Le costole, il collo, la nuca, i buchi sopra i gluetei, le vertebre intravedibili, la schiena, le rientranze nell'interno coscia, le mani, gli zigomi, i risucchi sotto gli zigomi, i colori delle borse degli occhi, le palpebre, la linea che va dall'ascella al seno, la linea che divide verticalmente l'addome, le curve dei nasi, i capelli, le vene, le nocche, i tendini, le labbra, la pelle, la pelle liscia, la pelle d'oca, la pelle rosea, la pelle olivastra, la pelle luminosa, la mia pelle defunta, la pelle di ceramica, il dietro delle ginocchia, il gozzo, le clavicole, i fossi attorno alle clavicole, il collo, il collo, il collo, il sedere-che-sta-in-una-mano*, i capelli rasati, i boccoli, le scritture nelle iridi, l'oblio cupo nelle iridi, i denti, il seno, i polsi, le caviglie, le unghie, le spalle, l'inguine, il collo, le costole, le costole, le costole, le costole che si aprono e dentro voglio morirci, fatemi entrare in quella gabbia, diosanto!, e ancora il collo e le clavicole, poi lo sterno che fa capolino come un sigillo sottopelle... Morirò!
...Io lo vedo come sono comune: sono stata programmata appositamente perchè il corpo umano mi attraesse - imposizioni dall'alto: la riproduzione, il ciclo vitale e cose così. Mi rendo conto che non c'è un briciolo di mio in tutto ciò, sono solo una brava schiava che risponde ai comandi. Ma dato che questa vita, soprattutto a queste condizioni, non è stata scelta e spesso ci mette profondamente in crisi riguardo la sua intrinseca dinamica, be', lasciatemi dire che poter almeno godere senza indugio della nostra conformazione, be'... lasciatemi dire che questo regalo me lo prendo tutto. Se sono qui, che io possa mordere spietatamente! Prendete e sfamatevene.
Anche se...
Anche se a me questa bellezza risulta quasi insostenibile (siamo fatti male perfino nel piacere, ce ne fosse una, una soltanto, che funzioni del nostro fottuto meccanismo!).
Se non avessi occhi umani, non riconoscerei il corpo umano come bello. Ma umana lo sono. E a me questa bellezza mi corrode proprio, non mi basta mai. Vorrei mangiare tutto. Sto male di bellezza. Voglio mangiarla tutta. Sto male. Male come Jean Baptiste Grenouille.
Vorrei raccontarlo sempre, ma forse sono contenta di come già lo raccontai tanti anni fa, con questa tavola qui:
(Uscì su TOCzine. Ma solo alcuni sanno cos'è: fu tanto tempo fa.
...La mia prima fanzine! :) )
...La mia prima fanzine! :) )
E poi, in fondo, ogni volta che disegno un corpo parlo di questo. Non ce la faccio, è più forte di me. Ma non credo che sia difficile capirmi. C'è appena tutta la storia umana ad aver subito circa le stesse pene...
Cosa sto dicendo di nuovo stasera, dunque?
Nulla.
Ma, scusatemi: sono comune anche in questo: necessito condivisione.
Ma non credo sia difficile capirmi anche su questo fronte. Anche su questo fronte tutta la storia umana gira attorno allo stesso cadevere quanto me...
(Domani cambierò idea su tutto. Cercherò di nuovo di affrancarmi dalla bellezza, cercherò di nuovo un senso nella solitudine. E poi cambierò idea ancora. Mi dicono che va bene così, che sono giovane e non devo avere fretta. Il punto è che se capissi tutto ora potrei vivere nel modo giusto subito. Se capirò cos'avrei dovuto fare di me solo a sessant'anni sarà una mezza fregatura, no? Il percorso, dicono, dite, diciamo. 'Sto cazzo di percorso, che regna su tutto. Sì. Lo dico anche io - da una vita. Ma ho fretta, lo ammetto. Anzi, ne vado fiera. Mi sento il fiato sul collo, vedo il tempo che diminuisce e vedo ciò che voglio fare che aumenta ed aumentano anche i miei dubbi. Voglio che la mia vita sia la migliore tra quelle che posso vivere. Semplicemente perché è una sola (pare). O semplicemente perchè se ne vivessi altre identiche, come secondo il mito nietszchiano dell'eterno ritorno, dovrei esserne contenta, non impaurita. Forse c'ha azzeccato Milan Kundera: la felicità è desiderio di ripetizione. Forse. Domani cambierò idea su tutto...)
* Questa è di Michelle Soledad Gorr, la mia adorata fatina (che come me impazzisce per la sacra magrezza). Michelle ha la pelle di ceramica ed è bella in modo miracolosamente devastante. La sua bellezza è tale che mi attira in un pericolosissimo binomio greco che io, teoricamente, dovrei ripudiare; dicesi kalokagathia.



