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Saturday, 19 February 2011

Peeping Lara pt. 2 /// Eleta

E alla fine Lara si è laureata, l'altro ieri!
Era bellissima e io ero orgogliosa di essere lì con lei. Mi sono anche intascata una foglia della sua coroncina, che mi porti bene (tra un anno tocca a me, se tutto va come deve). Il suo blog Peeping Tom, però, continua.
Nel frattempo, David C. Fragale ha aggiunto l'ultimo personaggio alla piccola serie che aveva scritto per lei, partendo dal tema che era quello della sua tesi (il voyeurismo). Carico sul mio blog anche questo ultimo pezzo. Anche perché... ho idea di avervi a che fare...
Grazie, David.



Eleta:

Viveva nel cuore degli altri, e li spiava tutti, uno per uno, cercando in essi la risposta al proprio sè. Le piaceva infilare i suoi pesci nei loro ventricoli, nell'aorta, spingendosi nell'infarto imminente, cercando il senso di quella meraviglia, chiedendosi come condensarla, come riprodurla, processandola e ricreandola. Li osservava attraverso il vetro dei propri occhi, pesce esotico che spia i suoi padroni, si chiedeva quando sarebbe arrivato il mangime. E quando venivano a lei, scattava la trappola, apriva lo sterno come il dio Tezcatlipoca e li rinchiudeva, come la mano ritratta troppo tardi.
Il suo voyeurismo? Nessuno, tranne quello di volere spiare i luoghi dove non sono ammesse finestre, o serrature, o fessure, o...

Wednesday, 16 February 2011

Peeping Lara

Domani grande giorno: Lara Piccirillo, una mia carissima amica, si laurea.
L'argomento della sua tesi è particolarissimo e si apre a un'infinità di suggestioni: il voyeurismo.
Ha aperto un blog pieno di spunti bellissimi sul tema: Peeping Tom.

Qualche tempo fa mi ha chiesto se mi andava di buttare giù qualcosa lasciandomi ispirare dalle idee della sua tesi. Ho rimandato fino a ieri sera, ma finalmente ce l'ho (anche se il mio impietoso scanner non è molto fedele...):



Non mi mettevo seriamente su una tavola da decisamente troppo tempo. Una delle ultime volte fu per la locandina del Cremonapalloza Rock Fest. I disegni che la componevano, per altro, li ho regalati al Teatro Degli Orrori e poi me li sono rivisti in giro per il mondo (un po' come il nano di Amélie :D ) dentro al video che documenta il loro tour 2010 (circa da 4:35). Figata! :)


Tornando al voyeurismo e alla tesi di Lara, la mia illustrazione non è l'unico omaggio: trovandolo un tema narrativamente fertile, ho messo la pulce nell'orecchio al mio amico David C. Fragale e, come speravo, lui ha tirato fuori altra roba calda. Tra le tante cose che fa, infatti, David scrive - e scrive benissimo. Solitamente non regala al web i suoi testi, quindi sappiate che questi cinque personaggi che ha descritto valgono come pietre rare.
Chiudo il post con questo suo/mio regalo.

***

Marco:

Gli piaceva guardare nelle gole, quando la gente sbadigliava. Per lui quelle gole erano finestre, dentro ci potevi vedere accadere le cose più importanti della vita, talvolta un filamento di saliva poteva essere il segnale di un avvenimento particolare. Se uno apriva le tende morbide e schiudeva l’abisso, lui si sporgeva per cogliere più che poteva il rosa, il rosso, il buio più in fondo, dietro l’ugola e verso le tonsille – i denti no, non gli interessavano, erano mattoni inutili, come i muri che impedivano di guardare dentro le case. Una volta una ragazza aveva aperto la bocca in modo abnorme, sembrava che stesse male – erano sul tram – e lui aveva quasi scavalcato il sedile per godere del panorama; gli era parso di poter scorgere una tettoia laggiù in fondo, come quelle di travi e pannelli in fibra di vetro di certe stazioni dei treni; più giù, un movimento umido, nero, di drago affusolato, e più in basso ancora una polpa bianca, un essere protoplasmico fatto di sperma ingoiato qualche giorno prima, che ancora si teneva, si teneva al mondo…
Quando lei chiuse le fauci dai molti segreti, lui aveva già ottenuto ciò che cercava, e da qualche parte in basso si strofinava nei pantaloni.


Ribes:

Amava le farfalle nere, le farfalle nere di qualsiasi specie. Amava raccoglierne in grande quantità e lasciarle libere per la casa, libere di svolazzare fra i mobili, sulle piante, di posarsi sul suo cibo, ma fuori dalla finestra no, le finestre erano chiuse, dovevano stare chiuse. Lei ci aveva messo i giornali, sulle finestre, perché sapeva che dall’altra parte della strada, dal palazzo di fronte, c’erano dei vecchi sporcaccioni che la guardavano. Alle volte temeva che quelli potessero mandargli ragni rossi-spia che l’avrebbero osservata mentre sedeva sulla tazza del bagno, o che potessero ammazzargli le farfalle. Però non era mai successo.
Quando le farfalle morivano, lei ci metteva sopra del nastro adesivo molto potente. Andava giù in strada e le lanciava per aria, come fiori da un mazzo. Il più delle volte ricadevano tristemente sul marciapiede, dove subito venivano fatte a brandelli dalle scarpe dei passanti, ma in qualche caso una delle care estinte si appiccicava sulla schiena di qualche ignaro pedone. Allora lei lo seguiva ovunque lui/lei andasse (ma meglio se era un lui), lo seguiva finché non arrivava a casa, o arrivava la sera. Allora, spesso, lei faceva dietro-front e tornava alle sue faccende domestiche. Solo qualche volta seguiva lo sconosciuto e la sua farfalla oltre il portone, oltre la soglia di casa sua, oltre i suoi segreti, e uccideva tutti i ragni rossi-spia che trovava.


Clenda:

Clenda spia dai buchi dei cessi pubblici. Fa dei grandi cerchi neri, sempre più fitti, intorno alla fessura da cui spia gli altri, poi in cima all’enorme macchia nera scrive: “Lasciate ogni speranza voi che entrate”; in certi casi, presa da uno sconvolgimento interiore, riversa tutt’intorno al cerchio di cerchi neri una serie di volgarità gratuite e fantasiose. Accade quando nessuno usa il cesso col buco, uno dei due lati vale l’altro, tanto lei ha vergato entrambe le pareti, così che entrambi i cessi sono suoi.
Ma qualcuno c’è sempre. E lei li guarda, ma non guarda laggiù, dove c’è tutta l’azione, no, lei guarda loro, le loro facce, i loro movimenti, se parlano da soli, se si sforzano, ma il più delle volte preferisce lo sguardo smarrito che alcuni hanno, e la fantasia vola.
Clenda non si eccita a fare questo, non si eccita mai. Il sesso le fa paura, da piccola le hanno detto che dallo scarico dei cessi, dalle turche, ti guardano i bambini morti.


Ludovico Centofanti:

“Sono malato. Molto malato. Non riesco a smettere di guardare questa ragazza, voglio i suoi seni, il suo culo, voglio posare il viso sulla pancia di lei, e voglio venirle dentro tutte le volte che mi va. Voglio ingravidarla all’infinito, voglio sposarla, voglio abbracciarla sempre, passeggiare con lei. Voglio il suo sorriso in eterno, solo per me, e voglio che lei mi tenga la mano, e che me la infili nei pantaloni ogni volta che voglio/lei vuole, e voglio che urli e che mi faccia urlare.
Voglio che mi noti. Voglio smettere di guardarla da lontano, con il binocolo dalla finestra di camera mia, che mi fa ansimare, mi fa morire, mentre la guardo svestirsi, e togliersi il trucco, pronta per il sonno, o vestirsi e farsi bella, pronta per la vita. Lei so che mi vorrebbe, ma sono io che non ho il coraggio di andare da lei, e mi accontento di avere orgasmi pleiadiani, che tanto non contano, che posso sognarla e lei neanche sa che esisto, che per lei farei di tutto.
La voglio. La ucciderei, per quanto la voglio.
Sono malato, sì, ma non come pensate voi.
Sono un voyeur? Forse. Ma non è quello il mio problema.
Ho detto che voglio tenerla per mano. Bene, non ho mani.
Abbracciarla? Non posso. Mi mancano pure le braccia.
Passeggiare me lo posso scordare, le mie gambe sono cadute anni fa, come il mio pisello, ucciso dalla necrosi e finito sul pavimento, come un triste monito. I miei orgasmi sono puramente intellettuali, credetemi.
Anche volendo non potrei mai realizzare il desiderio più innocente, che mi carezzasse il volto. Si è sfaldato anni fa. Fascitis necrotizzante, diosolosa come faccio a essere ancora vivo.
Ho solo il mio binocolo sul suo piedistallo, puntato sempre lì, su di lei, e il mio sgabello soffice che ormai è tutto il mio mondo. Vorrei che questo corpo marcisse del tutto, si sgretolasse, così potrei volare da lei, invece di stare qui, a fare quello che nessuno sa più fare: sognare.”


Talpa

Era cieca e senza legami. Nessuno la voleva, e lei non voleva nessuno. Si concedeva ogni tanto di andare in certi locali, dove le ragazze andavano con le ragazze, e le piaceva sentire i gemiti, certi sussulti, e odori che si spandevano nell’aria, e allora si sentiva bene. Senza emozioni, ma bene. Si sentiva maliarda, scaltra, una donna terribile e seducente. Ogni tanto le facevano annusare le dita, ogni tanto quelle dita si insinuavano dietro le spesse lenti nere che portava sul naso; gli infilavano le dita nelle orbite vuote, frastagliate come strane caverne molli, rovistavano, che una volta una di quelle, toccandole, venne e sparse liquido ovunque, anche sulle sue rughe, poi pretese di farlo ancora e ancora. Lei lo concesse con un tenero sorriso, ma per poco, dopo un po’ sentiva il dolore. E poi, la cosa più strana: si sentiva bagnata. Non laggiù, fra le cosce, ma proprio lì, negli occhi, e non era un contrazione quel pulsare interno, quel brivido di piacere?
La chiamavano Talpa, fuori da lì, fuori dal locale, nel mondo crudele e ipocrita. Ma là dentro, nel suo inferno proibito, era meglio conosciuta come Due Passere. E tutte la amavano.



Tonight goodnight a tutti i guardoni...

Friday, 11 February 2011

I superpoteri di Caterina

Ho preso una foto della mia Ribboncella e me la sono pasticciata affettuosamente.
È stato il primo capriccio che ho voluto fare a tavoletta grafica appena installata - giusto una cosina per muovere la manina con questo cosetto nuovo. ;)


La donnina che usava prima la mia "pen tablet" si chiama Greta Castellani e vorrei ringraziarla anche qui, perché è una donnina molto gentile e molto talentuosa. :)

Post aggregativo di tre cose belle bellissime in ordine sparso

Uàn
Domani, sabato 12 febbraio 2011 d.C., si inaugura Il bosco di Kodama alla specie di spazio di Federico Fronterrè e David Chance Fragale. More suggestions sul bloggolo tutto bello nuovo di cui già vi ho parlato.

Naturalmente, ci sarò.


Ciù
Il nuovo numero di Frigidaire è a razzolare per le edicole, stategli addosso.


Trì
Del nostro amato videoclip Una pianta carnivora mi ha detto che non mi ami più, questo è il banner/posterino che abbiamo confezionato. Sarò coinvolta in modo troppo personale, ma me lo sono messo sul desktop perché non riesco a staccarne gli occhi di dosso. Carlotta è bella da morire, e lo sappiamo, la nostra pianta carnivora uscita dalle mani di Eugenio è ormai la mia rockstar preferita e adoro adoro adoro quello slavato estremo in cui abbiamo immerso tutto (con un bellissimo metodo originale, che però non racconterò qui, o non ora...).

Me le canto e me le suono tutta da sola, dite?
Mah, anche, forse, sì.
Ma più che altro venero i miei amici. Lavorare con loro, per me, è un onore e una gioia.
Mi ritengo fortunata, tanto tanto.
D'altronde, l'idea madre è di David. Ma la canzone, bellissima, ispiratrice, è di Stefano aka LinFante with Sydrojé. Carlotta è bella e brava, a me al massimo il merito di aver pensato a lei (ma come potevo non farlo?!). La pianta è di Eugenio e a muoverla, sotto, è David.  In tutto ciò, dalla pre alla post, anche Federico.
Insomma, ho degli amici meravigliosi.

Thursday, 10 February 2011

Ho aggiunto a destra un sondaggio che terrò aperto ancora solo tre giorni.
Aiutatemi a capire se sto esagerando con la mole di immagini e video sul mio blog.
Io lo carico sempre al volo, ma d'altronde ci vengo spessissimo e, soprattutto, godo di una connessione solitamente bella rapida. Non mi rendo più conto di qual è attualmente la velocità media degli altri utenti...

Merci à tout le monde!

Net-Eta!

***

EDIT

Scusate, ma devo ergere a parte integrante del post il commento troppo carino e pothenteh che mi ha lasciato la mia sweetest Ribbon (troppo toscana, DE!):


a me va come le palle di foho
ma anche se andasse lento
non ti chiederei MAI di togliere qualcosa
MAAAAAAAAAAAIIIII


Le palle di foho?!!!!
Ma che ragazza graziosa! ♥



Comunque ormai il sondaggio sembra parlare chiaro: il mio blog, in quanto a caricamento, va bene così. Che bello! :D

***

EDIT II

Sondaggio chiuso: su quattordici voti, sette dicono che il mio blog si carica velocemente e sette dicono che va nella media: lo tengo così, yeah.
Grazie a tutti quelli che hanno contribuito.

La tradizione è tradizione! /// Jente Seria troppo seria!

Danno irreparabile!!!

...Come sanno i miei aficionados, Jente Seria è praticamente diventato il rito da sessione d'esami.
Jente Seria siamo io e quell'altro scemo di John (Gianvito) quando ci diamo con commovente dedizione alla Causa della Demenza: facciamo i pavoni ubriachi, ci fotografiamo e ci arrangiamo tutti a popstarre e ci facciamo il nostro simpatico "air album" (se non sapete cosa significa, arrivateci in analogia da "air band"...).

- Johnny, me l'hai promesso, dai.
- Eta, cosa?
- Me l'hai promesso! Dai! Il rito!
- Ah sì, giusto! Ma certo!!!


Le tradizioni vanno rispettate, no?!

Dopo aver fatto un album goth che è diventato una pietra miliare del genere, dopo essere passati al più spinto hip hop e soprattutto dopo il primo insuperabile disco omonimo che travalicava ogni etichetta, l'altra sera siamo approdati al dream pop - trip hop.

- Eta, che cacchio è il dream pop?!
- È una cosa tutta sdolcinosa impolverata sbrillucicosa tipo Cocteau Twins...
- Ahooochèi. [Da pronunciarsi mo'di Forrest Gump]


Ma, al contrario delle altre volte, danno: questa foto non è trash!!! Siamo dei venduti! Abbiamo perso tutto quello che avevamo all'inizio! Tradiremo ogni nostro fan!!!
...Un po' per caso abbiamo usato una canonsuperfiga al posto della fedelissima web cam e ci siamo messi a fare gli snobbini su fotosciop... E il risultato è una foto in cui sembriamo seri davvero e che però ci fa star male dal ridere, perché pare veramente ci sia un drammone à la Lady Hawke tra me e quello stupido spilungone di Johnny! E noi che volevamo fare i cretini... Va be'.

'Ste cose ho la mancanza di dignità di pubblicarle solo perché una fan incallita ce l'abbiamo davvero ed è quella splendida nanerottola scatenata di Ribbon... :D

Wednesday, 9 February 2011

Una specie di spazio


Mes amis, da oggi non scrivo più solo qui.
In diversi post già avevo parlato della specie di spazio* di Federico Fronterré e David C. Fragale; be', non potevo non lasciarmi risucchiare, vi pare?
Nel mio primo post racconto un pomeriggio di qualche sabato fa, un giorno che la mia amata Axl ci ha meravigliosamente preso a cavie per i suoi fluttuanti esperimenti. (Si sa, noi siamo le migliori vittime consenzienti del continente, se si parla di roba fluttuante...)


* Questo nome dalle mie parti non è nuovo: viene tutto da quella volta in cui la mia testa venne ingurgitata da Perec. Vorrei approfittarne qui per ringraziare di nuovo chi lo fece conoscere a me: Valeria. Per ora solo con il nome. Ma credo che la nominerò ancora. :)

Sunday, 6 February 2011

"Una pianta carnivora mi ha detto che non mi ami più"

È inutile, quel pezzo ci ha stregati tutti.
Maledetto Stefano Scrima, sia che sia sotto le vesti cantautoriali di LinFante che sotto quelle di frontman dei suoi Sydrojé!
Quel pezzo ci ha incanti.
L'abbiamo ascoltato ossessivamente.
Una volta passai una notte intera a riascoltarlo, in loop. Mi aveva prosciugato la testa.
Su David, invece, ebbe subito un effetto creativo molto più interessante. Anche perché c'era quel titolo, a coronare un brano così pregno... Le piante carnivore erano già materiale suggestivo per David. E David sapeva che lo erano anche per Eugenio... (A qualcuno torna in mente tal Audrey 2? Se sì, converrete con noi che un omaggio è doveroso, no?) Dal canto mio, essendo l'Officina Sydrojé, la mia presenza era assicurata. Ed era assicurata anche quella di Fede, che per Stefano aveva già realizzato Unghie e Fossette, in questo caso per il progetto parallelo de Il Re dei Boschi.

...Insomma, finalmente abbiamo l'onore di presentarvi il nostro video!
È una cosa piccola, ma sono davvero felice del risultato.
È una cosa piccola, ma l'adoro.



Un videoclip interpretato da
Carlotta Racchetti

Da un'idea di
David C. Fragale

Regia di
Eleonora Eta Liparoti ed Eugenio Villani

Fotografia di Federico Fronterrè

Montaggio e posto-produzione a cura di
Federico Fronterrè, Eleonora Eta Liparoti e David C. Fragale

Pupazzo ideato e costruito da
Eugenio Villani


Una pianta carnivora mi ha detto
che non mi ami più

LinFante
Sydrojé


Grazie per l'aiuto a Marina Brunetti e Chiara Brambati


La gestazione si è diluita decisamente troppo, ma poco male, questo momento è quanto mai gravido: iniziate pure a vociferare riguardo il primo vero album de LinFante (dopo il demo ispanico Hecho a mano arriverà qualcosa di più lungo e ufficiale), iniziate pure a fare tam tam, se vi garba, e, sempre se vi garba, diffondete il video dove vi pare. Sta per uscire qualcosa di nuovo dal pentolone, qui si muove tanta tanta roba. A dirla tutta, tutti i nomi legati a questo lavoro stanno ribollendo novità! :)


Tra un'inquadratura e l'altra, Federico e la sua instancabile fotocamera ne hanno approfittato per rubare ripetutamente l'anima alla nostra meravigliosa Carlotta: il risultato lo trovate sbirciando sul suo myspace.

Proprio a Carlotta mando, di nuovo, un grazie enorme per la sua disponibilità: questa fanciulla è perennemente di corsa tra un set e l'altro, ma nonostante ciò ha partecipato col suo solito entusiasmo travolgente! Perché è davvero travolgente, credetemi! (Certo, quella silhouette ispira leggiadria e beltade, ma, credetemi, avevo un ottimo motivo quando, tredicimila anni fa, la soprannominai Donna Danno! (...Carli, I love you!))

Saturday, 5 February 2011

HASH n°1 è arrivato!



Questo è il blog ufficiale.

La mamma del progetto, nonché colei che se ne prende cura a tutto tondo, è Greta Xella; insieme a lei c'è Nastassia Oswald. Io ho cercato di dare la mia consueta overdose di entusiasmo arruolando artisti e suggerendo un po' di domande per le interviste - e devo dire che sono ben contenta di come ho impiegato le mie energie, perché poter dar visibilità e aprire un po' la testa di certi talenti che ammiro molto è un vero piacere; queste mirabili creature che popolano il primo numero sono Elisa Cristantielli, Alice Seghetti aka Totemica, Marina Brunetti e infine Magdalena Wolan, bravissima illustratrice polacca, che sul suo blog ha caricato anche la versione inglese dell'intervista. I passaggi di traduzione, a proposito, sono merito di Michelle Soledad Gorr, che ringrazio anche qui. :)

Anche io appaio in Hash.


Non ho mai fatto delle strips, tant'è che anche questa idea è venuta da Greta, non da me. Inizialmente ero perplessa... Ma quando poi arriva l'idea che ti diverte, be'... Sono felice di impiegare la mia vita nella creatività. :)


(Le dedico a Renato Florindi e a David Chance Fragale, che mi hanno regalato questo sense of humor che aumenta sensibilmente le possibilità di realizzare uno dei miei sogni: in punto di morte, io devo ridere!
Le dedico un po' anche a Federica Orlati, perché Fede assomiglia un po' a Bibi...)

Tuesday, 1 February 2011

Le basi dell'Aria esplosa


Io venero come l'azzurro e il bianco della doccia bagnino la sua pelle rosea.