanciulle sono le disgraziate che mi hanno contagiato questa manìa, e questo post così nerd è un umilissimo microscopico omaggio per loro due, che venerdì "fanno una roba" che merita un bel po' di auguri di cuore... (Ragazze, prima ho scarabocchiato un jackalope su un unicorno, ma mi è venuto di merda: vale anche solo il pensiero?)).

Ho aperto due Tumblr, dicevo. Che sono stati anche un modo per scomparire, in queste settimane tesiste troppo ossessionate da me stessa: nei miei Tumblr ricevevo un flusso e mi limitavo a restituirlo al mondo nella mia scatolina tematica, silenziosamente, senza nulla dichiarare su di me, limitandomi a porre un vago filtro. In certe situazioni, è riposante abbandonarsi a un atto compulsivo, nella consapevolezza che, in qualche modo, un senso ce l'ha.


Piscem è il primo nato, quello più in forze e ben nutrito.
Tanta roba è re-bloggata, tantissima roba la ricevo da una generosa anima virtuale che ha un radar #flying fish più potente del mio. Mi entusiasmo a ogni nuova immagine che offre pesci volanti. Mi sento parte del mondo, in quel momento. Parte di una cosa unica su cui siamo in tanti.
Quando questo spirito hippie si smarrisce, però, c'è sempre l'altro Tumblr alquanto nichilista e individualista, più mio nonostante i vari re-blog.
Per inciso, questo secondo Tumblr, Looking for the vøid, lo sento sempre meno indispensabile. Lo coltivo più facilmente per automatismo, giusto perché il vuoto è comunque parte della mia storia. Ma le volte in cui vi ho lavorato per impellente necessità interiore sono relativamente poche, forse (ed è una gran cosa, per quanto mi riguarda). Tra l'altro è anche meno facile da guidare, per la solita storia del tema troppo ampio. D'altronde, la trama del mio vecchio fumetto dentro a IL VUØTØ era proprio questa: dove cazzo posso trovarlo, il vuoto, et cosa essere specificatamente? Non lo sapevo quando lo scrissi, nel 2008, e continuo a non saperlo (anche se nel frattempo l'ho conosciuto (?)).
Precisazione maniacale: devo assolutamente recuperare un theme con l'infinite scrolling anche per questo Tumblr. Amplifica la sensazione di stream compulsivo senza via d'uscita mo'di bad trip lisergico. Ma stranamente non ci sono ancora riuscita, non con un aspetto bello sobrio come mi serve.


Special mention per Darkam, fumettista che in Piscem compare più volte, perché questo trip delle carpe volanti è per lei diventato un leit motiv virale, al punto che mi dichiaro ufficialmente Invidiosa; dei suoi disegni ho spesso pensato che li avrei voluti fare io, con quel tratto iper sporco fino a farsi masticare. L'ho pensato al primo sguardo, ma sono rimasta sotto shock qualche giorno fa, quando ho trovato un'illustrazione che era esattamente ciò che ero stata sul punto di disegnare io, salvo poi farmi divorare dalle paranoie: Sometimes they just forget how to fly: pesci volanti morti, nell'acqua stagnante. La volta in cui, un mese e mezzo fa, cancellai tutti i post di questo blog (per poi ri-pentirmi dopo due ore), stavo per scrivere, al posto del banner, che tutti i pesci volanti erano morti, c'era stata una strage, li avevano uccisi tutti. Ma il titolo del disegno di Darkam dice che è solo qualche volta che i nostri pesci si scordano come volare. Poi passa. The show must go on, e quando continua ti ricordi di amarlo. Magari lo varierai un po', ma sarà di nuovo lo show.

Mi sento ancora intimamente in bilico tra il disappear, l'auto-delete e la presenza del movimento. Nel frattempo vivo, riprendo in mano i miei progetti, su carta e su treno, e ogni tanto carico qualche altra immagine su Tumblr. Di pesci volanti ce ne sono davvero ancora tanti, inclusi quelli che devo aver perso qualche anno fa, tra un hard disk e l'altro.
Ah, va da sè, se ne incontrate qualcuno indirizzatelo pure a me. Ditegli che gli faccio la foto e lo lascio andare via subito. Lo so che le ali non vanno afferrate. L'ho appreso dalle farfalle.

Sunday, 1 May 2011

Vuøtø a spasso

Avrei dovuto dirlo un po' prima, ora è quasi inutile, ma fino all'ultimo è stato in dubbio: io sono qui a Cremona a lavorare sodo per imminenti progetti futuri, ma IL VUØTØ se n'è andato al Napoli Comicon senza di me, un po' come il nano de Il favoloso mondo di Amélie. 

Se volete trovarlo, dovete trovare la Fumectory, questa volta tutta sul groppone del nostro eroico Franco Sardo.

Sì, me ne rendo conto: sono dati un po' vaghi.

E per essere vaga fino in fondo, aggiungo: in realtà non sono certa al cento per cento che Franco sia riuscito a portare i miei libretti fino a lì, perché svariate divinità si sono scagliate sia contro di lui che contro di me...

Nel caso, poi fatemi sapere...

Sunday, 24 October 2010

Lucca /// Again a game

Sui giorni non ho ancora certezze diamantiche, ma.
Anche quest'anno sarò in Self Area a Lucca, di nuovo con IL VUØTØ, e qualche illustrazione stampata in modo coloroso. E ovviamente il mio carnet onnivoro per risucchiare il mondo.
E di nuovo sarò con quei... emh... Non lo so, sono soggetti di cui ancora diffido... Be', insomma, sono con la Fumectory*.
Qui:

I sopravvissuti di questa stagione sono, più precisamente: Alice Cirronis, Lia Finato, Andrea Longhi, Franco Sardo e Marco Tanca.


Ho mille cose da caricare sul blogghino e anche mille cose da fare, ma ultimamente i pesci volanti ci sono anche quando non dormo (ultimamente?). Colpa del mio fratellino Syd Barrett (e forse anche delle mie amiche, quando danno retta ai pesci volanti che mi satellitano attorno e parlano al posto mio, ficcandomi in bocca un fazzoletto imbevuto di inchiostro rosso per stamene zitta e distraendomi con la bellezza calamitica dei colori...).
Ciao mondo, oggi voglio molto bene a tutti, anche se mi fate tutti un po' paura...

P.S.: Gossip da blogger: dopo quasi un anno di contatto virtuale semi-quotidiano e svariati tentativi di contatti reali, finalmente Eta meets Ribbon. Non ci posso credere. Evento, signori e signori, evento!!! ^^

Thursday, 15 April 2010

Appunti in corsa

In bilico tra una cosa e l'altra mi sono inventata il tempo per scrivere un post in cui condensare un po' delle piccole cose che ho accumulato in questi giorni...

Innanzittutto, il live de LinFante è andato molto bene.


Con la scusa che questo figliolo si sta facendo l'Erasmus a Barcellona, per altro, anche io non sono del tutto aggiornata sui suoi pezzi, così è stata per me un'occasione pure per sentire un sacco di nuovi bellissimi brani (tra cui uno sul quale stiamo tramando qualcosa, ma questa è un'altra storia...).
Inoltre, in qualità di Officina Sydrojé, ero compiaciuta del punto in cui si è piazzato per suonare, ovvero in un angolo dove sottostava a un magnifico dinosauro, parte del bellissimo murales che campeggia al RedRocket. (Se non capite la mia gioia, potete sbirciare queste vecchie care locandine...).



Queste foto le ha scattata Michele Ferrero. A proposito di lui, per LinFante c'è una piccola novità, ovvero la label Noiseville (qui il myspace, se preferite).


Magari prossimamente sul canale di YouTube de LinFante ci sarà anche qualche ripresa della serata.



Quest'ultima, invece, l'ha scattata lei... Lady Morla (ho la tua torta ancora in testa!):

Questo è uno dei pochi disegni che ho fatto in viaggio, ero troppo presa da mille cose, inclusa la mia testa tra le nuvole.
Al Parc de la Ciutadella, però, ho scovato una fontana troppo buffa e carina, tutta piena di putti giocherelloni, e non ho saputo resisterle:



Devo assolutamente segnalare un fumetto che ho trovato alla liberia del CCCB: Piero, di Edmond Baudoin.
Googlando un po', ho scoperto che è ben noto, ma io non lo conoscevo proprio... In effetti, se non mi è sfuggita troppa roba, qui in Italia non ci sono tantissime sue pubblicazioni, ma almeno questa sì, edita da Coconino, con una copertina che, anche se è a differenza del fumetto è a colori, fa da ottima anteprima agli splendidi disegni che troverete dentro...

[Edit del 27 aprile: Piero è una nuova uscita, ed è il primo libro di Baudoin che viene pubblicato in Italia. L'ho giusto giusto appena scoperto grazie alla newsletter della Coconino. Bene, c'era un motivo se non lo conoscevo e ora so che ho fatto bene a parlarne un po' qui.]

Questa invece è la copertina della mia edizione:

Qui sembra rosso, ma vi giuro che è arancione fosforescente, tant'è che, coff coff, da bravo insetto magari sono stata attirata proprio da questo, hahhaah!
Be', è un po' buffo a dirsi, ma all'acquisto ero certa che lui fosse spagnolo. Ed ero bella gasata di leggermelo in lingua originale. Poi invece scopro che è francese. Ma bene uguale, l'ho comprato in un momento di duende (sì, certo, Eta, guarda che questo si chiama shopping compulsivo!), quindi va bene così, magari in un altro momento avrei tenuto a posto le mani. Ma avrei fatto male, perché Piero, lo so già, è uno dei fumetti che mi segnerà.
Un disegno stupendo, tanto per cominciare. Morbido morbido (pennello, non a caso). Vividissimo, senti il movimento, il calore sulle guance (nonostante il bianchennero)...
Ingredienti attira-Eta: l'infanzia, due fratelli che crescono insieme, la scoperta da piccoli di "saper disegnare", anzi, la scoperta che... non tutti sanno disegnare (che è assurdo... è assurdo scoprirlo, da piccoli), i mostri della fantasia, i giochi sui fogli di carta (geniali!!!), ... Insomma, è tanto tanto un omaggio al disegno, sì. Tutti potranno apprezzarne la delicatezza, la raffinatezza, ma chi ama il disegno avrà un sussulto (facciamo una decina, heheh). Chi l'ha abbandonato (e siete tanti, lo so), si sentirà un traditore (non prendete male le mie parole, le dico in modo dolce). E probabilmente lo stesso vale per chi ha dimenticato la propria infanzia. Questa graphic novel è quasi una preghiera a ricordarsi dei propri sogni, di quello che pensavamo da bambini, quindi credo che, per questo motivo, possa colpire davvero in molti, creatività o no.
In questa storia autobiografica, infatti, Edmond Baudoin racconta di come iniziò a disegnare insieme al suo fratello minore, Piero. Fino al giorno in cui [non continuate a leggere se volete custodirvi tutta la trama...] Piero decise di smetterla, già dopo l'Accademia di Belle Arti. [Ok, ora potete continuare, hehe!]
Bene. Forse io ho pensato un po' ad Ago, mio cugino.
AGO.
...Quando ho scritto il post era ancora il 15 aprile, il giorno del suo 25° compleanno, quindi ne approfitto per fargli gli auguri... e per spiegare anche a voi perché lo vorrei mandare pubblicamente e sonoramente affanculo.
Da bambina, se mi chiedevano chi mi aveva insegnato a disegnare, solitamente rispondevo che si trattava di qualcosa di innato (be', cercavo di dirlo con parole mie, suppongo). Ma se proprio dovevo, parlavo di Ago. Ago era un'Istituzione. Portavo i suoi disegni in classe ed ero felicissima e orgogliosissima. Soprattutto nel disegno, l'ho sempre ammirato con tutta me stessa. (Manco a dirlo, lui, insieme ovviamente a suo fratello, McA, sono stata La Formazione. Dal cinema alla filosofia, al rock, insomma, Cugggini con tre g, avete capito, no?)
Insomma, da qualche anno, la disciplina con cui Ago si metteva sul foglio non so che fine abbia fatto. E non sono l'unica orfana.
Io non so se ora sta cercando di rimettersi all'opera con un po' più di volontà (e in quel caso che il mio post lo solleciti!), ma il tempo di stallo che ha fatto passare non glielo posso perdonare, comunque.
Ecco perché devo mandarlo affanculo.
Se non fosse stato per Ago, mah, chi lo sa se sarei qui a parlare di fumetto e di tutto il resto?

Fine dello sfogo.

Ne approfitto per ricordare di sabato pomeriggio: Punti di S-Vista, a Motta Baluffi (CR) dalle 17.
Porterò anche IL VUØTØ.
Ah, a Barcellona l'ho abbandonato furtivamente alle libreria del MACBA e del CCCB (dove ho potuto vedere una bellissima mostra, Atopia) e ho lasciato delle copie all'Arkham Còmics (Calle de Xuclà, 16), dove il gentilissimo proprietario mi ha detto che l'avrebbe donato a chi faceva acqusti "especialos". Un po' di bookcrossing mi diverte sempre... ;)


Be', per concludere in gioia e con con una ciliegina ripiena di rum questo post diluviale, voglio condividere un paio di video appena scovati, giusto in tempo per stravolgermi: Wake Up e Five Years live, con, insieme!, gli Arcade Fire e David Bowie.
Evito qualsiasi tipo di didascalico commento sbrodolino, i nomi parlano da soli.

Sapete cosa?
Se un giorno perdessi tutto, forse, se avrò ancora quella forza d'animo che ho cercato di costruirmi, be', la musica mi salverà, perché... come (si) ricorda la bella Nyva in uno dei tatuaggi più dolci e potenti che conosca...


Hasta luego,
Etina

Tuesday, 29 December 2009

"Specie di spazi" /// "IL VU∅T∅" + "Perché lavori ai ferri?": per l'approfondimento del lettore

Fu proprio donando una copia de IL VU∅T∅ e discutendo di Perché lavori ai ferri? (quando ancora non aveva un audiovideovolto) che mi venne consigliato questo libro:
Specie di spazi*
di Georges Perec
E subito fu aggiunto: - Ne comprerai copie e copie, lo vorrai regalare a un sacco di persone... E sarà sempre un ottima idea per i regali di Natale!

In effetti, sono solo a metà di questo magnetico libricino che già non resisto, devo parlarne.
E le prime persone a cui vorrei suggerirlo sono i miei carissimi amici Federico Fronterré, Antonio Feroldi e Silvia Mete, rispettivamente un fotografo/videomaker, un designer e un'urbanista (questi ultimi sono classe '89 come me, quindi forse le mie definizioni sono affrettate, ma con un po' di lungimiranza, non mi sento troppo impaziente, conoscendone le teste!). Loro lo potranno amare: sia per il loro campo professionale che per le loro inclinazioni personali.

Subito dopo, lo potrei consigliare a chi prova un piccolo sussulto, pensando alle madelaine proustiane (no - chiedo venia - non ho letto quel libro, senz'altro lo farò, ma, per ora, vi ho comunque letto attraverso). A chiunque ragioni sulla memoria e sui luoghi, a chi ami un certo tipo di introspezione ben dosata su quell'osare intellettuale che ha un gusto squisitamente cerebrale. Nonché a chiunque ami la letteratura, ovviamente.

Ma, su questo blog, mi divertirò a consigliarlo a chi ha letto IL VU∅T∅ e ha visto Perché lavori ai ferri? e volesse fare un approfondimento sull'autrice... :P Tipo le bibliografie in fondo a una monografia, no? ;) In realtà, il tono di Specie di spazi è distantissimo dai miei: Perec è posato, forse, io invece ho lavorato di getto in entrambi i casi, qualcuno direbbe che ho lavorato di pancia, più che di testa (ma io non credo alla separazione di questi elementi...).
In sintesi, questo libro parla molto, appunto, del vuoto - e di ciò che vi sta attorno. Con tutta la calma, la dedizione e la puntualità che la letteratura può concedersi, Perec tenta di sviscerare il concetto del vuoto, da un punto di vista che io ho dovuto tralasciare (in parte perché al momento mi premeva altro, in parte perché sapevo che l'argomento era troppo vasto e quella non era la sede).

Come pensare il nulla? Come pensare il nulla senza mettere automaticamente qualcosa intorno a questo nulla, senza farne un buco nel quale ci si affretta a mettere qualcosa, una pratica, una funzione, un destino, uno sguardo, un bisogno, una mancanza, un sovrappiù?

Ho provato a seguire docilmente quest’idea molle. Ho incontrato molti spazi inutilizzabili, e molti spazi inutilizzati. Ma non volevo né l’inutilizzabile, né l’inutilizzato, bensì l’inutile. Come scacciare le funzioni, i ritmi, le abitudini, come scacciare le necessità? Ho immaginato che abitavo un appartamento immenso, talmente immenso che non riuscivo mai a ricordarmi quante stanze ci fossero (l'avevo saputo, un tempo, ma l'avevo dimenticato, e sapevo di essere ormai troppo vecchio per ricominciare un conteggio così complicato): tutte le stanze, eccetto una, sarebbero servite a qualcosa. L'essenziale era trovare quest'ultima. Non era più difficile insomma, che per i lettori della Biblioteca di Babele trovare il libro che desse la chiave di tutti gli altri. C'era effettivamente qualcosa si abbastanza vicino alla vertigine borgesiana a volersi rappresentare una sala riservata all'ascolto della Sinfonia n. 48 in do, detta Maria Teresa, di Joseph Haydm, un'altra consacrata alla lettura del barometro o alla pulizia del mio alluce destro...

[...]

Non sono mai giunto a qualcosa di veramente soddisfacente. Ma non penso di aver perso del tutto il mio tempo provando ad oltrepassare questa linea improbabile: attraverso questo sforzo, mi sembra che traspaia qualcosa che potrebbe essere uno statuto dell’abitabile...

[Nota Etosa. Esattamente come Proust, anche Borges e l'Aleph mi perseguitano. Di quest'ultimo, però, ho perlomeno già il libro ad attendermi sullo scaffale. Lo aprirò presto, lo aprirò presto. Promesso, Stribius!]

Ora dovrei spiegare anche perché c'entra con Perché lavori ai ferri?. Questo forse è più complesso. Probabilmente c'è un legame meno stretto, o forse non lo so ancora spiegare del tutto (a parte il fatto che, vi ricordo, mi manca ancora la seconda metà, che figuriamoci se avevo la pazienza di leggerlo tutto, per scrivere il post). (Che poi, quando l'avrò finito, di certo avrò altro da aggiungere, ma d'altronde that's Eta, questi sono i miei soliti handicap e ho imparato a conviverci...). Ahem - dicevo!!! Di sicuro, però, ci sono almeno un paio di elementi.
Perec pensa sullo spazio e ci invita costantemente a guardarlo anche in un altro modo. Anzi, in primis, a guardarlo, a capirlo, e poi magari pure a pensarlo diversamente. (Tant'è che la stessa impaginazione e la disposizione spaziale del testo sono sfalsati - ma non in modo gratuito, come si potrebbe sospettare alla luce di tutta la letteratura postmoderna, bensì in modo sempre originale, creativo, positivo).

Non si pensa abbastanza alle scale.

Niente era più bello, nelle vecchie case, delle scale. Niente è più brutto, più freddo, più ostile, più meschino, nei palazzi d'oggi.

Si dovrebbe imparare a vivere di più nelle scale. Ma come?

Ecco, in Perché lavori ai ferri? ero anche stranita dall'uso anomalo di un luogo: fare a maglia nella sala d'attesa di una stazione (nell'episodio reale, invece, eravamo in treno). E uno. Due: così come Perec si ostina a guardare i luoghi - ma tutto - fino in fondo, a immaginare e re-immaginare, io ho iniziato a interpretare e reinterpretare quel momento, quella persona e quell'azione.
Di solito in una sala d'attesa si aspetta, al massimo si leggiucchia, cose così, ma non si fa a maglia e non si stringono amicizie. La sala di attesa di una stazione dovrebbe essere un luogo grigio, dove le persone sono tappezzeria urbana, giusto? Un brindisi alle menti che si perdono nella tappezzeria, dunque, ogni texture è interessante, righe, righe, righe, guardatela con la parte destra del cervello, perdetevici, oppure, appunto, come l'Aleph, guardatela con l'Intelletto in Genere di Aldous Huxley, il drappeggio è ciò che di più interessante vi sia, e ogni umano è una tela, è una storia.


Infine, una sua foto - che come l'ho vista mi è fiorito il cuore:


E adesso, ditelo, se per caso vi sembrava un noioso intellettualoide, uno scrittorucolo morto nei suoi arzigogolii mentali, be', adesso non gli volete già un bene dell'anima?! Georges, se c'è un Aldilà, ti offrirò un caffé. E anche al micio-scimmia, ovviamente! (Oddio, forse meglio un croccantino, al micio...).


P.S. Con un breve googletrip, mi sono facilmente accorta di come questo nome sia ingombrante, nella letteratura del Novecento, ma io,ahimé, non l'avevo mai sentito nominare. Sicché abbiate pietà del mio entusiasmo, se vi pare ignoranza.
Viva lo Stupore.


* Attenzione, si fa fatica a trovarlo, a me dissero anche che era fuori catalogo: ma ostinatevi e ce la farete. Spero! Anche perché, io, la mia copia, sto per perderla, quindi non posso prestarla (altrimenti: viva il bookcrossing!).

Friday, 27 November 2009

Ora che ci sono le istruzioni... per stampare IL VU∅T∅ non ci vuole NIENTE! [Risate in voice off, please...]

Non potevo non scrivere un post su questa cosa...!

Qualche post fa, davo link e istruzioni per scaricare il mio volumetto autoprodotto, IL VU∅T∅, in versione stampabile e fai da te.
La prima cavia ufficiale direi che è Marco Tanca, che ne ha voluto fare un regalo.
Ma non si è fermato a stampare tutto e al massimo mandarmi la fotina con le copie in mano, ha fatto di più:


(cliccare per ingrandire)

Io ho rinunciato a spendermi in ringraziamenti, ormai...

Però posso continuare l'opera di autopromozione! :P
Quindi ricordo a tutti che stasera e domani sera, all'Arci di Cremona (via Speciano, 4), ci sarà l'esposizione collettiva Blink of an eye, dove:
- porterò nuove stampe de IL VU∅T∅;
- spaccerò (se tutto fila liscio) le copie del fresco fresco album dei Sydrojé Duende;
- esporrò ovviamente anche io delle cosine;
- riderò, berrò, abbraccerò un sacco di gente che non vedo da un sacco!!!!

Rock'n'roll.
Ora scappo che altrimenti perdo il treno.
Cazzo, se lo perdo maledirò questo post per la prossima settimana.
Anzi, no, se lo perdo torno qui e lo modifico dopo, così insabbio tutto.
Sì sì.
Nessuno deve sapere.
Eta. Sono le 13:37, per favore!
Qualcuno curi la mia grafomania.
Questo è un appello ufficiale.

Tuesday, 24 November 2009

24 novembre 2009: è uscito DUENDE!


Duende, il nuovo album dei Sydrojé, esce oggi, 24 novembre 2009!

Per averlo, contattate direttamente loro (qui su fb):
sydroje@yahoo.it



Approfitto del post per ricordare che i Sydrojé stanno partecipando al concorso Morning Glory. E si possono votare ogni giorno qui, fino all'11 dicembre. Basta registrarsi.

A proposito, confermo che questo venerdì (27 novembre) sarò all'arci di Cremona (via Speciano, 4) per l'esposizione collettiva di cui parlavo qualche post fa: Blink of an eye. Quindi, se venite lì, potrebbe essere un'occasione per prendere al volo una copia. :) Inoltre avrò con me delle nuove copie de IL VU∅T∅!


Chiudo il post con due parole sul Duende - di cui parlo spesso e con furore (anche in questo blog e al di là dell'album).

Non voglio fornire sterili definizioni. Vorrei stuzzicare la curiosità.

...Iniziò tutto quando una mia carissima amica mi regalò questo libro stupendo:

Non è la musa, non è l'ispirazione, non è l'"angelo" della cultura occidentale, non è il fuoco sacro, è qualcosa di più. E' il padrone di casa.

Tuesday, 17 November 2009

...Il post post VU∅T∅ e pieno lucchese!

Dopo i due giorni passati a Lucca non ho più scritto il classico post che è ormai tradizione dei blogger... Ma dato che chi era con me, invece, ha scritto eccome, colgo l'occasione per citare un paio di cose anche io!

Per cominciare, voglio di nuovo ringraziare tutti i ragazzi della Fumectory per avermi ospitato con loro, sabato e domenica. In particolare, mi hanno letteralmente ospitato i mitici Elena (con maglia dei Joy Division allegata, hihi) e Paolo, dato che, per così dire, le FS ci hanno lasciato a terra... La loro gentilezza e simpatia è stata davvero proverbiale, inoltre ho potuto innamorarmi dell'incredibile fauna e della casa-esposizione perenne che è il loro bellissimo nido.
Ma questo non è un vero post-reportage, perchè, come dicevo, di report fumectoriani ce ne sono almeno altri tre, per cui, se volete sbirciare o farvi due risate, vi mando direttamente lì... Marco Tanca ha da poco finito addirittura la versione a fumetti, Franco Sardo una dettagliata cronaca verbale, mentre i già citati Elena aka Lucifer e Paolo hanno postato un po' di ricordi visivi (tra i quali anche un paio di miei disegni).
A tutti quanti, grazie mille!

E già che ci sono, vorrei fare il nome di altre facce/immagini/posti che mi hanno colpito. (Ovviamente dimenticherò mille persone, chiedo scusa a priori!)

Intanto i super creativi Katlang, se fate un salto da loro vedrete quante ne hanno inventate per impedire a tutti di scordarsi del loro stand!
Poi c'è il formidabile Sospensorio, un autore che va dritto dritto al cervello con i contenuti e dritto dritto al cuore con lo stile e con la tecnica.

Infine Erika De Pieri, un'autrice bravissima e alla quale vanno un sacco di miei grazie per la sua gentilezza! :)


...Last but not least, finalmente ho messo on line IL VU∅T∅.



Avrei voluto farlo anche prima di Lucca, ma... non ci sono riuscita.
Ora potete trovare qui il file .pdf da scaricare e leggere sul vostro bravo computer.
Se invece volete fare le cose in grande e stamparvene una copia, io ho anche caricato qui i file per la stampa (sono 146 MB). E' un pacchetto .pdf con un file per ogni verso di ogni foglio. E' tutto numerato nel nome, quindi dovreste riuscire a orientarvi.
A scanso di equivoci (ma magari!), una guida:

FOGLIO 1
fronte: pg 12 e pg 13
retro: pg 14 e pg 11

FOGLIO 2
fronte: pg 10 e pg 15
retro: pg 16 e pg 9

FOGLIO 3
fronte: pg 8 e pg 17
retro: pg 18 e pg 7

FOGLIO 4
fronte: pg 6 e pg 19
retro: pg 20 e pg 5

FOGLIO 5
fronte: pg 4 e pg 21
retro: pg 22 e pg 3

FOGLIO 6
fronte: pg 24 e pg 1
retro: // (resta bianco, perchè il FOGLIO 6 è quello della copertina).

In pratica, per ogni foglio c'è un fronte e un retro. I numeri finali sono quelli delle pagine (ad esempio, nel FOGLIO 5, sul fronte, ci saranno le pagine 4 e 21).


Per ogni tipo di problema a riguardo, non esitate a rompermi le scatole...
Anche per gli insulti e gli sputi, ovviamente.

Saturday, 17 October 2009

IL VU∅T∅ /// Lucca 2009!

Eddai, Eta, è abbastanza ufficiale per parlarne... Ok, ok...

Signore e signori, nonostante le mille avversità (in primis la distrazione patologica), anche quest'anno sarò a Lucca con qualcosina di fatto:

Fazzolettini usati e pagine strappate dai diari - ...alla ricerca del Vuoto.
Un fumetto di dieci tavole, alcune illustrazioni, alcune fotografie e alcune canzoni senza musica.
Un percorso inutile per espiare una stagione di domande ossessivo-compulsive sulla vita e quelle cosacce lì.



Devo ringraziare di cuore la Fumectory (date un'occhio al myspace e al forum di questo gruppo di autori autoprodotti che esordisce proprio quest'anno con Lucca) e in particolare Marco Tanca, perchè, un po' all'ultimo momento, sono stata ospitata nel gruppo, giusto in tempo per unirmi allo stand, che sarà nella Self Area!
Purtroppo credo che potrò esserci solo sabato e domenica, ma benone così. Non vedo l'ora!

YEAH!